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La relazione tra insicurezza lavorativa e insoddisfazione esistenziale mediata dal supporto familiare. Un’indagine empirica sui lavoratori “atipici”.

Informazioni tesi

  Autore: Claudio Catalano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Riccardo Zuffo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

I lavoratori “atipici” sono coloro che hanno un rapporto di lavoro stabilito da una forma contrattuale lavorativa diversa da quella a tempo indeterminato full time, sia essa part-time, occasionale accessorio, interinale o a progetto ecc. Un vissuto di questi soggetti è l’insicurezza lavorativa: una condizione soggettiva in cui l’individuo sperimenta una minaccia di perdere il posto di lavoro unitamente a un’incapacità percepita di resistere a tale minaccia. L’insicurezza lavorativa consiste in un potente stressor capace di ledere la salute psicologica del lavoratore atipico, sino a fargli vivere una condizione di insoddisfazione esistenziale: una condizione psicofisica di angoscia, disturbi psicosomatici, rabbia, demoralizzazione, esaurimento, rassegnazione, depressione ecc. Questa costellazione di stati mentali e fisici negativi si riverbera potentemente attorno al lavoratore precario, al suo ambiente di vita e, nel caso di nostro interesse, alla sua famiglia. La famiglia del lavoratore atipico viene quindi colpita dalla condizione occupazionale di quest’ultimo, ma il nucleo familiare può anche rivelarsi sorgente di conforto, vicinanza, protezione, affetto e intervenire nella relazione che si crea tra insicurezza lavorativa e insoddisfazione esistenziale. È stata condotta una ricerca correlazionale con l’obiettivo di verificare se due gruppi di lavoratori atipici (coniugati/conviventi e celibi/nubili che vivono nella casa parentale) sperimentano insicurezza lavorativa correlata con insoddisfazione esistenziale e se il supporto affettivo familiare (fornito principalmente dal partner o dai genitori) è in grado di svolgere la funzione di moderatore in questa relazione.

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Introduzione Si definiscono “atipici” quei soggetti che hanno un rapporto di lavoro stabilito da una forma contrattuale lavorativa diversa da quella a tempo indeterminato full time, sia essa part-time, occasionale accessorio, interinale o a progetto ecc. (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2005). È molto incisiva anche la denominazione “precari”, impiegata da Treu (1992) per indicare quelle persone che lavorano con un contratto a tempo determinato, ad esempio di pochi mesi o di 2/3 anni. Una caratteristica di questi soggetti qui approfondita è l’insicurezza lavorativa: una condizione soggettiva in cui l’individuo sperimenta una minaccia di perdere il posto di lavoro unitamente a un’incapacità percepita di resistere a tale minaccia (Ashford et al., 1989; Blau et al., 2004; Chirumbolo, 2003; Davy et al., 1997; Greenhalgh e Rosenblatt 1984; Stewart e Barling, 1996). Si ritiene che i lavoratori atipici, a causa della natura a termine del loro contratto lavorativo, sperimentino insicurezza in misura maggiore rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato (Accornero, 2001; Altieri e Carrieri, 2000; Elman e O’Rand, 2002; Feather e Rauter, 2004; Ferber e Waldfogel, 1998; Mauno e Kinnunen, 2002; OECD, 2002; Panzeri, 2003; Rizza, 2003). L’insicurezza lavorativa consiste in un potente stressor capace di ledere la salute psicologica del lavoratore atipico, sino a fargli vivere una condizione di insoddisfazione esistenziale, definita come un insieme di stati psicofisici quali angoscia, disturbi psicosomatici, rabbia, demoralizzazione, esaurimento, rassegnazione, depressione (Barling et al., 1999; Burchell et al., 2002; Chirumbolo, 2003; De Witte, 1999; Hellgren et al. 1999; Lim, 1996; Watanabe, et al., 2004). Questa costellazione di stati mentali e fisici negativi si riverbera potentemente attorno al lavoratore precario, al suo ambiente di vita e, nel caso di nostro interesse, alla sua famiglia. Viene definita effetto spillover la relazione esistente tra due domini della vita di un soggetto, qui il lavoro precario e la famiglia: l’ansia indotta dall’insicurezza lavorativa si riversa a livello familiare, generando similarità nei due domini (Bolger et al., 1989; Barling e Macewen, 1992; Edwards e Rothbard, 2000; Lim, 1996; Lim e Loo, 2003; Mauno e Kinnunen, 1999b; Voydanoff, 2001; Wallace, 1997). In presenza di questo effetto possono sorgere delle difficoltà nello svolgimento del 1

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