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Le disuguaglianze sociali di salute e le politiche sanitarie

Informazioni tesi

  Autore: Patrizia Sarnataro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Politiche Sociali e del Territorio
  Relatore: Silvia Bolgherini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

Oggetto della mia tesi sono le disuguaglianze sociali di salute e la loro relazione con le politiche sanitarie volte a ridurle.
Le disuguaglianze sociali di salute fanno riferimento a differenze nelle condizioni di salute sulla base di fattori di natura socio-economica, demografica, o geografica. Avere condizioni economiche precarie e cattive abitudini alimentari, non avere un lavoro o essere costretti a lavori rischiosi, vivere in condizioni abitative insalubri ed avere uno scarso supporto sociale, sono tutte situazioni di svantaggio che hanno un fortissimo impatto sulla salute e possono condurre a morte prematura.
Le gravi condizioni di salute dei più poveri, il gradiente sociale, ovvero il legame diretto tra reddito e salute, che accompagna il benessere della popolazione nei vari paesi e le differenze nell’accesso ai servizi sanitari sono dunque il risultato di una sperequazione, a livello globale, nazionale e locale, del potere, del denaro e delle risorse, che sono i determinanti strutturali delle condizioni di vita e del benessere.
Nel XXI secolo vi sono stati segnali di aumento della distanza fra paesi ricchi e poveri e all’interno degli stessi paesi in termini di salute e le cause di queste crescenti divaricazioni dipendono oltre che dagli squilibri di reddito, anche dalle differenze sociali e culturali e dal valore che la popolazione attribuisce alla salute.
Molte ricerche di carattere medico, ma anche sociologico, hanno evidenziato come in tutti i paesi sono i gruppi più svantaggiati a presentare i tassi di mortalità più elevati rispetto alle classi di reddito più avvantaggiate, e che il reddito e l’istruzione sono i fattori che più influiscono in maniera negativa sui livelli di salute.
Negli ultimi anni infatti lo stato di salute è migliorato maggiormente nelle classi sociali più elevate; non solo per la loro possibilità di praticare stili di vita più salubri, ma anche per la loro maggiore capacità d’accesso ai sistemi sanitari, specialmente quando quelli pubblici sono carenti. Anche l’accesso ad alcuni servizi pubblici, come quelli specialistici, risulta meno facile per le classi meno agiate e per le popolazioni residenti nei territori rurali.
Da sole, le politiche pubbliche per la sanità potrebbero rivelarsi insufficienti a colmare le differenze nello stato di salute, per alcuni gruppi socialmente svantaggiati, poiché tali disparità sono sintomi di problemi come la povertà e l’esclusione sociale.
Le politiche sanitarie dunque, funzionano solo se caratterizzate da multidisciplinarietà, ovvero dalla necessità di coniugare le competenze sanitarie con quelle sociali, politiche e urbanistiche; da una maggiore capacità nel riconoscere e valorizzare i bisogni locali; e per la capacità di attivare e valorizzare la collaborazione delle istituzioni e dei cittadini.
Paradossalmente i sistemi sanitari per essere equi dovrebbero essere disuguali perché «offerte» uguali per tutti, non fanno che moltiplicare le disuguaglianze e le disparità di salute.
I sistemi sanitari dei vari paesi inoltre, anche se differiscono fra loro nella quantità di risorse che usano, hanno obiettivi comuni e possono trarre insegnamenti dalle loro rispettive esperienze, in modo da scoprire le migliori pratiche e l’ambito nel quale esse possono agire con successo. L’attuale proposta del Programma di azione comunitario 2008-2013, che si propone di fornire linee guida che gli Stati membri potranno adattare alle specificità del proprio ambito nazionale e adottare per migliorare le prestazioni dei sistemi sanitari, va proprio in questa direzione.
Infine, le politiche sanitarie che hanno «funzionato» in misura maggiore e dunque hanno dimostrato di influire sulle diseguaglianze nella salute sono: le politiche di prevenzione, quelle di promozione della salute e di educazione sanitaria che si rivolgono maggiormente ai gruppi sociali svantaggiati; le politiche di correzione del sistema delle cure, volte a redistribuire le risorse sanitarie tra le aree geografiche, in modo da eliminare le barriere improprie all’accesso a cure tempestive ed appropriate; e le politiche sociali ed economiche per ridurre i danni delle diseguaglianze sociali tramite politiche di ricerca e informazione, per portare la questione nell’agenda pubblica.

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9    Introduzione Oggetto di questa tesi sono le disuguaglianze sociali nella salute e nell’accesso ai servizi sanitari e la loro relazione con le politiche sanitarie volte a ridurle. Come afferma Bronzini, le disuguaglianze sociali di salute fanno riferimento “a differenze sistematiche, non necessarie ed evitabili, nei livelli di salute tra gruppi sociali definiti sulla base di fattori di natura socio-economica, demografica, o geografica”. 1 I fattori che danno luogo a tali disuguaglianze sono molteplici e di diversa natura e incidono in maniera totalmente differenziata da individuo a individuo. I fattori più rilevanti e prioritari delle disuguaglianze nella salute sono quelli caratterizzanti la posizione sociale, il reddito e il grado di cultura. Numerosi studi hanno mostrato che le persone che si trovano negli strati inferiori della piramide sociale, con basso reddito e bassa cultura, rischiano di ammalarsi maggiormente e di essere colpiti da morte prematura. Ed hanno anche evidenziato che le persone in situazione di svantaggio non utilizzano o utilizzano in modo poco efficiente i servizi sanitari. In questa prospettiva si inserisce anche il problema dell’equità dei sistemi sanitari. Le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari e le disuguaglianze nelle condizioni di salute sono due facce della stessa medaglia. Equità nella salute implica che tutti dovrebbero avere la stessa opportunità di raggiungere il massimo potenziale di salute. Sulla base di questo ragionamento l’obiettivo delle politiche pubbliche per l’equità e la salute non è quello di eliminare tutte le differenze in modo tale che ciascuno abbia lo stesso livello e la stessa qualità di salute, ma piuttosto di ridurre o di eliminare le differenze che derivano da quei fattori che sono considerati iniqui. Questi fattori variano da luogo a luogo e cambiano nel tempo, ma si basano comunque su un criterio di fondo: la libertà di scelta.                                                             1  Bronzini M.,  (a  cura di),  Sistemi  sanitari e politiche  contro  le disuguaglianze di  salute,  FrancoAngeli, Milano, 2009, p. 29. 

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Parole chiave

ciclo di policy
disuguaglianze sociali di salute
integrazione socio sanitaria
lowi
pandemia
politiche sanitarie
rischi globali
sistema sanitario nazionale
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