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Disegni e progetti per tre porte urbane nella Milano napoleonica

Informazioni tesi

  Autore: Stefano D'Acri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Politecnico di Milano
  Facoltà: Architettura
  Corso: Scienze dell'architettura e dell'ingegneria edile
  Relatore: Giovanna D'Amia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

La tesi ha come obbiettivo lo studio e la ricostruzione storica di un aspetto molto importante all’interno della storia milanese, il sistema delle porte urbane costruite all’interno della breve stagione napoleonica, fra il 1796 e il 1815.
In realtà si ipotizzava l’esistenza di un progetto riguardante il sistema daziario e doganale della città di Milano, che doveva coinvolgere le esistenti mura spagnole e modificare le porte di accesso alla città, rendendole degne del periodo e soprattutto adeguandole allo stile neoclassico in voga a quel tempo, diventando anche dei simboli della città e dell’epoca napoleonica.
Tuttavia non si hanno notizie certe a riguardo, non sono state trovate fonti certe o disegni, per cui si può ipotizzare che pur essendoci una volontà in questo senso, nulla venne mai effettivamente realizzato, almeno non nella sua interezza.
Partendo però da questo presupposto, abbiamo deciso di ripercorrere le tappe storiche fondamentali di tre monumenti costruiti in quell’epoca, tre porte urbane, che divennero simboli della città, mentre oggi sono lasciate all’incuria e al degrado; sono state scelte poiché costruite interamente all’interno del periodo napoleonico, mentre altri monumenti vennero terminati solo in epoche successive ( vedi l’Arco della Pace, terminato durante la Restaurazione).
Il progetto più maestoso nonché più complesso dal punto di vista storico è quello per l’Atrio di Porta Marengo (oggi Porta Ticinese) che vede coinvolti, fra il 1800 e il 1815, vari architetti dell’epoca quale Antolini, Pistocchi, Canonica, Pestagalli e Cagnola, con il progetto di quest’ultimo che venne effettivamente realizzato, seppure in maniera incompleta, poiché egli aveva previsto un progetto dall’ampio respiro urbanistico che non venne però mai completato, lasciando come unica testimonianza l’Atrio e i caselli daziari laterali ad esso.
I progetti degli altri architetti erano diversi fra loro, si analizzano attraverso i disegni e si evidenziano le differenze, a livello di simbologia nonché di idee.
Rispetto al precedente, il progetto per il Dazio di Porta Nuova, ha una vicenda meno travagliata e complessa, poiché viene effettivamente realizzata fra il 1810 e il 1813 (un tempo piuttosto breve per l’epoca) anche se non è esente dalla partecipazione di vari architetti, Pestagalli, Cagnola e Zanoja, quest’ultimo progettista del monumento che tutto’ora vediamo a Milano.
In realtà il progetto di Pestagalli era per un uso daziario della porta, idea che emerge in modo netto dai suoi disegni, mentre Cagnola ipotizzò un uso prettamente monumentale della porta; la soluzione, scelta anche per motivi economici, portò ad una fusione delle due simbologie.
Infine si è scelto di trattare anche il progetto di Porta Vercellina, poco conosciuta poiché distrutta alla fine dell’Ottocento, poiché considerata non più utile.
Il progetto fu affidato a Luigi Canonica, nessun altro architetto intervenne in quest’opera, considerata il primo esempio di arco trionfale costruito in pietra, quindi con materiali duraturi e non effimeri come i precedenti; infatti fra i tre progetti analizzati, questo non si lega prettamente al sistema daziario, ma rappresenta comunque uno dei casi di spicco dell’architettura napoleonica milanese.
Il lavoro vuole essere dunque un aiuto per avere una conoscenza maggiore a livello storico di tali monumenti, all’epoca molto importanti e oggi poco considerati, anche se le loro vicende sono state importanti e complesse, nonché rappresentano un epoca storica particolare, spiccando all’interno dei pochi monumenti effettivamente conclusi nel suddetto periodo.

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5 INTRODUZIONE Questo lavoro si concentra sul periodo napoleonico quale epoca di profondo cambiamento in vari ambiti, sociale e politico, ma anche a livello urbanistico, anche se più nelle intenzioni che nelle realizzazioni vere e proprie; in particolare si analizzerà il tema delle porte urbane costruite durante questa breve stagione, fra il 1800 e il 1815. In epoca napoleonica, infatti, il tema delle porte urbane è stato notevolmente importante all’interno del grande rinnovamento urbanistico della città di Milano, poiché si voleva rinnovare il sistema daziario milanese anche tramite un completo rinnovamento delle porte spagnole e l’abbattimento dei bastioni, da tramutare in viali alberati 1 . Le porte dovevano essere un simbolo del cambiamento della città e della nuova società nata con la dominazione francese, per cui dovevano essere adattate allo stile vigente all’epoca; i progetti relativi alle porte vennero affidati ai grandi architetti del tempo, quali Luigi Cagnola, Luigi Canonica e Giuseppe Zanoja. I progetti analizzati in questo studio sono essenzialmente tre, poiché questo è il numero delle porte progettate e realizzate all’interno della stagione napoleonica milanese; ci occuperemo dunque di Porta Marengo, Porta Nuove e Porta Vercellina. Non viene invece trattato il tema dell’Arco della Pace, opera significativa di tale periodo, poiché nasce con una funzione diversa rispetto alle porte di cui ci occuperemo. Viene infatti costruito successivamente al matrimonio fra Eugenio di Beauharnais e Amalia di Baviera del 1806, tramutando in marmo l’arco effimero in gesso e tela progettato da Luigi Cagnola per tale occasione. Nasce quindi con caratteri puramente celebrativi, con l’intento di essere un simbolo della città e un monumento che renda gloria a Napoleone; viene inoltre costruito lungo la strada del Sempione,via che collegava la città di 1 L.Patetta, L’idea della magnificenza civile: architettura a Milano, Electa,Milano, 1978, pp. 23

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cagnola
canonica
milano
napoleone
pestagalli
porte urbane

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