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La socializzazione organizzativa

Informazioni tesi

  Autore: Jannis Demetrio Genco
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Maria Luisa Farnese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

La questione della diffusione del lavoro precario e dell’eccessivo sfruttamento di una flessibilità contrattuale tutta a vantaggio dei datori di lavoro è da pochi anni al centro dell’attenzione della società italiana. Purtroppo, per svariate ragioni, la ricerca in psicologia non è ancora al passo con questo fenomeno che interessa una parte di popolazione sempre più consistente, sebbene la necessità di comprenderne meglio le cause, le dinamiche e gli effetti sia diventata una prerogativa essenziale al fine di realizzare strumenti e modelli efficaci nella prevenzione, nella comprensione e nell’ attenuazione degli effetti più degradanti di questo fenomeno. Sebbene concettualmente ed empiricamente validi, gli studi finora pubblicati sulla socializzazione organizzativa oggi risultano abbastanza obsoleti e estranei alle complesse caratteristiche del mercato del lavoro, spesso rivelandosi totalmente inapplicabili. In fondo gli sforzi della ricerca dovrebbero aspirare al benessere psicosociale dell’individuo e quindi dell’organizzazione, e indirettamente sensibilizzare al rispetto di uno dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione Italiana, il diritto al lavoro e di conseguenza il diritto alla famiglia e alla realizzazione di sé.
Questo lavoro si incentra sull’analisi di alcuni aspetti della socializzazione organizzativa fortemente interessati dalla diffusione del lavoro precario che mettono parzialmente in discussione i modelli finora prodotti e le metodologie utilizzate. Nella prima parte viene presentato a grandi linee l’argomento della socializzazione organizzativa, sottolineando le categorie di variabili subordinate a questo processo. Inoltre vengono brevemente esposti i punti più salienti degli studi finora pubblicati sulla ricerca di informazioni nelle organizzazioni, con particolare enfasi sui lavori di Ashford (1986) e Miller e Jablin (1991). Nel secondo capitolo si è scelto di trattare in modo più esteso alcuni celebri articoli indispensabili per la comprensione critica dei processi di socializzazione organizzativa, fornendo una prospettiva storica essenziale sebbene un po’ limitata. In particolare viene effettuata un’accurata analisi dei contributi sugli input organizzativi, individuando gli aspetti più rilevanti per l’argomento trattato in questo lavoro. Il capitolo si conclude con il resoconto di un modello incentrato sugli antecedenti degli outcomes (ovvero il prodotto ultimo, il risultato della socializzazione organizzativa), completato dalla presentazione di alcuni contributi teorici integrativi. Infine, nel terzo capitolo il fenomeno del precariato viene descritto e quantificato utilizzando dati estratti da indagini dell’ISTAT. Alcune delle variabili considerate nei precedenti capitoli vengono messe in relazione con il fenomeno del precariato, sottolineando come il contesto di riferimento sia cambiato radicalmente, o come alcuni aspetti tralasciati dalla ricerca perché dati per scontati ora sono mutati profondamente e meritano di essere riconsiderati. In altre parole, la massiccia diffusione del precariato mette in discussione alcuni assunti di base della socializzazione organizzativa rendendo necessaria una profonda riflessione sulle finalità ultime della ricerca e sull’applicabilità delle teorie ad oggi prodotte.

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2 Introduzione La questione della diffusione del lavoro precario e dell’eccessivo sfruttamento di una flessibilità contrattuale tutta a vantaggio dei datori di lavoro è da pochi anni al centro dell’attenzione della società italiana. Purtroppo, per svariate ragioni, la ricerca in psicologia non è ancora al passo con questo fenomeno che interessa una parte di popolazione sempre più consistente, sebbene la necessità di comprenderne meglio le cause, le dinamiche e gli effetti sia diventata una prerogativa essenziale al fine di realizzare strumenti e modelli efficaci nella prevenzione, nella comprensione e nell’ attenuazione degli effetti più degradanti di questo fenomeno. Sebbene concettualmente ed empiricamente validi, gli studi finora pubblicati sulla socializzazione organizzativa oggi risultano abbastanza obsoleti e estranei alle complesse caratteristiche del mercato del lavoro, spesso rivelandosi totalmente inapplicabili. In fondo gli sforzi della ricerca dovrebbero aspirare al benessere psicosociale dell’individuo e quindi dell’organizzazione, e indirettamente sensibilizzare al rispetto di uno dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione Italiana, il diritto al lavoro e di conseguenza il diritto alla famiglia e alla realizzazione di sé. Questo lavoro si incentra sull’analisi di alcuni aspetti della socializzazione organizzativa fortemente interessati dalla diffusione del lavoro precario che mettono parzialmente in discussione i modelli finora prodotti e le metodologie utilizzate. Nella prima parte viene presentato a grandi linee l’argomento della socializzazione organizzativa, sottolineando le categorie di variabili subordinate a questo processo. Inoltre vengono brevemente esposti i punti più salienti degli studi finora pubblicati sulla ricerca di informazioni nelle organizzazioni, con particolare enfasi sui lavori di Ashford (1986) e Miller e Jablin (1991). Nel secondo capitolo si è scelto di trattare in modo più esteso alcuni celebri articoli indispensabili per la comprensione critica dei processi di socializzazione organizzativa, fornendo una prospettiva storica essenziale sebbene un po’ limitata. In particolare viene effettuata un’accurata analisi dei contributi sugli input organizzativi, individuando gli aspetti più rilevanti per l’argomento trattato in questo lavoro. Il capitolo si conclude con il resoconto di un modello incentrato sugli antecedenti degli outcomes (ovvero il prodotto ultimo, il risultato della socializzazione organizzativa), completato dalla presentazione di alcuni contributi teorici integrativi. Infine, nel terzo capitolo il fenomeno del precariato viene descritto e quantificato utilizzando dati estratti da indagini dell’ISTAT. Alcune delle variabili considerate nei precedenti capitoli vengono messe in relazione con il fenomeno del precariato, sottolineando come il contesto di riferimento sia cambiato radicalmente, o come alcuni aspetti tralasciati dalla ricerca perché dati per scontati ora sono mutati profondamente e meritano di essere riconsiderati. In altre parole, la massiccia diffusione del precariato mette in discussione alcuni assunti di base della socializzazione organizzativa rendendo necessaria una profonda riflessione sulle finalità ultime della ricerca e sull’applicabilità delle teorie ad oggi prodotte.

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