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Dostoevskij e il demone di Stirner

In questo elaborato ci proponiamo di illustrare un percorso interpretativo basato sul confronto tra due autori tra di loro agli antipodi: il filosofo Max Stirner e lo scrittore Dostoevskij.
Confronto che raggiungerà il suo climax attraverso l'accostamento dell'opera capitale di Stirner, L'unico e la sua proprietà (1845), con le dostoevskijane Memorie dal sottosuolo (1864), in cui la voce narrante presenta delle forti analogie con le idee espresse dal filosofo tedesco. Ciò che è più importante sottolineare è come Stirner faccia parte per Dostoevskij di quell'influsso ideologico di stampo europeo che nella Russia ottocentesca aveva trovato terreno fertile. Il feroce individualismo e amoralismo espresso nell'Unico troverà infatti espressione negli anti-eroi dostoevskijani dei grandi romanzi, dei quali l'uomo del sottosuolo costituisce l'archetipo.
Bisogna inoltre aggiungere che «l'influenza maledetta» di Stirner agisce in modo sotterraneo. Non troviamo infatti riferimenti diretti al filosofo di Bayreuth in tutta l'opera di Dostoevskij, benché l'Unico facesse sicuramente parte della sua biblioteca. È anzi ragionevole pensare che lo scrittore russo fosse entrato in contatto con quest'opera per mezzo di Belinskij, da cui mutua una concezione di «egoismo morale» che avrà un riflesso nelle prime opere degli anni '40. Dopo l'esperienza dei lavori forzati in Siberia Dostoevskij muterà però atteggiamento, condannando con toni sempre più aspri ogni forma di individualismo, giudicandolo come prodotto della decadente cultura occidentale. E lo farà inizialmente attraverso le opere Umiliati e offesi (1861) e Note invernali su impressioni estive (1863), per poi arrivare con le Memorie al suo primo romanzo ideologico. Infine analizzeremo il personaggio di Raskol'nikov di Delitto e castigo (1866), considerando il suo crimine come puro atto egoistico che riecheggia da vicino le idee espresse nell'opera di Stirner.

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INTRODUZIONE In questo elaborato ci proponiamo di illustrare un percorso interpretativo basato sul confronto tra due autori tra di loro agli antipodi: il filosofo Max Stirner e lo scrittore Dostoevskij. Il punto di partenza del nostro percorso è costituito da queste brevi righe: “Оперируя тезисами и понятиями близкими в отдельных случаях к философским идеям Канта, Шопенгауэра, Штирнера, герой «Записок из подполья» утверждает, что философский материализм просветителей и взгляды представителей утопического социализма, равно как и абсолютный идеализм Гегеля, неизбежно ведут к фатализму и отрицанию свободы воли, которую он ставил превыше всего.”1 Anticipiamo in questo modo quello che sarà il fulcro della nostra trattazione, ovvero il confronto tra l'opera capitale di Stirner, L'unico e la sua proprietà (1845) e le Memorie dal sottosuolo (1864), in cui la voce narrante presenta delle forti analogie con le idee espresse dal filosofo tedesco. Ciò che è più importante sottolineare è come Stirner faccia parte per Dostoevskij di quell'influsso ideologico di stampo europeo che nella Russia ottocentesca aveva trovato terreno fertile. Il feroce individualismo e amoralismo espresso nell'Unico troverà infatti espressione negli anti-eroi dostoevskijani dei grandi romanzi, dei quali l'uomo del sottosuolo costituisce l'archetipo. Bisogna inoltre aggiungere che «l'influenza maledetta» di Stirner agisce in modo sotterraneo. Non troviamo infatti riferimenti diretti al filosofo di Bayreuth in tutta l'opera di Dostoevskij, benché l'Unico facesse sicuramente parte della sua biblioteca. È anzi ragionevole pensare che lo scrittore russo fosse entrato in contatto con quest'opera per mezzo di Belinskij, da cui mutua una concezione di «egoismo morale» che 1 F.M. Dostoevskij, Polnoe sobranie sočinenij, Leningrad, Nauka, 1972, t. 5, p. 380. “Utilizzando argomenti e concetti vicini in alcuni casi alle idee filosofiche di Kant, Schopenauer e Stirner, il protagonista delle Memorie dal sottosuolo afferma che il materialismo filosofico degli illuministi e le opinioni degli esponenti del socialismo utopistico, così come l'idealismo assoluto di Hegel, conducono inevitabilmente al fatalismo e alla negazione della libertà di volontà, cosa che giudicava al di sopra di tutto.”. Il corsivo è nostro. 3

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Filippo Berrini Contatta »

Composta da 50 pagine.

 

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