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L'euforia del nulla nella scrittura di Robert Walser

Robert Walser è uno scrittore atipico nel panorama letterario di lingua tedesca dei primi due decenni del Novecento : sia per il suo modo antiromanzesco di scrivere ( per anni venne infatti giudicato un mero creatore di bozzetti ironico - irriverenti e un attore fallito), sia per i difficili rapporti con le istituzioni culturali del suo tempo. Egli demolisce i metodi tradizionali di composizione letteraria, per il suo modo di trattare i temi e per l’uso atipico degli strumenti stilistici, promuovendo l’onda di sperimentazione narrativa già in atto e nel contesto del vasto movimento di radicale rinnovamento novecentesco. La scrittura di Robert Walser, rivolge i suoi interessi ai fatti banali della vita quotidiana: i suoi protagonisti discendono dai “perdigiorno” di Eichendorff, si esprimono con entusiasmo quasi paradossale su ogni evento del vivere quotidiano, costruendone una rappresentazione e un’immagine tanto esaltante quanto ironica.
Le sue storie non sono vere e proprie storie, semmai a prima vista possono sembrare un’enunciazione di fatti su cui riflettere o racconti apparentemente fini a se stessi che non presentano, nella maggior parte dei casi, la classica struttura narrativa: non c’è introduzione, né svolgimento, né conclusione intorno a ciò che viene narrato. Walser irride così il simbolismo e il naturalismo fin de siécle, ma dietro l’immediatezza e il chiacchiericcio dei suoi personaggi si intravede il limite delle parole nell’espressione di certi pensieri e di certi sentimenti e la difficoltà nel dire la condizione umana.
I giovani protagonisti delle opere walseriane fuggono dal mondo che in apparenza glorificano, non sono più gli eroi tanto messi in risalto dal Romanticismo, sono anti - eroi, simili al loro creatore, che cercano disperatamente nella banalità quotidiana quella trasparenza e quei punti saldi per la loro identità che la società novecentesca ha messo definitivamente in crisi. Il commesso, l’impiegato, l’assistente, il vagabondo, lo Jakob von Gunten dell’omonimo romanzo sono tutte personalità senz’ altro autobiografiche, ma soprattutto sono individui inesperti, che vivono ai margini dell’esistenza ma, al tempo stesso ne sono attratti e quindi si mascherano continuamente per sopravvivere al dolore e cercare di rientrare in dinamiche e “gruppi” a cui non appartengono.
Walser non ci racconta storie di individui particolarmente invidiabili o di persone “vincenti”: narra le storie di personaggi per così dire border limits, equilibristi che camminano sul filo e che da un momento all’altro possono cadere.
C’è molto di autobiografico in tutto ciò e in quasi tutte le sue opere il riferimento è alla vita personale: Walser si sentiva uno “zero” come Jakob von Gunten e non avrebbe mai voluto essere ricordato; sapeva che rispetto all’esistenza l’uomo è perennemente Wanderer, ma conosceva anche l’infondatezza del senso totale dell’esperienza umana. La tristezza, la malinconia, l’angoscia e la solitudine sono i sentimenti che dominano la sua prosa; nonostante alcune delle sue storie sembrino spensierate e dotate di una vena sottile di allegria ed euforia, è la tristezza la tonalità di fondo della sua scrittura :
"Tutti qui siamo dei poveri reclusi e per noi tutti non v’è alcuna via verso un altro mondo, se non quello che ci conduce nella fossa buia, nel grembo della terra, giù nella tomba."

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1. LA CRISI DELLA NARRAZIONE Robert Walser è uno scrittore atipico nel panorama letterario di lingua tedesca dei primi due decenni del Novecento : sia per il suo modo anti- romanzesco di scrivere ( per anni venne infatti giudicato un mero creatore di bozzetti ironico - irriverenti e un attore fallito), sia per i difficili rapporti con le istituzioni culturali del suo tempo. Egli demolisce i metodi tradizionali di composizione letteraria, per il suo modo di trattare i temi e per l’uso atipico degli strumenti stilistici, promuovendo l’onda di sperimentazione narrativa già in atto e nel contesto del vasto movimento di radicale rinnovamento novecentesco. La scrittura di Robert Walser, rivolge i suoi interessi ai fatti banali della vita quotidiana: i suoi protagonisti discendono dai “perdigiorno” di Eichendorff, si esprimono con entusiasmo quasi paradossale su ogni evento del vivere quotidiano, costruendone una rappresentazione e un’immagine tanto esaltante quanto ironica. Le sue storie non sono vere e proprie storie, semmai a prima vista possono sembrare un’enunciazione di fatti su cui riflettere o racconti apparentemente fini a se stessi che non presentano, nella maggior parte dei casi, la classica struttura narrativa: non c’è introduzione, né svolgimento, né conclusione intorno a ciò che viene narrato. Walser irride così il simbolismo e il naturalismo fin de siécle, ma dietro l’immediatezza e il chiacchiericcio dei suoi personaggi si intravede il limite delle parole nell’espressione di certi pensieri e di certi sentimenti e la difficoltà nel dire la condizione umana. I giovani protagonisti delle opere walseriane fuggono dal mondo che in apparenza glorificano, non sono più gli eroi tanto messi in risalto dal Romanticismo, sono anti - eroi, simili al loro creatore, che cercano 3

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Umanistiche

Autore: Giorgia Tortora Contatta »

Composta da 41 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.