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Quando il saggio incontra il romanzo - Virginia Woolf critico letterario

In occasione della morte di Virginia Woolf, l’amico E. M. Forster le dedicò un toccante elogio testimoniando che non esisteva scrittore al mondo che avesse amato scrivere più di quanto abbia fatto lei. L’amore per la scrittura è percepibile in ogni sua pagina, e a questa attività la Woolf affidò gran parte della sua vita e della sua ragione d’essere.

L’autrice nacque in un contesto tardo vittoriano, in una famiglia numerosa; suo padre, Leslie Stephen, fu un autorevole uomo di lettere. La sua giovane esistenza fu traumaticamente segnata da molti lutti, in primis la perdita della madre, quando Virginia aveva appena tredici anni. A livello collettivo, le guerre mondiali contribuirono a rendere cupo il periodo storico e a tingerlo di ulteriore incertezza e di senso di precarietà. Eppure il Novecento è stato un secolo di rinascita artistica e letteraria, di sperimentalismi, di grandi rivoluzioni, di lotta ai conformismi che avevano segnato il secolo precedente.

Una lunga serie di esaurimenti nervosi ha caratterizzato il suo percorso esistenziale e parte dell’immagine che si serba di lei. Svariati furono i tentativi di togliersi la vita fino all’estremo gesto autolesionista; il 28 marzo 1941, infatti, la scrittrice si suicidò lasciandosi annegandore nel fiume Ouse;
Un saggio, un racconto, un appunto sul diario, una pagina di un romanzo, ogni suo scritto evidenzia quanto fosse per lei primario tradurre un’emozione in parola; costante, infatti, era la ricerca della perfezione espressiva. La lettura e soprattutto la scrittura furono attività terapeutiche, capaci di comunicare sensazioni e di creare un rifugio immaginario.

La notorietà della sua opera creativa ha per lungo tempo offuscato la rilevante attività critica della Woolf. Bisogna, infatti, ricordare che dal 1904 al 1922 la scrittrice fu prevalentemente recensore e saggista, anche se è tuttora nota per essere stata uno dei maggiori romanzieri del modernismo inglese. Eppure non smise mai di dedicarsi al lavoro di critico, nonostante i suoi saggi siano stati poi considerati secondari rispetto al resto della sua opera.

Fin dal 1902, infatti, collaborò con un gran numero di recensioni, articoli e scritti critici con le più note testate giornalistiche di quel periodo. Scrisse ben duecentoquindici articoli per il Times Literary Supplement, intervenne su periodici quali The New Statesman, The Criterion, The Nation and Athenaeum, The New Republic, The Yale Review e The New Statesman and Nation, tutti di livello buono o ottimo.
Riuscì a pubblicare in vita due raccolte critiche, The Common Reader, prima e seconda serie (1925 e 1932). Le successive vennero curate e pubblicate postume da suo marito Leonard: The Death of the Moth (1942), The Moment (1947), The Captain’s Death Bed (1950) e Granite and Rainbow (1958).

I suoi scritti, ben lontani dalla critica accademica del tempo, pedante e viziata da pregiudizi, esprimono tutto il suo essere e la libertà della sua esperienza letteraria. Sono ricchissimi nel numero nonché negli argomenti (poesia, romanzo, saggistica, arte, storia, racconti di viaggio, fotografia, persino musica e gastronomia) e svelano il costante sforzo analitico dell’autrice, la sua prepotente curiosità, la ricerca della perfezione formale, e soprattutto la sua natura di lettore al tempo stesso comune, ma anche non comune. I suoi saggi sono scritti anche eruditi, che rivelano gusto e raffinatezza nello stile, nonché grande sensibilità nei contenuti. Lo scopo primario della scrittrice era esortare il lettore a leggere e a farlo con passione ed autonomia di giudizio; ciò che ne consegue è una sorta di mutua assistenza tra scrittore e pubblico, un rapporto unico di collaborazione. La critica diveniva, in tal modo, uno strumento indispensabile e complementare alla comprensione dell’opera letteraria.

Anzitutto autrice di romanzi, dunque, ma anche appassionata saggista, e per il romanzo la Woolf nutriva una tale preferenza da riuscire a comunicarla anche attraverso le sue pagine critiche. Molti dei suoi saggi furono, infatti, dedicati al romanzo come genere e ai suoi maggiori esponenti. L’autrice non ignorò alcun periodo della storia letteraria nazionale e non si pose confini geografici. Il romanzo, che fosse inglese, francese, spagnolo o russo, restava la forma letteraria a lei più congeniale e Virginia riuscì a garantirgli un posto privilegiato anche negli scritti critici.

È notevole, su tutto, l’attenzione dedicata ai romanzieri russi, «the Russian trinity», Dostoevskij, Tolstoj e Turgenev e a Čechov, drammaturgo ma soprattutto novelliere, i cui racconti, com’è noto, influenzarono non solo Virginia Woolf ma molti altri modernisti, fra i tanti James Joyce e Katherine Mansfield.

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2 Introduzione The book ’it self’ is not form which you see, but emotion which you feel, and the more intense the writer’s feeling, the more exact without slip or chink its expression in words. 1 Virginia Woolf La ricerca di un equilibrio che continua a sfuggire, un costante impegno nello studio e un’inquietudine di fondo caratterizzano tutta l’esperienza di intellettuale, di scrittrice e donna Virginia Woolf. L’autrice nasce in un contesto tardo vittoriano, in una famiglia numerosa; suo padre, Leslie Stephen, è un autorevole uomo di lettere. Svariati lutti segnano in maniera traumatica la sua giovane esistenza, soprattutto la perdita della madre, quando lei ha appena tredici anni. A livello collettivo, le guerre mondiali contribuiscono a rendere cupo il periodo storico e a tingerlo di ulteriore incertezza e di senso di precarietà. Eppure il Novecento è un secolo di rinascita artistica e letteraria, di sperimentalismi, di grandi rivoluzioni, di lotta ai conformismi che avevano segnato il secolo precedente. L’ambiente familiare, così fertile da un punto di vista culturale, favorisce senz’altro l’amore profondo di Virginia per la letteratura; il Bloomsbury group, da parte sua, le permette di inserirsi in un contesto più ampio, di incontri stimolanti e scambi culturali di alto livello, ma soprattutto la incoraggia a liberarsi dei suoi dubbi e della sua timidezza, affrontando il giudizio di un pubblico più vasto. Una serie di esaurimenti nervosi e svariati tentativi di togliersi la vita accompagnano l’intero suo percorso. Scrivere significa guadagnare, dunque 1 V. Woolf, “On Re-Reading Novels”, in Virginia Woolf, Collected Essays, Vol.II, London, Chatto & Windus, 1966, p. 126.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Paola Russo Contatta »

Composta da 108 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.