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L'incesto come problema. Una lettura dell'Ippolito euripideo

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Zocco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Riccardo Di Donato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 275

L’Ippolito incoronato di Euripide per i numerosi temi trattati, per la ricchezza d’innovazioni tecniche dell’autore, per il successo ottenuto ha dato adito a numerosi commenti ed interpretazioni, frutto di approcci diversi. Ogni critico ha fatto ruotare la tragedia attorno ad un tema focale o ad un personaggio dandone spesso una visione parziale, non tenendo conto della totalità dell’opera. Così, alcuni soffermandosi sul tema della follia di Fedra hanno definito l’Ippolito come la tragedia della patologia dell’erotismo, altri evidenziando i temi irrazionali presenti nell’opera ne hanno fatto loro strumento di conferma dell’irrazionalismo euripideo. Sebbene molte interpretazioni abbiano colto svariati aspetti della tragedia, anche quando poi si ha un approccio più puntuale ed approfondito con commenti ed analisi testuali, nessun critico si chiede perché l’amore di Fedra per Ippolito sia definito una anoia, un nosos, o perché Fedra sia così angustiata e dibattuta e Ippolito così scandalizzato. Al più si risolve il problema ponendo l’accento sulla castità dell’uno e la patologica passione dell’altra. Sono questioni trascurate forse per un’attenzione posta su altri particolari arbitrariamente più interessanti ed importanti.
Dunque la vergogna provata da Fedra per questo amore è legata al suo stato di delirio, o piuttosto alla duplice illegittimità di un amore adultero ed incestuoso?
Il primo episodio della tragedia mostra sulla scena lo stato delirante, patologico della protagonista perché per i Greci l’amore era follia, o perché Euripide con un tale espediente tecnico voleva esprimere la condizione anormale di questo sentimento, inaccettabile per il personaggio e per il pubblico?
Focalizzare l’attenzione sul tema dell’incesto nell’Ippolito non significa ritenerlo il suo leitmotiv ma un elemento di un quadro comune di riferimento tra il poeta e il pubblico: non è data una lettura psicoanalitica della tragedia, interpretando l’amore di Fedra per il figliastro come un complesso edipico ribaltato, sia per non trascurare la sua collocazione storica sia per non eliminare la peculiarità tragica.
Con un’analisi linguistica, filologica ed antropologica ho cercato di dimostrare che l’incesto è un tema dell’Ippolito: è singolare che, mentre negli studi di antropologia la tragedia è presentata come esempio di tragedia d’incesto, nelle pubblicazioni d’antichistica invece tale argomento non sia problema o ulteriore attributo per qualificare la situazione tragica dell’opera euripidea. Ciò dimostra che non tutti sono d’accordo nel catalogare il caso dell’amore di Fedra tra i tipi d’incesto. Di certo la situazione descritta è anomala sia perché non è un fatto attuato nella vicenda, ma un desiderio provato solo da un personaggio, sia perché Fedra ed Ippolito non sono consanguinei. Lo scopo ultimo della ricerca, eliminate le possibili incertezze sulla questione, è stato quello di arricchire la nozione di tabù dell’incesto in Grecia con un approccio antropologico alla lettura dell’Ippolito.

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II. ANALISI RAVVICINATA DEL TESTO TRAGICO 20 3. Il delirio di Fedra (v. 197-267) Nel prologo Afrodite presenta Fedra stravolta dai dardi d’amore - kevntroiV e[rwtoV - in silenzio - sigh~i - morente per la sua sconosciuta malattia – novson (v.40). La sua passione per Ippolito, figlio del marito, è definita una brama terribile - e[rwti deinwi` (v.28). Dalle espressioni e da queste prime descrizioni già s’avverte che un filo conduttore della tragedia sarà l’Eros, che con il suo potere aggiogante trascinerà alla morte sia Fedra sia Ippolito, nonostante le loro condotte morali opposte. La donna resterà vittima della sua passione, il ragazzo del suo eccessivo intollerante disprezzo per l’amore. Ai versi 121-169 il Coro descrive Fedra come malata, sul letto, digiuna da tre giorni, con un morbo (pavqei) che la avvia alla morte. Questa premessa al primo episodio insieme con le parole pronunciate dalla Nutrice (v.176-197), secondo il Barrett, è

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Parole chiave

euripide
fedra
ippolito
tabù dell'incesto
tragedia greca

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