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La capacità di intendere e di volere alla luce sella sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 9163/2005

Imputabilità, infermità mentale, dsm IV, disturbi di personalità, vizio di mente, infermità mentale

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4 CAPITOLO I: L’imputabilità e la capacità di intendere e di volere nel codice penale italiano La collocazione sistematica dell’imputabilità è stata, ed è tuttora, uno degli aspetti più problematici della concezione del reato e del reo, intorno al quale sono state elaborate e si sono sviluppate diverse e discordanti posizioni dottrinali: si dividono il campo due distinte ideologie. La prima posizione che riguarda l’imputabilità sostiene che essa sia un modo di essere della persona, un suo status, che deve esistere quando il soggetto pone in essere la condotta antigiuridica, perché è questo il momento in cui si realizza la violazione del precetto normativo. Su tale assunto, la pena, per poter essere applicata, presuppone la capacità di autodeterminazione del soggetto agente che potrà essere chiamato a rispondere del proprio agire soltanto quando sia effettivamente in grado di valutare il disvalore giuridico dell’azione che pone in essere e quando non sia affetto da patologie psichiche che diminuiscano la sua capacità. Il secondo orientamento considera l’imputabilità come parte integrante della colpevolezza, perciò penalmente responsabile può essere soltanto il soggetto imputabile, che abbia tenuto una condotta, con dolo o colpa, in contrasto con le norme di legge e in assenza di cause che potrebbero giustificare il comportamento illecito. L’imputabilità è dunque intesa come capacità psicologica del soggetto agente ma, in sua assenza, non permette alla persona di discernere ciò che è lecito da ciò che non lo è e quindi non potrebbe esserle mosso alcun rimprovero. 1 Nonostante le divergenze sottolineate, entrambe le teorie hanno un tratto comune, cioè che l’imputabilità costituisce il presupposto della responsabilità del soggetto e quindi dell’applicazione della pena. Tale concetto è altresì ribadito dall’articolo 27 della Costituzione italiana, il quale, laddove parla di responsabilità personale, fa riferimento ai casi in cui la persona che compie l’atto illecito poteva percepire il valore antisociale e antigiuridico della propria azione e poteva dunque autodeterminarsi. In conclusione, se dal punto di vista formale, l’imputabilità è quel momento della capacità giuridica penale che consente di attribuire ad un soggetto un illecito sanzionato con pena, dal punto di vista sostanziale, invece, essa è capacità di intendere e di volere. 1 F. Mantovani, Diritto penale, Padova, 2001, pagg. 659 e segg.

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Valentina Dinisi Contatta »

Composta da 40 pagine.

 

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