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Considerazioni metriche e stilistiche sull'esametro di Esiodo (Teogonia, Opere e giorni, Catalogo delle donne)

L'articolo "il ponte di Nicanore" di Mario Cantilena, pubblicato nel primo volume della miscellanea di studi "Struttura e storia dell'esametro greco" (Roma, 1995, pp. 9-61), si impone nell'ambito degli studi sull'esametro, e in particolare sull'esametro arcaico, per tre ragioni, ognuna delle quali giustifica la successiva: una nuova e sistematica riconsiderazione del concetto di parola metrica applicato all'esametro; una determinazione su base numerica e statistica della validità per Omero della prima legge di Meyer (validità negata dallo studioso); una affermazione della validità per Omero di uno zeugma metrico-sintattico in corrispondenza del secondo trocheo, che l'autore propone di dedicare allo studioso greco (Nicanore, appunto) che in Antichità scrisse un trattato sull'interpunzione.
In questa tesi viene proposta un'indagine secondo il metodo, e in parte la prospettiva, di Cantilena, ovvero un lavoro sulla prima zona dell'esametro in Esiodo, l'unico altro poeta esametrico arcaico su cui però gli studi di metrica, curiosamente, non si sono mai misurati davvero. Obiettivo della tesi è stato quello di considerare le fini di parola nel secondo piede in Esiodo e di valutarne l'incidenza in rapporto ad Omero (secondo i dati raccolti da Cantilena) e all'interno dell'opera di Esiodo medesimo, includendo nell'analisi anche i frammenti utili all'indagine (poco meno di 700 versi) del "Catalogo delle donne", l'opera non pervenuta integralmente e la cui paternità esiodea è tuttora oggetto di dibattito.
Le conclusioni lasciano campo aperto a numerosi altri lavori di indagine sistematica sul verso esiodeo, che andrebbe finalmente affrancato dall'ingombrante pietra di paragone costituita dai poemi omerici, e andrebbe riscoperto nella propria suggestiva genuinità.

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1 – Introduzione 1.1 Studi sull'esametro di Esiodo “Es wäre dringend, daß die Funktion einzelner metrischer Erscheinungen innerhalb von Kontexten untersucht wird”. Così si espresse H. Schwabl, nell'unica frase di commento alla sua breve lista di titoli sulla metrica esiodea1, evidenziando con ciò una carenza di studi a cui, anche negli ultimi anni, non sembra si sia adeguatamente provveduto. Gli studi sull'esametro di Esiodo, infatti, oltre che dell'annosa questione sul carattere della sua poesia, se scritta o orale, e quanto e come formulare, hanno sempre risentito dell'inevitabile e impari confronto con il verso omerico. Ciò significa che in molti studi di poesia esametrica, l'esametro arcaico viene identificato tout court con quello omerico, e la produzione esiodea viene ad essere in pratica “appiattita” su quella omerica. Questo non è in sé errato a priori: nell'ambito della sola produzione esametrica arcaica, Omero, con quasi trentamila versi contro le due migliaia scarse di Esiodo, può a buon diritto costituire un campione rappresentativo, e per certi versi esclusivo, dell'esametro in questa fase; è però, questa, una situazione penalizzante per Esiodo che, almeno dal punto di vista metrico (e in parte stilistico), è sempre vissuto, per così dire, di luce riflessa: studi sistematici sul verso di Esiodo non sono frequenti nella letteratura scientifica, e chi parla della tecnica metrica lo fa di solito con attenzione precipua all'aspetto stilistico, o linguistico, o al problema della formularità, e quindi della composizione orale o scritta dei poemi esiodei. La metrica di Esiodo riveste però un interesse particolare perché occorre capire se e in quale misura l'esametro arcaico era omogeneo tra i vari autori. Purtroppo, questo è un compito difficile, sia a causa della peculiarissima situazione autoriale dell'Iliade e dell'Odissea, sia perché abbiamo un unico termine di confronto con i poemi omerici, appunto Esiodo, che, in proporzione, non ha nemmeno scritto molto2. La situazione di Esiodo è però favorevole da un altro, per nulla trascurabile, punto di vista, ovvero che si tratta del primo poeta di cui riusciamo a ricostruire, almeno oscuramente, la personalità, e quindi anche la determinazione temporale, mentre per Omero questo non è mai stato 1 Schwabl 1970, c. 484. “Sarebbe urgente che la funzione di singoli fenomeni metrici venisse ricercata all'interno dei contesti”. 2 Il che impone anche “more care in interpreting the numbers” (Higbie 1995, p. 70). 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Emanuele Pezzani Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.