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La normativa sulla privacy e le sue implicazioni nell'ambito sanitario

La normativa sulla privacy e le sue implicazioni nell’ambito sanitario

Nella tesi viene discusso il concetto di privacy: la nascita, l'evoluzione nell'ambito del territorio nazionale ed europeo. Dalla legge 675/1996 al nuovo Codice istituito dalla legge 196/2003: regolarità ed eccezioni previste dalla legge. Sono presenti cenni sul codice deontologico dei giornalisti e sul codice di deontologia medica, visto che la tesi affronta da vicino le problematiche di questa tematiche nell'ambito del diritto sanitario
Un oggetto sanitario suscettibile di violazione della privacy, per sua natura e per l’importanza delle informazioni contenute, è la cartella clinica che rappresenta un vero e proprio atto pubblico coperto dal segreto d’ufficio. Nella mia tesi questa affermazione viene messa in discussione da una sentenza della Corte di Cassazione, la 30150/2002, nella quale si nega la possibilità che il soggetto che compie la potenziale infrazione possa essere punito ai sensi dell’art. 326 del Codice penale proprio perché non sussiste il reato di violazione del segreto d’ufficio. Nel caso trattato, la cartella clinica di D.R, una donna ricoverata nel reparto psichiatrico, presso l’Ospedale S. Antonio Abate di Trapani, era stata rilasciata da un responsabile d’ufficio al marito della donna che l’utilizzo nella causa di separazione matrimoniale. La donna puntualmente denunciò l’ex-marito che venne assolto dal Tribunale di Trapani; il P.M dello stesso Tribunale che aveva chiesto la condanna dell’uomo per violazione di segreto d’ufficio, fece ricorso alla Cassazione che affermò: “La Suprema Corte ha rilevato che la cartella clinica, pur essendo atto attinente a notizie riservate, non costituisce un documento relativo a notizie d'ufficio segrete.”. Il ricorso non andò a buon fine e sia il responsabile sanitario che il marito della donna vennero assolti. Nel 2003 si pronunciò il Garante affermando che “Si può avere accesso ai dati sulla salute solo se il diritto che si intende far valere è di “pari rango” rispetto a quello del malato.

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PREFAZIONE Nella società del Terzo Millennio, ormai dominata dalle nuove tecnologie, dalle avanguardie del progresso, dai nuovi media, dall’intrusività dei mezzi informatici (Internet in primis), tante volte ci sarà capitato di sentir parlare di riservatezza, di rispetto dell’intimità della “sfera privata”, della non violazione di quello spazio distaccato e isolato che ognuno di noi cerca di costruirsi e che tende a proteggere, tutto ciò rientra nell’ottica della progressiva evoluzione di una branca della giurisprudenza moderna (ma non troppo) tesa a salvaguardare quelli che vengono definiti diritti di terza generazione. In realtà, per quanto nuova possa apparire la disciplina, già nell’immediato Dopoguerra, la neonata Comunità Europea, attraverso la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ha riconosciuto e garantito il right to privacy. Recita infatti l’art. 8: “Ogni persona ha il diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza. Non può esservi ingerenza della pubblica autorità nell’esercizio di tale diritto se non in quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica è necessaria per la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui”. Si tratta, in verità, di una versione assai generica e indeterminata del concetto di privacy, dove prevale una dimensione debole della riservatezza, valore definito in modo troppo astratto e con atteggiamento arrendevole rispetto a un interesse pubblico troppo   3 

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Vincenzo Grifasi Contatta »

Composta da 90 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.