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L’innovazione e la crescita della cooperazione sociale di tipo B: il ruolo del Consorzio G. Zorzetto nella Provincia di Venezia

Informazioni tesi

  Autore: Valeria Mazzucato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Cinzia Brunello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

Negli ultimi decenni la crescita della domanda di servizi di utilità sociale e la crisi fiscale dei sistemi di welfare, hanno aperto spazi crescenti per lo sviluppo di organizzazioni nonprofit orientate alla produzione di attività per finalità sociali. Per sottolinearne la specificità rispetto alle altre organizzazioni, si è diffuso l’utilizzo dei concetti di “impresa sociale” ed “economia sociale”. Come cerca di definire la recente legge delega n. 118/2005, il primo termine comprende le “organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un’attività economica di produzione o scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale”. L’impresa sociale è un modello a interessi multipli (multistakeholders): assume la connotazione di “impresa di comunità” data la varietà di portatori di interesse cui fa riferimento in un ambito territoriale ben definito (Zamagni, 2002).

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1 INTRODUZIONE La cooperazione è forse uno tra gli aspetti più affascinanti che coinvolge la nostra vita di tutti i giorni, essendo ogni persona parte integrante di una fitta rete di relazioni che la coinvolge. Il concetto di cooperazione è infatti insito nella natura umana; diverse forme di cooperazione spontanea sono sempre esistite, basti pensare ad esempio alle arcaiche società rurali, quando i contadini si prestavano aiuto per sottrarre i loro raccolti agli imprevisti del tempo. La dimensione solidaristica e mutualistica della collaborazione, precede da tempi immemorabili l’aspetto più utilitaristico dell’agire in un gruppo organizzato per la soddisfazione dei propri interessi individuali. È infatti innegabile che molti secoli prima dell’avvento dell’homo oeconomicus benthamiano e delle teorie individualiste basate sul self- interest, l’uomo viene visto prima di ogni altra cosa come un animale sociale (Aristotele, Politica) predisposto a prendere parte alla società interagendo sistematicamente con altri, affermando la stretta connessione tra il bene dell’individuo e quello della comunità: “il bene supremo è desiderabile anche quando riguarda una sola persona, ma è più bello e più divino se riguarda un popolo e le città” (Aristotele, Etica Nicomachea). La socialità è il collante e la ragion d’essere di qualsiasi forma di organizzazione, e la cooperazione ne è una delle molteplici forme di espressione. La stessa idea di perseguire finalità opportunistiche presuppone l’esistenza di un altro, diverso da se’, da cui trarre vantaggio. Ogni comportamento, scelta o azione ricadono perciò, prima o poi, sulla comunità. Qualsiasi gruppo organizzato di persone, per poter perseguire gli scopi prefissati, è spinto ad intessere una rete di collaborazione tra i suoi membri, altrimenti rischia il disfacimento. Ecco perché accanto alla dimensione economica di un istituto, si affianca la dimensione sociale che si fa portavoce di regole, valori e principi senza i quali l’istituto stesso non avrebbe motivo di esistere. Se la cooperazione è un aspetto atavico della realtà quotidiana da cui non si può trascendere, la cooperazione sociale è un fenomeno divenuto di notevole importanza negli ultimi trent’anni, e che si è sviluppato in forme e modalità diverse ma con un unico comune denominatore: non può esistere scissione tra comportamenti privati e comportamenti pubblici di qualsiasi soggetto; non ci può essere differenza di impianto etico e di impegno politico tra le attività caratteristiche di impresa e le attività in cui più direttamente la cooperazione manifesta la propria sensibilità sociale (Carta dei valori, Legacoop, 1993). Si è fatta sempre più forte la necessità di conciliare il binomio economicità- socialità, soprattutto grazie alla nascita e allo sviluppo di forme private di organizzazione nate e sviluppatesi dagli anni settanta in poi come risposta alle inefficienze dello stato sociale e del mercato. Queste forme di collaborazione privata ma orientate al perseguimento di finalità di interesse generale comprendono un insieme

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