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Il valore pedagogico del gioco. Riflessioni storico-teoriche e tracce operative.

Informazioni tesi

  Autore: Alessia Lattarulo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze pedagogiche
  Relatore: Franca Pesare
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155


Parlare di gioco nel terzo millennio, riferendosi a qualcosa di diverso dal virtuale, farebbe sorridere molti giovani. Per loro, infatti, l’orsacchiotto di pezza è cosa ormai superato, che non soddisfa le loro esigenze ludiche.
La società attuale è all’insegna del virtuale, di tutto ciò che non è tangibile e concreto, nell’ottica di un mondo sempre più impersonale e povero di relazioni.
Attraverso il mio lavoro di tesi, ho cercato di recuperare l’autentico valore pedagogico del gioco, ormai perduto da tempo. Questo, nella prospettiva di proporre una nuova pedagogia del gioco ricca di indicazioni educative e contributi propositivi. In questo senso, un ruolo importante è sostenuto dall’educatore, e con ciò intendo genitori, insegnanti e tutti coloro che sono impiegati nell’educazione del bambino. Quest’ultimo è spesso indifeso di fronte alla diffusione massiccia del male insito nella nuova tecnologia. Perciò la presenza costante di un adulto, che possa intervenire in situazione malsane, è vitale.
Nel primo capitolo, attraverso uno sguardo nel passato, ho descritto la storia del gioco e del giocattolo. Una storia lunga e versatile in base ai cambiamenti culturali e societari nel tempo. Si è partiti, infatti, dal gioco nelle società primitive, passando poi per l’antichità classica, l’età di mezzo, l’età moderna, per giungere all’età contemporanea. Da questo excursus storico è emerso come tanto è cambiato, soprattutto se si fa un confronto diretto tra l’età moderna, ad esempio, e l’era tecnologica. Quindi tra il gioco fatto con le bambole o il trenino e il videogame.
Nel secondo capitolo, attraverso una divagazione storica, ho considerato il punto di vista e il pensiero di molti pedagogisti. Rousseau, Pestalozzi, Froebel, Herbart, Montessori, le sorelle Agazzi, Dewey, Decroly, Claprede, Hessen e Freinet hanno contribuito in maniera rilevante a costruire il significato e il valore pedagogico del gioco. È un percorso cronologico che comincia nella seconda metà del 700 con Rousseau, per concludersi all’inizio del 900 con Freinet. È bene precisare che tanti altri personaggi illustri si sono dedicati al tema del gioco. Malgrado ciò, la mia è un’analisi prettamente storico-pedagogica, lungi da me un’interpretazione psicologica o sociologica.
Comunque, le conquiste dei nostri pedagogisti, hanno gettato le basi per costruire una pedagogia del gioco. Questa non è ancora una scienza autonoma ma si sta lavorando in questo senso, per renderla tale.
Una volta chiarito il percorso storico, nel terzo capitolo, ho sottolineato quale sia il valore pedagogico ed educativo del gioco oggi. Quindi, quali siano le sue funzioni formative: gioco come attività socializzante, con valenze linguistiche, creative e nell’ottica dell’acquisizione dell’autonomia. Questo discorso getta le basi per il costruirsi di una pedagogia del gioco, di non facile attuazione ma ricca di presupposti per realizzarla.
Nel quarto capitolo, dopo aver disegnato un quadro della società attuale, governata e sopraffatta dalla tecnologia, ho descritto quali sono le implicazioni negative a cui va incontro la ludicità. Infatti si è passati molto velocemente dall’orsacchiotto di pezza alla consolle e ai videogiochi. Questi ultimi, puramente virtuali, sopprimono la personalità del giovane e lo rendono omologato e conforme al gioco che va di moda. Tutto ciò è reso possibile, dai computer, ovviamente, ma anche dalla televisione, dai media in generale, da Internet e da tutto ciò che ne scaturisce. Anche per questa disquisizione sono esposti alcuni contributi propositivi, che possono permettere di recuperare il senso educativo della ludicità, superando l’aspetto virtuale.
Infine, nell’ultimo capitolo, ho deciso di raccontare la mia esperienza nella danza. Infatti la letteratura moderna della danza ha fatto grandi conquiste: una molto importante è il Giocodanza®, ovvero una didattica messa a punto da Marinella Santini, che avvicina la danza al gioco. È una forma di educazione realizzata soprattutto per i bambini di età compresa tra i 4 e gli 8 anni, che serve a rendere la lezione meno rigida. Questa forma di gioco può essere utilizzata in molte tipologie di sport, i quali si stanno orientando in quest’ottica. Infatti una conquista recente è la pedagogia dello sport, anche questa non considerata ancora come scienza autonoma, che cerca di unire il gioco alle attività motorie. Per concludere, la danza-gioco ha sicuramente delle finalità educative, rivolte soprattutto ai più piccoli, che possono essere aggiunte alla mia lista di indicazioni operative per rendere esecutivo il recupero del valore pedagogico del gioco.

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INTRODUZIONE Parlare di gioco nel terzo millennio, riferendosi a qualcosa di diverso dal virtuale, farebbe sorridere molti giovani. Per loro, infatti, l’orsacchiotto di pezza è cosa ormai superato, che non soddisfa le loro esigenze ludiche. La società attuale è all’insegna del virtuale, di tutto ciò che non è tangibile e concreto, nell’ottica di un mondo sempre più impersonale e povero di relazioni. Attraverso il mio lavoro di tesi, ho cercato di recuperare l’autentico valore pedagogico del gioco, ormai perduto da tempo. Questo, nella prospettiva di proporre una nuova pedagogia del gioco ricca di indicazioni educative e contributi propositivi. In questo senso, un ruolo importante è sostenuto dall’educatore, e con ciò intendo genitori, insegnanti e tutti coloro che sono impiegati nell’educazione del bambino. Quest’ultimo è spesso indifeso di fronte alla diffusione massiccia del male insito nella nuova tecnologia. Perciò la presenza costante di un adulto, che possa intervenire in situazione malsane, è vitale. Nel primo capitolo, attraverso uno sguardo nel passato, ho descritto la storia del gioco e del giocattolo. Una storia lunga e versatile in base ai cambiamenti culturali e societari nel tempo. Si è partiti, infatti, dal gioco nelle società primitive, passando poi per l’antichità classica, l’età di mezzo, l’età moderna, per giungere all’età contemporanea. Da questo excursus storico è emerso come tanto è cambiato, soprattutto se si fa un confronto diretto tra l’età moderna, ad esempio, e l’era 4   

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