Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il lavoro sommerso e gli indici di congruità

Il lavoro sommerso rappresenta attualmente un argomento (e un problema) di notevole importanza, perché è un classico esempio di sfasamento tra norme giuridiche e realtà economico- sociale.
Quindi viene spontaneo chiedersi, se l’attuale struttura del diritto del lavoro italiano, basata su elevati livelli di garantismo e rigidità, sia o no adeguata, ovvero, per giunta, se abbia favorito anche lo sviluppo dell’ economia sommersa. Però, l’analisi comparata dimostra l’esistenza di vaste aree di lavoro sommerso anche in Paesi – come gli Stati Uniti – dotati di un diritto del lavoro estremamente flessibile.
Il lavoro sommerso comprende al suo interno modalità di svolgimento dell’attività lavorativa molto eterogenee. Il lavoro nero riguarda i lavoratori che forniscono la loro prestazione al di fuori di un qualsiasi rapporto di lavoro formalizzato, perché dipendenti da aziende completamente sommerse (sommerso d’azienda) o da aziende emerse che non rispettano gli obblighi di registrazione (sommerso di lavoro). Il lavoro grigio, invece, si riferisce a tutte le irregolarità parziali (le sottodichiarazioni) che riguardano lavoratori , dipendenti ed indipendenti, le cui attività sono dichiarate in modo distorto rispetto alla realtà.
Il fenomeno del lavoro sommerso è profondamente cambiato nel tempo: negli anni settanta era caratterizzato soprattutto dalla presenza di aziende fantasma oggi, invece, ci si riferisce in gran parte ad aziende visibili, regolarmente iscritte, che hanno lavoratori dipendenti regolari ma che parallelamente utilizzano quote di lavoro irregolare o sommerso.
Quanto ai lavoratori del sommerso, si tratta di figure assai eterogenee; vi rientrano: dipendenti totalmente irregolari (non dichiarati, con retribuzioni totalmente in nero); persone “economicamente inattive”, quali studenti, casalinghe e prepensionati; disoccupati persone che svolgono già un lavoro, e che effettuano prestazioni in nero dipendenti che accettano retribuzioni inferiori a quelle dichiarate;cittadini di paesi terzi, aventi titolo di soggiorno non abilitante al lavoro,immigrati irregolari.
Le ragioni del lavoro sommerso sono varie, il che evidenzia la complessità del fenomeno e, nel contempo, degli interventi di contrasto. La ragione principale è di natura economica il sommerso italiano è fatto prevalentemente di evasione, nelle sue tante fattispecie (di evasione contributiva innanzitutto, di evasione fiscale da parte dei commercianti e piccoli imprenditori, di fuoribusta e doppie buste paga, di utilizzo improprio delle collaborazioni a progetto e infine, di evasione fiscale da parte dei professionisti). Altre ragioni attengono alla destrutturazione della grande impresa ed alla delocalizzazione della produzione ed all’outsourcing, che utilizza il lavoro di micro imprese con margini operativi ridotti. Un ulteriore ragione è data dall’eccessivo peso degli oneri fiscali e contributivi sulle retribuzioni lorde che rende collusivo l’interesse fra imprenditore e lavoratore ad evaderli totalmente o parzialmente.
La caratterizzazione territoriale del sommerso italiano: un sommerso di necessità è il modello prevalente nelle regioni del Sud, ove l’immersione diviene un fattore necessario a garantire la sopravvivenza delle imprese sul mercato e dunque, di riflesso, il posto di lavoro delle maestranze; completamente differenti sono le cause del sommerso nel Centro Nord, ove chi lavora in nero lo fa per accrescere il già elevato livello di reddito, ovvero il ricorso al sommerso deriva dalla mancanza di manodopera disposta a svolgere lavori a basso livello di qualificazione, che ha incrementato il ricorso, da parte delle aziende, ai lavoratori immigrati: qui il sommerso è di ricchezza.
Gli effetti del sommerso hanno un impatto immediato sulle finanze pubbliche, che risentono della non dichiarazione del lavoro e delle perdite di gettito fiscale e di contributi sociali che ne derivano: la riduzione delle entrate che ne consegue comporta una riduzione nei livelli di servizio che lo Stato può offrire. Ciò crea un circolo vizioso in quanto il Governo aumenta le tasse per continuare a erogare i sevizi, creando così incentivi maggiori a lavorare nell’economia sommersa. Altro considerevole impatto si ha sulla sicurezza sociale: il lavoro sommerso ha implicazioni per l’assicurazione sanitaria e i diritti previdenziali, ed in particolare quelli pensionistici. Altri effetti si hanno sulla concorrenza tra le imprese: il lavoro sommerso riduce i costi di un’azienda e ne influenza le condizioni di competitività, determinando effetti distorsivi sulla regolare competizione tra le imprese.

Mostra/Nascondi contenuto.
4 INTRODUZIONE Il lavoro sommerso rappresenta attualmente un argomento (e un problema) di notevole importanza, perché è un classico esempio di sfasamento tra norma giuridico – statuale e realtà economico – sociale1: infatti, si svolge al di là e in contrasto con le regolazioni positive vigenti. Quando il fenomeno assume carattere strutturale si assiste alla formazione di sistemi regolativi, caratterizzati non solo da regole autonome in contrasto con quelle poste dalla legge (e dai contratti collettivi), ma anche dalla manipolazione di quest’ultime in modo tale da assicurare la funzionalità operativa degli stessi mercati sommersi2 . Davanti a queste situazioni, viene spontaneo chiedersi, se l’attuale struttura del diritto del lavoro italiano, basata su elevati livelli di garantismo e rigidità, sia o no adeguata, ovvero, per giunta, se abbia favorito anche lo sviluppo dell’ economia sommersa. Se ciò fosse vero, la diffusione del lavoro sommerso non sarebbe altro che una forma di “vendetta del mercato”, e cioè una necessitata e spontanea forma di autodifesa dello stesso mercato che per 1 MARIUCCI, Il lavoro decentrato, 26. 2 GIUGNI, Il diritto del lavoro: ieri, oggi e domani, in Scritti in onore di Mancini, Giuffrè, Milano, 1998, vol. I, 293.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Nicola D'erario Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1973 click dal 16/10/2009.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.