Skip to content

Aspetti storici, culturali e psicopatologici del suicidio in Giappone

Informazioni tesi

Master di II livello in Psicopatologia e Scienze Forensi
  Autore: Vanessa Magri
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2006
Docente/Relatore: Luigi Grassi
Istituito da: Università degli Studi di Ferrara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

Esiste un'unica massima che è in grado di riassumere, secondo Ruth Benedict, tutto l'universo dei valori di un Giapponese, e questa massima è: "ognuno al suo posto!". Due sono le evidenti caratteristiche di una tale filosofia: la prima è il credere fortemente in un assetto gerarchico, la seconda la particolare rigidità di tale assetto. Fino ai tempi della restaurazione Meiji si sarebbe potuto parlare addirittura dell'esistenza di caste in Giappone, dato che esso costituiva uno dei regimi più strettamente feudali del mondo; ma anche nel dopo guerra nel Giappone moderno e industrializzato esistono precetti morali che limitano qualunque forma di libertà.
Questi precetti morali, chiamati on e gimu sono il cemento che ha tenuto assieme il paese in tutti questi secoli. Esiste, ad esempio, una inderogabile devozione che lega madre a figlio, figlio a fratello maggiore, figlio a padre; la stessa devozione lega discepolo a maestro e subalterno a superiore e, secondo la filosofia nipponica della politica e della storia degli anni della seconda Guerra Mondiale, dovrebbe legare ogni altro paese al Grande Giappone.
Il Giappone è sempre stato definito dagli occidentali il popolo della contraddizione in quanto, in apparenza, era impossibile capire realmente come i giapponesi agissero e reagissero di fronte alle sfide quotidiane. Di loro, infatti, dove si diceva fossero leali, si aggiungeva che talvolta erano traditori; dove si diceva fossero conservatori, andava aggiunto che erano capaci di bruschi cambiamenti di valori. Queste incoerenze, che si estendevano dall'etica, all'estetica e alla stessa politica hanno reso difficile la comprensione di questo popolo da parte del mondo occidentale.
Negli ultimi anni il Giappone è ritornato alla ribalta delle cronache non solo per la neonata passione dell’Occidente verso l’arte, la filosofia, il cibo e tutto ciò che è prettamente orientale ma anche per due fenomeni che lentamente si stanno diffondendo nei paesi occidentali anche se con sfumature diverse: l’Hikikomori e il Web-suicide.
Questi due fenomeni sociali esprimo un malessere sempre più crescente tra i giovani giapponesi che si manifesta in questi due atti estremi, il primo, l’Hikikomori porta i giovani a ritirarsi nelle loro stanze senza più contatti con il mondo esterno per diverso tempo se non attraverso il cyberspazio e il secondo a cercare all’interno della Rete persone che, come loro, stanno soffrendo e che vedono come unica via di uscita, al loro malessere costante, la morte. Coloro che soffrono di Hikikomori rimangono spesso nell’ombra in quanto esso si pone in essere tra le pareti domestiche, nell’intimità della propria abitazione e proprio per questa sua peculiarità è diventato un fenomeno difficile da individuare per poterlo fermare e arginare; chi decide, invece, di suicidarsi esce, in un certo senso, dall’anonimato della propria casa per entrare dentro siti web specializzati per aspiranti suicidi, per porre fine al proprio disagio. In questo specifico caso con delle misure appropriate si potrebbe arginare, almeno in parte, il dilagare di questo fenomeno.
Il Giappone ha cominciato a fare i conti con i suicidi di gruppo tramite internet l’11 febbraio del 2003, quando due ragazzi e una ragazza si lasciarono asfissiare in una automobile nella prefettura di Saitama dove più di altre si avverte la mancanza di relazioni sociali. Da allora hanno cominciato a proliferare i siti per aspiranti suicidi.
Il 12 ottobre 2004 sempre a Saitama sette giovani poco più che ventenni si tolgono la vita secondo un macabro rituale sempre più in voga nell’universo di internet. Sul quotidiano Asahi Shinbum il 13 ottobre 2004 viene pubblicato il testo di una e-mail invita da un 21enne ad un suo amico nel quale annunciava la sua morte: “Sono in macchina con altri giovani e sto per suicidarmi”.
In questa tesi cercherò di analizzare le possibili cause e ragioni culturali che sono alla base della pratica del suicidio che vanta una tradizione centenaria, spesso idolatrata nella cultura giapponese in cui il rito del suicidio (seppuku o harakiri) era ed è ancora considerato una onorevole forma di morte per espiare le proprie colpe e non disonorare la propria famiglia di appartenenza.

CONSULTA INTEGRALMENTE QUESTA TESI

La consultazione è esclusivamente in formato digitale .PDF

Acquista
Mostra/Nascondi contenuto.
1 INTRODUZIONE Esiste un'unica massima che è in grado di riassumere, secondo Ruth Benedict 1 , tutto l'universo dei valori di un Giapponese, e questa massima è: "ognuno al suo posto!". Due sono le evidenti caratteristiche di una tale filosofia: la prima è il credere fortemente in un assetto gerarchico, la seconda la particolare rigidità di tale assetto. Fino ai tempi della restaurazione Meiji 2 si sarebbe potuto parlare addirittura dell'esistenza di caste in Giappone, dato che esso costituiva uno dei regimi più strettamente feudali del mondo; ma anche nel dopo guerra nel Giappone moderno e industrializzato esistono precetti morali che limitano qualunque forma di libertà. Questi precetti morali, chiamati on e gimu sono il cemento che ha tenuto assieme il paese in tutti questi secoli. Esiste, ad esempio, una inderogabile devozione che lega madre a figlio, figlio a fratello maggiore, figlio a padre; la stessa devozione lega discepolo a maestro e subalterno a superiore e, secondo la filosofia nipponica della politica e della storia degli anni della seconda Guerra Mondiale, dovrebbe legare ogni altro paese al Grande Giappone. Il Giappone è sempre stato definito dagli occidentali il popolo della contraddizione in quanto, in apparenza, era impossibile capire realmente come i giapponesi agissero e 1 Ruth Benedict documentò nel primo studio transculturale, commissionato dagli USA nel 1944, gli usi e i costumi del popolo del Sol Levante, nel libro “Il Crisantemo e la Spada” 2 Restaurazione Meiji: Nel 1868, al grido di Sonno joi, il Giappone pose fine all'età degli Shogun (effettivi capi di stato fin dall'undicesimo secolo). Ma quale Giappone? Tracciamo una mappa della situazione del paese al tempo degli ultimi Shogun: il potere centrale agiva direttamente sui Daimyo, cioè i feudatari, che con l'aiuto di alcuni fra i più colti Samurai amministravano i loro feudi avendo diritto al 40% del riso prodotto. Era la corte imperiale a pagare i vitalizi ai Samurai, e tutto il peso sociale di questa classe ormai in gran parte parassitaria ricadeva sui contadini, che non godevano d'alcuna tutela civile ed erano soggetti a qualunque atto di giustizia sommaria da parte dei Samurai. Le ragioni della rivoluzione ebbero tuttavia ben poco a che fare con questa situazione. Le realtà privilegiate, insieme ai mercanti, furono gli artefici della restaurazione, e i motivi furono legati al senso della tradizione e alla paura di una svolta riformatrice. A processo concluso però, Samurai e Daimyo si accorsero d'aver fatto male i conti. L'imperatore Meiji tolse loro i vitalizi e il diritto a riscuotere le tasse, proponendo come risarcimento la consegna di capitali a fondo perduto, con i quali essi si sarebbero inseriti nell'industria o nel commercio, abbandonando le abitudini parassitarie. I più felici furono i contadini, che videro ridotte le tasse all'altezza del 1876. Nel 1877 vi fu un tentativo di rivolta aristocratica da parte del samurai Saigo. Cito l'episodio perché l'imperatore arruolò in quell'occasione un esercito di gente comune, e furono questi ultimi a trionfare sui Samurai. Nel 1889 , al ritorno dell'ambasciatore Ito dall' Europa, venne quindi compilata la costituzione: essa prevedeva una dieta bicamerale dal solo potere consultivo, dove tra le due camere (entrambe impotenti) vigeva una gerarchia che le voleva una sottomessa all'altra (la meno importante era elettiva), ed entrambe sottomesse alle loro eccellenze, i ministri dell'imperatore.

CONSULTA INTEGRALMENTE QUESTA TESI

La consultazione è esclusivamente in formato digitale .PDF

Acquista

FAQ

Per consultare la tesi è necessario essere registrati e acquistare la consultazione integrale del file, al costo di 29,89€.
Il pagamento può essere effettuato tramite carta di credito/carta prepagata, PayPal, bonifico bancario, bollettino postale.
Confermato il pagamento si potrà consultare i file esclusivamente in formato .PDF accedendo alla propria Home Personale. Si potrà quindi procedere a salvare o stampare il file.
Maggiori informazioni
Ingiustamente snobbata durante le ricerche bibliografiche, una tesi di laurea si rivela decisamente utile:
  • perché affronta un singolo argomento in modo sintetico e specifico come altri testi non fanno;
  • perché è un lavoro originale che si basa su una ricerca bibliografica accurata;
  • perché, a differenza di altri materiali che puoi reperire online, una tesi di laurea è stata verificata da un docente universitario e dalla commissione in sede d'esame. La nostra redazione inoltre controlla prima della pubblicazione la completezza dei materiali e, dal 2009, anche l'originalità della tesi attraverso il software antiplagio Compilatio.net.
  • L'utilizzo della consultazione integrale della tesi da parte dell'Utente che ne acquista il diritto è da considerarsi esclusivamente privato.
  • Nel caso in cui l'Utente volesse pubblicare o citare una tesi presente nel database del sito www.tesionline.it deve ottenere autorizzazione scritta dall'Autore della tesi stessa, il quale è unico detentore dei diritti.
  • L'Utente è l'unico ed esclusivo responsabile del materiale di cui acquista il diritto alla consultazione. Si impegna a non divulgare a mezzo stampa, editoria in genere, televisione, radio, Internet e/o qualsiasi altro mezzo divulgativo esistente o che venisse inventato, il contenuto della tesi che consulta o stralci della medesima. Verrà perseguito legalmente nel caso di riproduzione totale e/o parziale su qualsiasi mezzo e/o su qualsiasi supporto, nel caso di divulgazione nonché nel caso di ricavo economico derivante dallo sfruttamento del diritto acquisito.
  • L'Utente è a conoscenza che l'importo da lui pagato per la consultazione integrale della tesi prescelta è ripartito, a partire dalla seconda consultazione assoluta nell'anno in corso, al 50% tra l'Autore/i della tesi e Tesionline Srl, la società titolare del sito www.tesionline.it.
L'obiettivo di Tesionline è quello di rendere accessibile a una platea il più possibile vasta il patrimonio di cultura e conoscenza contenuto nelle tesi.
Per raggiungerlo, è fondamentale superare la barriera rappresentata dalla lingua. Ecco perché cerchiamo persone disponibili ad effettuare la traduzione delle tesi pubblicate nel nostro sito.
Scopri come funziona

DUBBI? Contattaci

Contatta la redazione a
[email protected]

Ci trovi su Skype (redazione_tesi)
dalle 9:00 alle 13:00

Oppure vieni a trovarci su

Parole chiave

cultura giapponese -
filosofie orientali
giappone
samurai
siti web
suicidio

Non hai trovato quello che cercavi?


Abbiamo più di 45.000 Tesi di Laurea: cerca nel nostro database

Oppure consulta la sezione dedicata ad appunti universitari selezionati e pubblicati dalla nostra redazione

Ottimizza la tua ricerca:

  • individua con precisione le parole chiave specifiche della tua ricerca
  • elimina i termini non significativi (aggettivi, articoli, avverbi...)
  • se non hai risultati amplia la ricerca con termini via via più generici (ad esempio da "anziano oncologico" a "paziente oncologico")
  • utilizza la ricerca avanzata
  • utilizza gli operatori booleani (and, or, "")

Idee per la tesi?

Scopri le migliori tesi scelte da noi sugli argomenti recenti


Come si scrive una tesi di laurea?


A quale cattedra chiedere la tesi? Quale sarà il docente più disponibile? Quale l'argomento più interessante per me? ...e quale quello più interessante per il mondo del lavoro?

Scarica gratuitamente la nostra guida "Come si scrive una tesi di laurea" e iscriviti alla newsletter per ricevere consigli e materiale utile.


La tesi l'ho già scritta,
ora cosa ne faccio?


La tua tesi ti ha aiutato ad ottenere quel sudato titolo di studio, ma può darti molto di più: ti differenzia dai tuoi colleghi universitari, mostra i tuoi interessi ed è un lavoro di ricerca unico, che può essere utile anche ad altri.

Il nostro consiglio è di non sprecare tutto questo lavoro:

È ora di pubblicare la tesi