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La repressione criminale secondo il legislatore teodosiano

Il libro IX del Codex Teodosianus spalanca una finestra sul mondo della repressione criminale tardoimperiale, oltremondo condizionato dalle esigenze politiche, spesso più baluardo dell'assolutismo imperiale che dei valori di giustizia ed equità. L'analisi trasversale delle oltre 200 costituzioni contenute nel libro compone lo specchio di una società malata, di cui si tentava di preservare la moralità con la severità, melius crudeltà, delle pene; di una economia in dissesto: vendere i propri figli, falsificare moneta, evadere il fisco, sono piaghe aperte per tutto il periodo abbracciato dalla compilazione, vista la frequenza degli interventi in tal senso;
di un universo femminile fortemente compresso: la donna appare indegna non solo di agire e testimoniare, ma talvolta anche di essere punita.
Di particolare interesse la progressiva penetrazione del Cristianesimo nel diritto penale già prima di Tessalonica, documentata nel Codex, e la differente applicazione di quest'ultimo nelle due partes imperii.
In un momento in cui il diritto perse le basi certe e e solide dell'epoca classica, si presentava instabile, alla mercé dell'imperatore in primo luogo, di giudici e avvocati impreparati in secondo, la raccolta teodosiana costituì un faro nelle tenebre, in particolare nel settore criminale, dove particolarmente abominevole appare l'ipotesi di processi e sentenze frutto dell'incertezza e della strumentazione del diritto.

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VI Introduzione Tra i sedici libri che compongono il Codice Teodosiano, il nono è tra quelli dotati di maggiore sistematicità ed organizzazione. Per il diritto criminale, come per quello militare 1 ed ecclesiastico 2 , la compiutezza della materia, il rilievo della stessa o ancora la maggior tecnica compilativa acquisita dai compilatori consentì un inquadramento più organico. 3 Se nel 435 Teodosio II, rinunciato all’ambizioso progetto del “codex magisterium vitae,”diede a tutta l’opera uno scopo eminentemente pratico, per il nono libro si potrebbe addirittura ipotizzare la natura di codice in senso moderno. 4 Certo siamo lontani dal sistema di norme generali ed astratte, privo di lacune ed antinomie in cui sogliamo identificare un moderno codice, così come estranea alla configurazione del nono libro è ogni partizione tra il diritto sostanziale e quello processuale, irrinunciabile per ogni moderno giurista. Inspiegabili sarebbero, inoltre, in un moderno codice, norme ormai desuete quali si possono incontrare con una certa frequenza nel Teodosiano e nel libro dedicato al diritto criminale in particolare. Tuttavia svariate potrebbero essere le ipotesi giustificatrici della presenza di tali leggi. 1 V. esauriente bibliografia a riguardo in GIUFFRE’ V., Letture e ricerche sulla res militaris. (Napoli 1996). 2 V., in particolare, DE GIOVANNI L., Chiesa e Stato nel Codice Teodosiano. Saggio sul libro XVI (Napoli 1980). Più in generale, DI MAURO TODINI A., Aspetti della legislazione religiosa del IV secolo. (Roma 1980); GAUDEMET J., Politique ecclésiastique et législation religieuse après l’Edit de Théodose I de 380, in AARC. 6 (1986); DE GIOVANNI L., Ortodossia, eresia, funzione dei chierici. Aspetti della legislazione religiosa tra Teodosio I e Teodosio II, in AARC. 6 (1986). 3 GIUFFRE’, «Iura» e «Arma». Intorno al settimo libro del Codice Teodosiano (Napoli 1978) p.155. 4 A favore di una lettura del codice nel suo complesso in chiave moderna si schiera il LAURIA (Ius, visioni romane e moderne [1962] p. 261), mentre coglie nella compilazione “una profonda somiglianza con l’idea moderna di codice” PUGLIESE G.(Spunti e precedenti delle moderne codificazioni in Index 14 [1986] p. 27).

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Elena Romano Contatta »

Composta da 158 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5590 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 18 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.