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Un doloroso apprendistato all'agonia: "Os Cus de Judas" di Antonio Lobo Antunes

La scelta di una Tesi di Laurea in Letteratura Portoghese e quella di assumere “Os Cus de Judas” di António Lobo Antunes come suo soggetto sono state contemporanee, se non anche dipendenti l'una dall'altra.
Avevo già letto il romanzo diversi anni prima, rimanendo allo stesso tempo affascinato e turbato da qualcosa che razionalmente non riuscivo a spiegarmi, un impercettibile movimento tellurico di fondo che si manifestava in me ogni volta che mi confrontavo con le sue pagine, attirandomi a sé e respingendomi come un amante irresoluto. Eppure tra le mie letture c'erano già Céline, Kafka, Baudelaire, Emile Cioran, maestri delle scritture estreme, dalla prosa acuminata e sulfurea. In essi la parola acquista davvero dignità e spessore di atto concreto, dalle loro pagine emanano odori, voci, corpi, le loro idee sono sovente di una violenza agghiacciante, un urlo di rivolta capace di far piovere il cielo intero sulla superfice lacerata della terra. La scrittura di Lobo Antunes è un magma incandescente che mette a disagio, disorienta, scompone il creato per reinventarlo con poche pennellate magistrali sotto il tuo naso, con la grazia di chi compie il più ardito gioco di prestigio con la self confidence di chi sta bevendo un bicchier d'acqua.
Illusionista, architetto maniacale della frase, visionario ammalato di malinconia, algebrico direttore d'orchestra, António Lobo Antunes è un boxeur abile tanto nel lavorio ai fianchi quanto nell'attacco diretto a viso scoperto. In entrambi i casi si rimane sopraffatti dalla sua non comune abilità con le parole.
“Os Cus de Judas” è il racconto – in parte autobiografico, in parte romanzato – dell'esperienza dello scrittore arruolato come medico dell'esercito di occupazione portoghese in Angola, negli anni in cui detta occupazione stava per capitolare sotto la sempre più crescente spinta indipendentista africana.
Ma non è solo un romanzo di guerra, “Os Cus de Judas”, o lo è in una accezione decisamente molto più ampia e radicale del termine: la guerra di cui parla Lobo Antunes è sì quella dei soldati, delle armi, degli uomini che vestono uniformi e di quelli che gli si oppongono, del Potere e della violenza; ma è soprattutto la guerra quotidiana che ognuno di noi si trova ad affrontare con se stesso e con gli altri, con l'altro da sé, lo straniero che vive oltre i nostri confini conosciuti e quello che tutte le notti condivide il nostro letto, le nostre abitudini, i luoghi a noi più familiari.
È altresì - come già accennato e come si cercherà di far notare nel corso dell'argomentazione - un'opera di alta scrittura, che fu percepita sin dalla sua pubblicazione (la prima edizione data 1979) come portatrice di una radicale rottura con quello che era stata fino alla seconda metà del Novecento gran parte della letteratura portoghese. Qualcosa, insomma, di mai letto prima, soprattutto nel modo di affrontare un tema-tabù come quello dell'occupazione portoghese in Africa: aperto, diretto, scabroso nel suo portarne alla luce tutti quegli aspetti oscuri, spiacevoli e troppe volte censurati, perché percepiti come macchie sulla coscienza (individuale e collettiva) di cui è preferibile non far parola.
La presente Tesi si sviluppa in tre capitoli, tali quanti i piani temporali che s'incrociano all'interno del romanzo. Un passato remoto - quello dell'infanzia e dell'adolescenza – scisso nella memoria del Narratore tra nostalgia e rifiuto (per il mondo reazionario e borghese della propria famiglia, altresì oppressiva).
Un passato prossimo segnato dall'esperienza della guerra, vissuta e sofferta sulla propria pelle (ma non sarebbe inadeguato dire nella propria anima) per ventisette lunghi mesi. Un'esperienza lacerante e formativa allo stesso tempo. Un doloroso apprendistato all'agonia, senza alcun dubbio, ma allo stesso tempo un insostituibile scuola di vita per il protagonista senza nome del romanzo, dietro cui non c'è altri che lo scrittore stesso.
Infine, il tempo presente: l'incontro con una sconosciuta in un bar di Lisbona, la notte trascorsa insieme tra bevute e memorie (quelle del Narratore: alla fine del romanzo, della donna non avremo carpito che alcuni particolari anatomici e i suoi numerosi silenzi), l'amore consumato nell'appartamento dell'uomo, il distacco tra i due allo spuntare del giorno.
Numerose le tematiche presenti in “Os Cus de Judas”, ognuna delle quali avrebbe richiesto studi approfonditi ed uno spazio ben più ampio di una sola Tesi di laurea.
Scopo del presente lavoro è quello di ripercorrere le tappe di questo viaggio al termine della notte, facendo riferimento sia ai diversi studi sull'opera di Lobo Antunes pubblicati in questi anni, sia lasciando spazio alle innumeri suggestioni che esplicitamente o meno il romanzo generosamente offre.
La speranza di chi scrive è che l'interesse nei confronti di un autore come António Lobo Antunes vada sempre aumentando, soprattutto nelle nuove generazioni di lettori.

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Introduzione La scelta di una Tesi di Laurea in Letteratura Portoghese e quella di assumere “Os Cus de Judas” di António Lobo Antunes come suo soggetto sono state contemporanee, se non anche dipendenti l'una dall'altra. Avevo già letto il romanzo diversi anni prima, rimanendo allo stesso tempo affascinato e turbato da qualcosa che razionalmente non riuscivo a spiegarmi, un impercettibile movimento tellurico di fondo che si manifestava in me ogni volta che mi confrontavo con le sue pagine, attirandomi a sé e respingendomi come un amante irresoluto. Eppure tra le mie letture c'erano già Céline, Kafka, Baudelaire, Emile Cioran, maestri delle scritture estreme, dalla prosa acuminata e sulfurea. In essi la parola acquista davvero dignità e spessore di atto concreto, dalle loro pagine emanano odori, voci, corpi, le loro idee sono sovente di una violenza agghiacciante, un urlo di rivolta capace di far piovere il cielo intero sulla superfice lacerata della terra. La scrittura di Lobo Antunes è un magma incandescente che mette a disagio, disorienta, scompone il creato per reinventarlo con poche pennellate magistrali sotto il tuo naso, con la grazia di chi compie il più ardito gioco di prestigio con la self confidence di chi sta bevendo un 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Roberto Acerra Contatta »

Composta da 106 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.