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Lo scorporo della rete fissa nel diritto delle telecomunicazioni in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Giulio Avella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze delle pubbliche amministrazioni
  Relatore: Roberto Borrello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

I servizi che soddisfano esigenze fondamentali della collettività quali i trasporti di linea, le telecomunicazioni, le radiodiffusioni circolari, il recapito della corrispondenza postale, la somministrazione di energia elettrica e di gas naturale, sono tradizionalmente definiti servizi pubblici. Uno dei servizi che si è caratterizzato nel corso degli anni per una continua innovazione tecnologica che ha generato non pochi problemi sia teorici che pratici nei vari settori del diritto, sia a livello nazionale che comunitario, è quello delle telecomunicazioni.
La concomitanza di tre fattori (liberalizzazione, privatizzazione, regolamentazione) ha fatto sì che le telecomunicazioni rappresentassero il settore che, rispetto ad altre utilities, ha maggiormente beneficiato dei processi di riforma intervenuti negli ultimi anni.
Dopo il 1973, sono mutate le condizioni tecnologiche di uso delle telecomunicazioni. La loro evoluzione ha consentito di far transitare sulla rete pubblica numerosi servizi e ha reso anche economicamente conveniente moltiplicare le reti. Si sono, quindi, determinate le condizioni di uno straordinario sviluppo prima della concorrenza sulla rete e poi della concorrenza tra le reti. La Comunità europea è intervenuta con numerose direttive per disporre una crescente liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni fino all' introduzione della piena concorrenza nel 2002.
Nella fase di transizione dal monopolio alla piena concorrenza la semplice applicazione della normativa generale antitrust non sarebbe stata sufficiente a consentire la creazione di un mercato delle telecomunicazioni caratterizzato dalla presenza di una pluralità di operatori in competizione tra loro. A tal fine si rendeva indispensabile un' apposita regolamentazione di settore, basata su una serie di misure “asimmetriche”, volta ad imporre una serie di obblighi agli operatori ex monopolisti (ad esempio le misure di accesso e di interconnessione) indispensabili per permettere la trasformazione di un mercato monopolista in un mercato effettivamente concorrenziale, e quindi precondizione all' operatività della “lex mercatoria”. Aver disegnato, però, solo rimedi comportamentali e non misure più drastiche nei confronti degli ex monopolisti, è stata una risposta inadeguata alla disfunzione da correggere, perché non riesce ad evitare che l' operatore verticalmente integrato ricorra abusivamente alle sinergie tra gestione integrata di rete e fornitura di servizi.
“...Nei settori recentemente liberalizzati, gli ex monopolisti, abituati per anni alla protezione offerta dal regime della riserva legale, una volta che essa è stata eliminata, tendono a replicarne gli effetti tramite comportamenti escludenti, rifiutando ai concorrenti l' accesso ad un' infrastruttura essenziale o pregiudicandone la permanenza nel mercato mediante l' adozione di strategie predatorie...”(AGCM).
Il problema di fondo di una liberalizzazione “zoppa”, il dibattito che in questi anni ha visto contrapporsi un ampio spettro di proposte sul destino dell' ex monopolista (separazione della rete, pareri favorevoli all' acquisto del controllo da parte delle banche al fine di tutelare l' italianità, nazionalizzazione della rete, etc.) e i continui abusi lamentati dai concorrenti di Telecom Italia sono i temi che hanno caratterizzato la storia recente di Telecom, e che meritano un ulteriore importante approfondimento alla luce di quelli che sono stati i cambiamenti avvenuti a partire dal 18 giugno del 2008, data nella quale l' azienda Telecom Italia ha presentato una serie di impegni all' AGCOM. Tali impegni hanno determinato una separazione funzionale della rete di proprietà della società di telecomunicazioni, già monopolista, consistente nella creazione di una divisione “ad hoc” all' interno della società (Divisione Rete), la cui gestione viene affidata ad un organismo indipendente, sotto il controllo sia di organi di controllo interno della società, anch'essi indipendenti, sia dell' Autorità di regolazione. Questa soluzione adottata in Italia ha avuto, nell' esperienza inglese, già effetti positivi sotto il profilo concorrenziale ed è auspicabile che ciò avvenga anche in Italia.

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Introduzione I servizi che soddisfano esigenze fondamentali della collettività quali i trasporti  di   linea,   le   telecomunicazioni,   le   radiodiffusioni   circolari,   il   recapito   della  corrispondenza postale, la somministrazione di energia elettrica e di gas naturale,  sono   tradizionalmente   definiti   servizi   pubblici.   Uno   dei   servizi   che   si   è  caratterizzato nel corso degli anni per una continua innovazione tecnologica che  ha generato non pochi problemi sia teorici che pratici nei vari settori del diritto,  sia a livello nazionale che comunitario, è quello delle telecomunicazioni.  La   concomitanza   di   tre   fattori   (liberalizzazione,   privatizzazione,  regolamentazione) ha fatto sì che le telecomunicazioni rappresentassero il settore  che,   rispetto   ad   altre   utilities,   ha   maggiormente   beneficiato   dei   processi   di  riforma intervenuti negli ultimi anni. Dopo   il   1973,   sono   mutate   le   condizioni   tecnologiche   di   uso   delle  telecomunicazioni.  La loro evoluzione ha consentito di far transitare sulla rete  pubblica   numerosi   servizi     e   ha   reso   anche   economicamente   conveniente  moltiplicare le reti. Si sono, quindi, determinate le condizioni di uno straordinario  sviluppo prima della concorrenza sulla rete e poi della concorrenza tra le reti. La  Comunità   europea   è   intervenuta   con   numerose   direttive   per   disporre   una  crescente   liberalizzazione   del   settore   delle   telecomunicazioni   fino   all'  introduzione della piena concorrenza nel 2002. Nella   fase   di   transizione   dal   monopolio   alla   piena   concorrenza   la   semplice  applicazione della normativa generale antitrust  non sarebbe stata sufficiente a  consentire la creazione di un mercato delle telecomunicazioni caratterizzato dalla            3

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Parole chiave

abuso di posizione dominante
agcom
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giulio avella
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l. 248/06
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