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Il genere contaminato: il Noir secondo Joel e Ethan Coen

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Bolli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Cristiana De Falco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 225

Il presente lavoro ha come obiettivo quello di analizzare alcuni film della ricca filmografia di due tra i più importanti autori della scena cinematografica americana contemporanea, Joel ed Ethan Coen.
Il taglio di lettura dato a quattro film ("Blood Simple", "Fargo", "Il grande Lebowski", "L'uomo che non c'era") scelti all'interno della loro ricca filmografia privilegia le modalità con le quali i due registi-autori hanno cercato di rileggere un genere classico del cinema mondiale come il Noir e di riscriverlo, ricostruendone le strutture portanti di genere fino a giungere a realizzare quella che è una delle peculiarità del cinema contemporaneo, cioè la contaminazione e l'ibridazione di generi e stili che si trovano così a convivere all'interno di un'unico testo filmico.
Precede questa analisi un breve riepilogo del concetto di genere, così come si è sviluppato a partire dalla ricerca della critica letteraria, per poi essere ripreso all'interno degli studi delle teorie cinematografiche; segue un breve excursus storico che analizza il percorso industriale, commerciale e distributivo di Hollywood, dalla sua nascita fino al periodo moderno; il successivo capitolo è dedicato all'analisi delle caratteristiche peculiari che definiscono il genere Noir.

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INTRODUZIONE Si è soliti pensare il genere, e per quello che ci riguarda il genere cinematografico, come una struttura rigida, vincolata allo sviluppo di precise strutture narrative e al rispetto di alcuni temi e caratteristiche ricorrenti che siano durevoli nel tempo. Uno scheletro ben strutturato al quale attenersi, al fine di costruire un’opera che corrisponda ad una tipologia di racconto riconosciuta e riconoscibile, in particolare dai vari attori che partecipano alla costruzione del materiale cinematografico ed alla sua fruizione: case di produzione, registi, critici e spettatori. Hollywood è stata da sempre considerata la casa madre cinematografica per eccellenza, in grado di assecondare i gusti del pubblico e di orientarlo nella scelta di prodotti cinematografici definiti attraverso etichette ben riconoscibili; ovvio, quindi, attribuire ad essa, fucina inesauribile, la maternità della maggior parte dei generi cinematografici tuttora esistenti. Fin dagli albori del cinema, inteso anche come realtà commerciale ed industrializzata, gli studios statunitensi hanno nutrito la ragionevole convinzione che esista un determinato pubblico per ognuno dei generi cinematografici maggiormente popolari. Le case produttrici perseverano ancora oggi nell’investire in prodotti altamente assimilabili a quelli che in passato hanno già riscosso successo, riducendo così al massimo i loro rischi d’impresa, ma spesso penalizzando l’evoluzione stessa del cinema come arte. Il grado di seduzione che un genere cinematografico esercita nei confronti di Hollywood s’è da sempre rivelato direttamente proporzionale al suo fondato potere di richiamo nei confronti dello spettatore. Inconsciamente, al pubblico piace intuire ciò che si sta accingendo a vedere una volta varcata la soglia della sala cinematografica. Notiamo quindi come la definizione di genere cinematografico sia portata ad arricchirsi, comprendendo in esso non solo le caratteristiche del film, ma pure le motivazioni e le aspettative dello spettatore. Gli storici del cinema ed i critici non concordano sul numero dei generi esistenti, né sulla loro identità o sul confine tra uno e l’altro. In particolare ciò appare evidente nella nostra epoca, definita come postmoderna, dove risulta difficile delineare i limiti e i 7

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