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Le agenzie di rating e la crisi finanziaria

Informazioni tesi

  Autore: Greta Di Fabio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Mercati e Intermediari Finanziari
  Relatore: Claudio Boido
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

Quello sulle agenzie di rating del credito è oggi, alla luce della recente crisi dei mercati finanziari, uno dei “temi caldi” del dibattito economico. In questo elaborato si vogliono mettere in evidenza le principali caratteristiche dell’ industria del rating, evidenziandone pregi e difetti, e focalizzando l’attenzione sul ruolo occupato e sulle responsabilità delle società in questione, considerando gli ultimi tragici accadimenti nell’economia mondiale.
Le agenzie di rating fungono principalmente da intermediari di informazioni tra coloro che emettono titoli e gli investitori, riassumendo, dopo un’accurata analisi, le indicazioni fondamentali del merito creditizio in una semplice lettera, che sta ad indicare una precisa classe di rating, dunque, un giudizio più o meno positivo, in base ad una scala, ovviamente dietro pagamento di un certo ammontare da parte dell’emittente.
Accanto alla principale funzione di informazione ne vanno ricordate altre due: la funzione di certificazione, che favorisce la regolamentazione della sorveglianza all’interno dei mercati finanziari, e la funzione di normalizzazione, la quale consente un monitoraggio costante e globale dell’intero mercato dei titoli.
Le tre agenzie più importanti, spesso definite le “tre sorelle del rating”, sono Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch; esse utilizzano scale di rating che presentano leggere differenze, tuttavia il processo messo in atto per il calcolo del giudizio di rating è, grosso modo, lo stesso per ogni agenzia. La valutazione del merito creditizio avviene secondo cinque fasi distinte: l’attivazione del processo di rating, il contratto per l’assegnazione di un credit rating, il processo di rating in senso stretto, la fase di formulazione e pubblicazione del rating e la fase di monitoraggio.
Per quanto riguarda la metodologia di rating, il Nuovo Accordo di “Basilea 2”, consente alle banche la scelta tra un metodo standard, in cui la valutazione viene prodotta da istituzioni esterne, le agenzie di rating appunto, ed un metodo di rating interno (IRB), a sua volta distinto in IRB di base e IRB avanzato, dove i giudizi scaturiscono dalla rielaborazione delle varie informazioni, quantitative, qualitative e andamentali, secondo determinati programmi statistici, differenti per le varie banche.
Come testimoniato da alcuni studi, nell’ultimo periodo l’ impiego dei sistemi di rating interno è notevolmente aumentato, e ciò in ragione della crescente sfiducia nei giudizi delle agenzie, spesso troppo generosi, anche nei confronti di società prossime al fallimento, come dimostra l’evidenza empirica del caso Lehman Brothers. A questa motivazione si possono aggiungere, inoltre, i disparati problemi interni al mercato del rating, quali la mancata assunzione delle dovute responsabilità nella proposizione dei rating da parte delle agenzie, nonché le speculazioni ed i conflitti d’interesse endogeni al sistema.
Questi elementi negativi si sono sommati alle molteplici cause che hanno favorito il protrarsi della crisi a livello internazionale, generando serie conseguenze sui mercati secondari e sull’economia reale, fino ad arrivare ad un vero e proprio collasso globale.
A tal proposito, oggi si cercano dei rimedi per cercare di risollevare le diverse economie da questa situazione, proponendo talvolta eventuali alternative alle agenzie di rating, che oltre alla scelta dei metodi di rating interni, spesso contemplano anche l’analisi delle quotazioni di mercato di alcuni strumenti derivati, come ad esempio i Credit Default Swap. Proprio l’andamento dei CDS, infatti, nel caso di Lehman Brothers, aveva, in qualche modo, dato i primi segnali di avviso della situazione critica, a differenza di quanto, invece, avevano fatto le principali agenzie di rating, classificando la società con un rating medio “A” a pochi mesi dal fallimento.

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2 1. Introduzione Quello sulle agenzie di rating del credito è oggi, alla luce della recente crisi dei mercati finanziari, uno dei “temi caldi” del dibattito economico. In questo elaborato si vogliono mettere in evidenza le principali caratteristiche dell’ industria del rating, evidenziandone pregi e difetti, e focalizzando l’attenzione sul ruolo occupato e sulle responsabilità delle società in questione, considerando gli ultimi tragici accadimenti nell’economia mondiale. Le agenzie di rating fungono principalmente da intermediari di informazioni tra coloro che emettono titoli e gli investitori, riassumendo, dopo un’accurata analisi, le indicazioni fondamentali del merito creditizio in una semplice lettera, che sta ad indicare una precisa classe di rating, dunque, un giudizio più o meno positivo, in base ad una scala, ovviamente dietro pagamento di un certo ammontare da parte dell’emittente. Accanto alla principale funzione di informazione ne vanno ricordate altre due: la funzione di certificazione, che favorisce la regolamentazione della sorveglianza all’interno dei mercati finanziari, e la funzione di normalizzazione, la quale consente un monitoraggio costante e globale dell’intero mercato dei titoli. Le tre agenzie più importanti, spesso definite le “tre sorelle del rating”, sono Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch; esse utilizzano scale di rating che presentano leggere differenze, tuttavia il processo messo in atto per il calcolo del giudizio di rating è, grosso modo, lo stesso per ogni agenzia. La valutazione del merito creditizio avviene secondo cinque fasi distinte: l’attivazione del processo di rating, il contratto per l’assegnazione di un credit rating, il processo di rating in senso stretto, la fase di formulazione e pubblicazione del rating e la fase di monitoraggio. Per quanto riguarda la metodologia di rating, il Nuovo Accordo di “Basilea 2”, consente alle banche la scelta tra un metodo standard, in cui la valutazione viene prodotta da istituzioni esterne, le agenzie di rating appunto, ed un metodo di rating interno (IRB), a sua volta distinto in IRB di base e IRB avanzato, dove i giudizi scaturiscono dalla rielaborazione delle varie informazioni, quantitative, qualitative e andamentali, secondo determinati programmi statistici, differenti per le varie banche. Come testimoniato da alcuni studi, nell’ultimo periodo l’ impiego dei sistemi di rating interno è notevolmente aumentato, e ciò in ragione della crescente sfiducia nei giudizi delle agenzie, spesso troppo generosi, anche nei confronti di società prossime al fallimento, come dimostra l’evidenza empirica del caso Lehman Brothers. A questa motivazione si possono aggiungere, inoltre, i disparati problemi interni al mercato del rating, quali la mancata assunzione delle dovute responsabilità nella proposizione dei rating da parte delle agenzie, nonché le speculazioni ed i conflitti d’interesse endogeni al sistema. Questi elementi negativi si sono sommati alle molteplici cause che hanno favorito il protrarsi della crisi a livello internazionale, generando serie conseguenze sui mercati secondari e sull’economia reale, fino ad arrivare ad un vero e proprio collasso globale. A tal proposito, oggi si cercano dei rimedi per cercare di risollevare le diverse economie da questa situazione, proponendo talvolta eventuali alternative alle agenzie di rating, che oltre alla scelta dei metodi di rating interni, spesso contemplano anche l’analisi delle quotazioni di mercato di alcuni strumenti derivati, come ad esempio i Credit Default Swap. Proprio l’andamento dei CDS, infatti, nel caso di Lehman Brothers, aveva, in qualche modo, dato i primi segnali di avviso della situazione critica, a differenza di quanto, invece, avevano fatto le principali agenzie di rating, classificando la società con un rating medio “A” a pochi mesi dal fallimento.

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