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Effetti degli inibitori delle Comt sull'attivazione delle aree motorie corticali nella malattia di Parkinson complicata: studio f-MRI

Informazioni tesi

  Autore: Annalisa Marchio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e chirurgia
  Relatore: Aroldo Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Dopo la malattia di Alzheimer, quella di Parkinson è la malattia neurologica degenerativa più diffusa. L’introduzione della risonanza magnetica funzionale (fMRI) nella malattia di Parkinson ha consentito di valutare i cambiamenti dell’attività a livello della corteccia motoria, rilevando gli effetti indiretti dell’attività neuronale sul volume, sul flusso e sulla saturazione dell’ossigeno nel sangue locale.
Questa tesi osserverà la malattia di Parkinson da un’ottica di “imaging funzionale”, intendendo con ciò l’applicazione di tecnologie di imaging per la visualizzazione dell’attività cerebrale, ma comunque rivolta alla terapia. Partendo da un quadro generale della struttura anatomica e funzionale delle aree motorie corticali e sottocorticali coinvolte nella malattia di Parkinson, si analizzeranno le tecniche di neuroimaging maggiormente utilizzate nella diagnosi della malattia ed, infine, verranno illustrati i risultati di uno studio sperimentale effettuato su 7 pazienti affetti da malattia di Parkinson in fase avanzata e trattati con levodopo, ai quali sono stati somministrati in maniera aggiuntiva gli inibitori delle catecol-O-metiltransferasi .

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1 INTRODUZIONE Le malattie del sistema nervoso sono tra le piø debilitanti e devastanti poichØ non solo interessano le abilit fisiche del paziente, ma compromettono anche la qualit della vita, le relaz ioni sociali e familiari nonchØ la capacit a mantenere un lavoro retribuito. Per tali ragioni queste patologie non coinvolgono solo il paziente, ma anche i familiari e la societ . Considerazioni queste che hanno contribuit o a far s che i metodi di valutazione cerebrale avanzassero cos rapidamente da consentire di migliorare la diagnosi, monitorare la terapia e fornire informazioni sui meccanismi di base delle malattie cerebrali. In particolare l introduzione della risonanza magnetica funzionale (fMRI) nella malattia di Parkinson ha consentito di valutare i cambiamenti dell attivit a livello della corteccia motoria, ri levando gli effetti indiretti dell attivit neuronale sul volume, sul flusso e su lla saturazione dell ossigeno nel sangue locale. Dopo la malattia di Alzheimer, quella di Parkinson Ł, infatti, la malattia neurologica degenerativa piø diffusa. In Italia le persone colpite sono circa 220.000, con prevalenza del 1-3% intorno ai 55 anni, e del 3-4% oltre i 75 anni. Nella popolazione generale la prevalenza dei casi familiari varia dal 2 al 19%.

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Parole chiave

comt
f-mri
malattia di parkinson

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