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L'arte ''disco-grafica'' degli anni '70

È ormai riconosciuto il valore del disco come bene culturale, oggetto di tutela e di valorizzazione, di studio e di ricerca, al pari del libro e del film, oltre che come elemento tra i più emblematici della cultura industriale del XX secolo. Dopo le pionieristiche esperienze fonografiche tra la fine dell’800 e il primo decennio del ’900, espressioni tipiche della cultura della macchina, la successiva produzione del disco fu il risultato dell’interazione di conoscenze tecnico-scientifiche e di attenzioni estetiche: sia nella confezione dei supporti (etichette, contenitori) sia nella progettazione delle macchine per la riproduzione del suono. Il cilindro prima, i dischi poi, ma anche i nastri e i successivi supporti fino ai CD, rinviano ad una interrelazione di funzioni e di competenze. In questo senso la storia del disco si connette, come detto in precedenza, a quella della tecnologia applicata (le macchine per l’incisione e la riproduzione del suono), della scienza (soprattutto chimica e fisica), dell’economia (internazionalizzazione della produzione e del commercio), della sociologia e del costume, fino a quella dell’arte e del design che, dapprima in sordina, entrano poi a pieno titolo nella catena per la confezione del prodotto ‘disco’.

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7 INTRODUZIONE Il Novecento, ormai è un luogo comune, è passato alla storia come il cd. “secolo breve”, delimitato dallo scoppio della I Guerra Mondiale (1914) e dalla caduta del Muro di Berlino (1989). Settantacinque anni di un secolo, il XX, gravido di immani tragedie a livello globale, è vero, ma anche, e soprattutto per le generazioni successive al secondo dopoguerra, testimone di una serie di cambiamenti che hanno rivoluzionato per sempre la vita dei cittadini della civiltà occidentale. In prima istanza, per quanto forse banale e perciò mai tenuto in sufficiente considerazione, il fenomeno dell’assenza di conflitti tra le nazioni europee negli ultimi sessantacinque anni ha sicuramente contribuito a preparare il terreno, sia allo sviluppo sempre più accelerato delle vecchie e poi delle nuove tecnologie, sia all’esponenziale accrescimento di quella che veniva e viene ancora indicata come “società di massa”. Secondariamente, in stretta relazione con il punto precedente, i contatti sempre più ravvicinati a livello economico tra Stati Uniti ed Europa prima, e tra i futuri membri dell’Unione Europea poi, hanno consentito un interscambio di cognizioni, esperienze e modalità produttive come mai si era verificato in precedenza. Ed è proprio grazie a questo aspetto che l’arte, sempre più inserita in un circuito di referenza commerciale, viene ad assumere dei connotati che sono tipici del Novecento: la «riproducibilità tecnica», la strettissima connessione col mondo della tecnologia, la possibilità di fruizione da parte di un pubblico sempre più vasto, disomogeneo e magari culturalmente impreparato. Paradigmatica ad esempio è la vicenda della musica. Se ad inizio secolo era ancora possibile, tra i musicisti occidentali, scorgere riflessi di una concezione del proprio essere artisti di stampo romantico-decadentista, con il compositore al centro di un mondo ispirato totalmente dal proprio operare, col trascorrere dei decenni la concezione si andrà orientando verso quella di un artigiano rinchiuso nel proprio laboratorio creativo in cui

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Emanuele Sgrilletti Contatta »

Composta da 114 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.