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Autismo, programma ABA: un'esperienza di formazione professionale

Informazioni tesi

  Autore: Diletta Di Battista
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Formazione e Gestione delle Risorse Umane
  Relatore: Catia Giaconi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

La scelta di questo argomento nasce dall’esperienza di formazione professionale che sto svolgendo affiancando un’educatrice nel lavoro domiciliare di un bambino con spettro autistico diagnosticato e seguito dal “ Centro Autismo Età Evolutiva U.O. Neuropsichiatria Infantile Ospedale di Fano”.
La parola autismo deriva dal greco autòs, che significa “ripiegato su se stesso”, proprio perché evidenziato per l’isolamento e la chiusura sociale. Questa sindrome è caratterizzata dalla difficoltà di accedere pienamente alla vita sociale, colpisce per la sua posizione del tutto singolare, per l’apparente impenetrabilità che lo qualifica, e per la sua origine enigmatica. E’ un disturbo che non può essere compreso se ci si limita soltanto ad una semplice elencazione dei sintomi, mentre va invece indagato cercando di andare sotto le apparenze, per apprezzare l’originalità della persona.
La fenomenologia dell’autismo si presenta sotto una vasta ed articolata gamma di sintomi così che, attualmente, lo si considera come un “Disturbo Generalizzato dello Sviluppo” ove si tende comunque a confermare l’idea del riconoscimento di tre aree di disturbo, che costituiscono la cosiddetta triade autistica che consiste nella compromissione delle seguenti funzioni: comunicazione, interazione sociale e repertorio interessi. A tutt’oggi l’eziologia dell’autismo rimane per lo più sconosciuta e definita soprattutto in termini comportamentali ove, occorre sottolineare, che non vi è stata identificata una singola causa.
Il concetto di autismo venne introdotto per la prima volta dal medico-psichiatra Leo Kanner, nel 1943, dove osservò e descrisse undici casi di bambini, le cui tendenze all’isolamento erano state notate sin dal primo anno di vita. Comuni denominatori in tutti i piccoli pazienti consistevano nell’incapacità di mettere in rapporto se stessi con gli altri nei modi tipici dell’età, ed il dal ritardo o mancato sviluppo della parola. . Un ulteriore malinteso kanneriano riguarda il rimando alla cattiva relazione tra madre-bambino, da cui una lunga fase in cui i clinici e divulgatori scientifici hanno colpevolizzato impropriamente le genitrici, soprannominandole “madri-frigorifero”.
Ad oggi, non esiste nessuna teoria od interpretazione condivisa da tutti i ricercatori in grado di spiegare le cause principali dell’autismo e, tutte le teorie ed ipotesi mettono in evidenza come l’autismo infantile non sia legato ad un’unica causa, ma abbia un’eziologia multifattoriale. Sono diversi gli indizi che portano attualmente ad ipotizzare che la componente genetica abbia un ruolo rilevante nella sindrome autistica. Molti sono i sostenitori di questa ipotesi, anche se solo in una parte dei bambini autistici sarebbe presente un disturbo di tipo neurologico.
Cercherò di illustrare, sinteticamente, le 3 aree di disturbo della “triade autistica”, che permettono di individuare il soggetto dallo spettro autistico.
Non essendoci cure efficaci per l’autismo, parlerò di trattamenti, indicandone alcuni tra i è più conosciuti. La scelta del trattamento è un’azione da non condurre con pregiudiziali opzioni personali, ma sulla base dell’attenta valutazione delle tre condizioni fondamentali che regolano il trattamento del soggetto autistico: Lo stato soggettuale di ciascun caso: età, stato funzionale, gravità,ecc.. .; Le competenze soggettuali di terapisti ed educatori: esperienze, tecnologie, risorse, orientamenti teorici;Le caratteristiche soggettuali della situazione familiare, ambientale, scolastica e riabilitativa: tempi e spazi, organizzazione dei servizi, risorse e sussidi e, non ultime, le aspettative dei genitori.
Il programma A.E.R.C., quale Attivazione Emotiva e Reciprocità Corporea, basato sulla metodologia dell’hoding, vuole ottenere una relazione aperta ed un rapporto collaborativo, questo ha lo scopo di creare un canale comunicativo altamente significativo sul piano relazionale. In questo trattamento al genitore vengono proposte attività da svolgere con il figlio, ed il terapeuta ha il compito di stimolare l’attivazione del genitore.
Il trattamento TEACCH, cioè Trattamento ed Educazione dei Bambini Autistici e con Disturbi correlati alla Comunicazione è un sistema di interventi che comprende attività di ricerca, di formazione e servizi che prevedono interventi lungo tutto il loro
L’ABA, ovvero Analisi Comportamentale Applicata, è una metodologia che permette di modificare i comportamenti attraverso la manipolazione degli eventi ambientali. E’ applicabile a qualunque situazione ed a qualunque patologia.

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5 Introduzione La scelta di questo argomento nasce dall‟esperienza di formazione professionale che sto svolgendo affiancando un‟educatrice nel lavoro domiciliare di un bambino con spettro autistico diagnosticato e seguito dal “ Centro Autismo Età Evolutiva U.O. Neuropsichiatria Infantile Ospedale di Fano”. Il seguente elaborato segue un percorso di osservazioni e riflessioni che, quotidianamente, mi pongo. Il primo capitolo si sofferma sul quadro generale del disturbo autistico, sulla sua storia e sulle sue ipotesi eziologiche. Nel secondo capitolo vengono presentati i principali approcci utilizzati per il trattamento dell‟autismo, con un‟attenzione particolare all‟approccio etologigo ( in particolare in Sistema A.E.R.C.) e l‟approccio cognitivo-comportamentale (quale TEACCH ed ABA); sono stati in fine presentati sommariamente altri approcci presenti nel panorama riabilitativo italiano, ovvero l‟Arteterapia, la Musicoterapia e il Pet-therapy. Nell‟ultimo capitolo vi è una descrizione del Centro Autismo Età Evolutiva di Fano, seguita da un‟intervista all‟educatrice domiciliare del bambino con spettro autistico. Anche per questa mia breve esperienza, nella quale confido in un futuro di crescita professionale, voglio proporre un pensiero significativo ed emozionante di Jim Sinclair, ragazzo autistico ad alta funzionalità: “Essere autistici non significa non essere umani, ma essere diversi. Quello che è normale per altre persone non è normale me, e quello che io ritengo normale non lo è per gli altri. In un certo senso sono mal equipaggiato per sopravvivere in questo mondo, come un extraterrestre che si sia perso senza un manuale per sapere come orientarsi. Ma la mia personalità è rimasta intatta. La mia individualità non è danneggiata. Ritrovo un grande valore e significato nella vita e non desidero essere guarito da me stesso. Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro. Interrogatevi sulle vostre convinzioni, definite le vostre posizioni. Lavorate con me per costruire ponti tra noi”. 1 1 Schopler e G.B. Mesibov, Apprendimento e cognizione nell’autismo, Mc Graw-Hill, Milano 1993, p.102.

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