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Lo jus variandi come modifica unilaterale delle condizioni contrattuali nell'art. 118 TUB

Con l’espressione jus variandi si intende la facoltà riconosciuta ad un soggetto di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali anche dopo la conclusione del contratto.
L’esercizio dello jus variandi è un privilegio che le banche si sono sempre riservate con una clausole inserita nelle condizioni generali la quale trovava giustificazione nell’esigenza particolarmente avvertita nel mondo bancario di mantenere l’equilibrio delle prestazioni sul piano dell’economia generale.
Questa condotta da parte del mondo bancario che un autorevole esponente della dottrina ha definito come la manifestazione dello strapotere contrattuale delle banche, pur destando notevoli dubbi circa la sua legittimità non ha mai trovato ostacoli nella sua applicazione.
L’art. 118 del testo unico bancario pone fine alla diatriba concernente la validità di tale clausola, legittimando il potere della banca di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali, salvo però tuttavia il rispetto delle condizioni stabilite dalla legge.

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Introduzione Con l'espressione jus variandi s’intende la facoltà riconosciuta a un soggetto di modificare alcune condizioni contrattuali anche dopo la conclusione del contratto. La facoltà di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali da parte del soggetto attivo fa sì che tali modifiche abbiano effetto nei confronti degli altri contraenti senza che sia necessario un nuovo accordo tra le parti del contratto. Tale clausola ha sempre destato interesse e sospetto, sia per gli effetti che essa produce, sia per la sua innaturale caratteristica di creare perplessità agli operatori del settore circa la sua legittimità. Essa appare infatti, a tutti gli effetti contrastante con i principi generali dell’ordinamento circa l’efficacia del contratto che non può essere modificato se non nei casi espressamente previsti dalla legge o per accordo delle parti, come recita l’art.1372 c.c. E’ una questione che ha sempre affascinato la dottrina e, negli anni, con il mutare delle norme e delle teorie giurisprudenziali, ha sviluppato le più svariate soluzioni. Nella teoria classica è sempre stata evidenziata l’intangibilità del libero volere e della libertà contrattuale: elaborata sulla scorta della tradizione romanistica e dell’elaborazione giusfilosofica e giuspolitica naturalistica, è espressione del dogma della volontà. Tale teoria mal sopporta i condizionamenti cui la volontà negoziale soggiace, tra cui la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali che osta alla conservazione del regolamento negoziale quale pura e semplice espressione della volontà dei contraenti. 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Silvia Bortolami Contatta »

Composta da 161 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.