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Il sistema agro-alimentare del Tavoliere di Puglia

Abstract
L’economia agricola della Capitanata è stata interessata dalla metà del ‘900 da una serie di trasformazioni. Lo sviluppo tecnologico nel campo della chimica, della meccanica e della genetica agronomica, unitamente ai mutamenti nelle preferenze e negli stili di vita dei consumatori, hanno portato ad un profondo rinnovamento dell’impresa agricola, con l’espulsione di una serie di funzioni connesse con l’approvvigionamento dei fattori produttivi e con la conservazione e la trasformazione dei prodotti agricoli in alimenti, Inoltre, l’aumento delle dimensioni e la maggiore specializzazione delle imprese agricole hanno ulteriormente ridotto il fenomeno dell’autoconsumo, dando un rilievo crescente alle forze del mercato.
Questa evoluzione ha portato alla scomparsa del sistema agricolo di tipo tradizionale, caratterizzato da una dimensione prevalentemente locale del mercato, da una forte quota di autoconsumo e da una scarsa dipendenza dall’industria di trasformazione, e ha determinato la formazione di un più complesso sistema agro-alimentare. In questo sistema l’impresa agricola svolge la funzione propria di una qualsiasi impresa manifatturiera, ossia la trasformazione di materie prime in prodotti finiti o semifiniti.
L’obiettivo della presente ricerca è quello di studiare le caratteristiche dell’organizzazione e della struttura del sistema agro-alimentare del Tavoliere, con riferimento alla trasformazione del paesaggio agrario locale e ai singoli comparti che costituiscono tale sistema.
Nell’individuare i singoli comparti dell’agro-alimentare, si è provveduto ad aggregare le distinte attività economiche in funzione del prodotto agricolo di provenienza, per sottolineare la centralità del ruolo della fase agricola nel modellare il sistema agro-alimentare.
Sono state analizzate, pertanto, cinque filiere, ciascuna delle quali di fondamentale interesse per l’economia agro-industriale foggiana: la filiera cerealicolo-molitorio-pastaria, l’olivicolo-olearia, l’ortofrutticolo-conserviera, la vitivinicola e la lattiero-casearia.
L’analisi si è basata sulla individuazione degli agenti che operano in ogni filiera, dei flussi di scambio di ognuna di esse e dei fattori di competitività delle imprese e dei comparti.
Il Tavoliere è la pianura più estesa dell’Italia peninsulare: quasi 3.000 kmq di superficie. I suoi confini sono costituiti dal Subappennino Dauno ad ovest, dal Gargano e dal Mar Adriatico ad est, dal fiume Fortore a nord e dal fiume Ofanto a sud. Dall’età classica, il Tavoliere è stato la meta della transumanza abruzzese. La pastorizia transumante fu regolamentata a fini fiscali durante il regno aragonese con l’istituzione nel 1447 della “Dogana della mena delle pecore in Puglia”. Questa attività prevalse fino al periodo napoleonico, quando le terre del Tavoliere furono concesse in enfiteusi perpetua con l’obbligo per l’enfiteuta di migliorarne la coltura. Con l’unificazione del Regno d’Italia, il governo italiano favorì l’affrancazione dei canoni sulle terre del Tavoliere, per cui gli enfiteuti divennero proprietari. La valorizzazione agraria del Tavoliere si è verificata negli ultimi decenni, con le opere di bonifica, la riforma fondiaria e lo sviluppo dell’irrigazione.
Attualmente la provincia di Foggia costituisce una tra le più significative aree del Paese a vocazione agricola. Secondo i dati del Censimento generale dell’agricoltura del 2000, le aziende agricole sono oltre 61 mila; la superficie agricola utilizzata è di circa 501 mila ettari (contro una superficie totale di 560 mila ettari), con una dimensione media aziendale di 8,22 ettari, che è superiore tanto a quella media regionale (5,18 ha), quanto a quella nazionale (3,55 ha).

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CAPITOLO I ASPETTI GENERALI 1. Il toponimo Il Tavoliere trae il suo nome dalle Tabulae censuariae, che registravano i beni posseduti dal fisco. L’origine del nome Tavoliere di Puglia è quindi da ricercarsi nell’esistenza di un patrimonio terriero regio (è, infatti, comune la dizione di Reggio Tavoliere e Real Tavoliere), inventariato con la denominazione di Tavoliere di Puglia, e che trova il motivo della sua individualità nell’unicità dell’utilizzazione, esclusivamente pastorale. Il termine Tavoliere non conteneva all’origine un significato regionale e neppure uno specifico fondamento geografico, perché le “locazioni” si estendevano a sud del fiume Ofanto, interessando le Murge in Terra di Bari e persino la Terra d’Otranto e la Basilicata. Nella stessa pianura foggiana alcune aree rientravano nel Tavoliere e altre aree finitime di privati ne erano escluse. Inoltre, la stereotipa preponderanza della utilizzazione economica faceva sì che per Tavoliere si intendesse esclusivamente il complesso dei terreni a pascolo. Il Regio Tavoliere di Puglia è espressione che viene sempre più usata dal secolo XVII in poi, in sostituzione di “Dogana della mena delle pecore”. Una

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonietta Nardella Contatta »

Composta da 403 pagine.

 

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