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[email protected] La comunicazione politica ai tempi del web

Non si diventa presidenti di un paese come gli Stati Uniti solo grazie a Facebook o a un blog. Barack Obama, da candidato alle primarie con poco da perdere e tutto da rischiare, ha potenziato al massimo i meccanismi collettivi peculiari dei nuovi media, risvegliando nella popolazione americana quel senso di cittadinanza e di attivismo politico bruscamente interrotto dopo la fine degli anni Sessanta. Quello che questa analisi tenta di capire sono le modalità con cui questo “risveglio” delle coscienze politiche di milioni di americani è stato attivato, attraverso la congiunzione che la prospettiva culturale, economica e innovativa hanno raggiunto durante i ventuno mesi di campagna elettorale. Un sito web ufficiale, un proprio social network (myBO), un profilo personale su tutti i maggiori siti di aggregazione e blogging come Facebook e Twitter, un canale personale su YouTube: gli strumenti online utilizzati dallo staff di Obama sono tantissimi. Ma a prescindere dal genere, la caratteristica fondamentale è una. Sono interattivi. L’utente è incoraggiato a fornire feedback, creare filmati propri, intervenire su forum, e soprattutto organizzare eventi nella propria comunità locale, trasferendo così l’entusiasmo del mondo online in quello reale. Questo ha assicurato ad Obama il voto per la Casa Bianca. Quello che tutti si chiedono ora è se questo tipo di comunicazione con l’elettorato gli sarà utile per le riforme che dovrà affrontare, in primis quella sanitaria. Per ora il movimento di volontari è ancora attivo attraverso Organizing for America, che ha organizzato incontri e dibattiti con il presidente stesso durante tutta l’estate. Ma il voto al Congresso è un’altra cosa, e per Obama sarà la prova del nove.

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7 Introduzione Ecco perché questa campagna non può riguardare solo me. Deve riguardare tutti noi – quello che possiamo fare insieme. (…) Servirà il vostro tempo, la vostra energia e i vostri consigli a farci andare avanti quando saremo nel giusto, e a farci sapere quando non lo saremo. Questa campagna deve essere incentrata sul recupero del senso di cittadinanza, della nostra consapevolezza di una meta comune, e della convinzione che sono pochi gli ostacoli in grado di contrastare la forza di milioni di voci che invocano il cambiamento 1 . Il 4 novembre del 2008 Barack Obama è stato eletto 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. Dal 20 gennaio dell’anno corrente, sulla poltrona più ambita del mondo, siede un giovane afroamericano di 45 anni, originario delle Hawaii, senatore a Washington da appena 5 anni. Secondo i costumi della vecchia politica, questa verginità politico-istituzionale avrebbe reso impossibile una sua candidatura alla Casa Bianca. Secondo il percorso tradizionale, Obama sarebbe dovuto passare attraverso un lento cursus honorum, avrebbe dovuto farsi ossa ed esperienza prima di ottenere un incarico di alto livello. Ma fuori da Washington il mondo cambia a velocità impressionante, e ciò che solo quattro anni fa sembrava impensabile diventa realtà. 1 Obama, Barack, La promessa americana. Discorsi per la presidenza, Roma, Donzelli, 2008, p. 10.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valeria Mencarelli Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4395 click dal 21/01/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.