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Città dei Bambini. Piani e politiche.

Informazioni tesi

  Autore: Florinda Viviana Boschetti
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Luoghi e Tempi della Città e del Territorio
Anno: 2009
Docente/Relatore: Tondelli Simona
Correlatore: ZazziMichele
Istituito da: Università degli Studi di Brescia
Dipartimento: DICATA-Dipartimento di Ingegneria Civile
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

Città dei Bambini. Piani e politiche.

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9 Introduzione “Abitabilità” e “vivibilità” sono le parole chiave che permeano il nuovo corso delle politiche urbane e delle strategie di sviluppo e crescita delle città - dalla scala locale a quella territoriale. Le suggestioni che questi termini evocano si intrecciano oggigiorno in una idea di “qualità della vita” o, più in particolare, di “qualità dell’ambiente urba- no” che è risvolto dell’attuale dibattito sulle politiche, i piani urbanistici e i progetti architettonici. “Vivere bene in città” diviene qui sinonimo di una condizione dell’ambiente co- struito in cui il dispiegarsi delle nostre azioni quotidiane (abitare, lavorare e studiare, giocare, muoversi e respirare ecc.) sia più armonioso e venga annullata quella sensa- zione di fatica che tutti noi, prima o poi, abbiamo sperimentato. Il disagio diffuso che percepiamo produce una richiesta condivisa della necessità e urgenza del cambiamen- to che si traduce in azioni di riqualificazione degli spazi pubblici e trasformazione del- le periferie, restituzione ai cittadini del diritto fondamentale di potersi muovere privi- legiando le forme più semplici e sostenibili della pedonalità e della ciclabilità. Cresce nelle comunità l’attenzione nei confronti della qualità delle città in cui vi- viamo, della qualità dell’aria che respiriamo, degli spazi in cui abitiamo. Ma l’attenzione si spinge anche alle diverse componenti sociali e allo spazio che queste occupano nella sfera sociale e fisica della città. Paba parla di insurgent city o “città delle differenze”, in cui emergono i bisogni e le esigenze di nuovi e vecchi immigrati, la “città delle donne”, la “città dei bambini”. Queste popolazioni diminuite e difettive (Paba, 2003) divengono ora soggetti di nuovi approcci - del tipo partecipato - ai pro- blemi della pianificazione. I bambini sono un punto di osservazione “alt(r)o” sulla città, inusuale, che è stato talvolta assunto come mezzo per una rivisitazione dei modelli di organizzazione urba- na, ma che ancora resta escluso dal mondo degli adulti che progetta la città (Lorenzo, 2000): è il punto di vista del bambino. Se finora molto è stato fatto per assicurare al bambino protezione, salute e istruzione (si pensi principalmente ai paesi industrializ- zati), ancora incerti sono gli esiti dei passi intrapresi in campo ambientale e urbanisti- co in direzione di ambienti adatti ad accogliere i bambini e le loro famiglie. È un fatto recente nel tempo la crescente attenzione nei confronti del tema della re- lazione tra il bambino e l’ambiente che oggi è oggetto di studi e ricerche prodotte nell’ambito delle discipline sociali e urbanistiche, sulla mobilità e la sicurezza urbana, nei programmi internazionali di promozione di usi della strada alternativi e sostenibili. Le numerose esperienze nel dibattito hanno contribuito alla costruzione nel tempo di una letteratura sul tema e di una griglia di nuovi riferimenti per l’azione e di referenti sul territorio (esperti). La prima domanda di ricerca a cui si vuole rispondere è pertanto la seguente: in che modo è possibile includere il punto di vista del bambino nella pianificazione urbana? Ciò che si vuole qui chiarire è il contributo che una riflessione sull’infanzia, sulle sue esigenze di fruizione dello spazio e dei servizi urbani, può apportare al progetto di cit- tà. Vengono ricostruiti i momenti salienti del dibattito, alla ricerca degli spunti e delle intuizioni per la definizione di linee guida e la costruzione di azioni possibili per in- cludere il punto di vista del bambino. A partire dalla Convenzione ONU dei Diritti del Fanciullo (1989) fino all’Iniziativa Unicef Nove Passi per L’Azione (2006), passando per il Progetto delle Città Sostenibili delle Bambine e dei Bambini (1998) che ha dato vita a un fenomeno tutto italiano: un vero e proprio “movimento delle “città dei bam- bini” (Unicef, 2005). Tuttavia, più che parlare di una “città dei bambini” il punto di osservazione deve ricadere sulle condizioni che implica essere bambini “nella” città, con uno spostamen- to dell’orizzonte di attenzione ai temi di quella che ho definito come “dimensione

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accessibilità
bambini
child
child friendly
città
città amiche dei bambini
famiglia
infanzia
mobilità
mobilità ciclistica
mobilità pedonale
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pianificazione urbana
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servizi
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unicef
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