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Giochi di fuoco: effetti ''speciali'' nel teatro medioevale inglese

Informazioni tesi

  Autore: Simona Di Sabatino Garbati
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Moderne Comparate
  Relatore: Roberta Mullini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

I mystery plays sono dei drammi che fanno riferimento alla storia sacra espressi in un linguaggio semplice e comprensibile a tutti. Nel Medioevo, attorno a queste opere, si sono sviluppati dei cicli ognuno dei quali apparteneva ad una città: solo quattro di essi possono essere considerati completi e sono quelli di Chester, York, Wakefield, ed N-Town. Solitamente i mystery plays venivano portati in scena per un’occasione particolare ovvero la festa del Corpus Christi (da cui prendono anche il nome di Corpus Christy Plays).
Il ciclo di York risale alla seconda metà del ‘300: la messinscena avveniva su carri chiamati pageants e portati in processione per le vie della città attraverso diverse stazioni che permettevano una minore concentrazione di folla e quindi una migliore visuale. I pageants avevano una struttura a due piani ed il livello superiore solitamente rappresentava il Paradiso mentre quello inferiore l’Inferno. Le corporazioni apportavano il contributo maggiore sostenendo tutte le spese per la creazione e manutenzione dei carri. Quello di Chester ha inizio dopo il 1350; qui venivano allestiti dei palchi rialzati chiamati scaffolds sui quali avveniva la rappresentazione. Per quanto riguarda il ciclo di Towneley non si sa come avveniva la messinscena, forse in luoghi fissi o nel round (spazio aperto in cui il pubblico si disponeva in cerchio). Il ciclo di N-Town veniva chiamato così perché non era legato ad una singola località ma di volta in volta alla N si sostituiva un nome della città in cui veniva rappresentato.
Nonostante la scarsa tecnologia del tempo, non mancavano singolari effetti pirotecnici per incantare il pubblico. Il personaggio più sorprendente era il diavolo: aveva una particolare maschera che gli permetteva di lanciare fuoco da bocca, naso ed orecchie; allo stesso tempo però (nonostante l’uso di protezioni) era la persona esposta a maggiore rischio.
Oltre ai diavoli, anche i Wildmen maneggiavano il fuoco: infatti portavano sulla scena cascate di scintille emesse da particolari bastoni “caricati” con polvere da sparo.
I draghi che si vedevano volteggiare sulle scene, erano mossi da razzi posizionati all’interno della loro struttura che permettevano loro di spostarsi in avanti e di tornare indietro su una fune. Naturalmente anche in questo caso c’erano scintille che uscivano dalla bocca. Per quanto riguarda la rappresentazione dell’Inferno, veniva creata una struttura che aveva la forma della bocca di un mostro (Hellmouth) dalla quale gli attori entravano ed uscivano; a questa erano associati zampilli di fuoco e puzza di zolfo.
Ulteriori fiamme servivano ad illuminare la scena e, attraverso particolari combinazioni di combustibili, potevano cambiare colore. L’effetto della loro luce poteva eventualmente essere alterato con l’uso di lenti che permettevano di allargare il campo visivo. Fumo, luce e fuochi riuscivano a creare inganni speciali come quello dell’acqua che bolliva senza essere scaldata, attraverso l’uso di fuochi artificiali capaci di funzionare anche sotto l’acqua.
Per mettere in scena l’opera The Fall of Lucifer, a Chester, la corporazione dei Tanneres si preoccupava di preparare il carro la cui parte inferiore costituiva la Hellmouth mentre al piano superiore sedeva Dio sul suo trono.
A York la rappresentazione del Judgement Day era affidata alla corporazione dei Mercers: l’allestimento scenico era più elaborato anche per la presenza di un particolare macchinario che sollevava ed abbassava l’attore che impersonava Dio. Anche qui era presente la Hellmouth in cui venivano gettate le anime cattive.

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2 INTRODUZIONE Cos’è un mystery play? Questo termine indica un dramma religioso che trae ispirazione dalla storia sacra e deriva direttamente dal dramma liturgico, dal quale si differenzia per alcune sue particolari caratteristiche: abbandona il latino per il dialetto e permette quindi una comprensione più vasta da parte del pubblico, vengono creati dei personaggi che si esprimono in un linguaggio drammatico semplice e popolare, vi è immediatezza e realismo ed il fatto visivo predomina su quello poetico, gli autori tendono sempre a riprodurre più che a interpretare la realtà, lo spettacolo viene rappresentato anche fuori dall’edificio di culto, sulle piazze e nelle strade. La Chiesa, pur essendo la più importante organizzatrice di eventi teatrali, nel Medioevo non era l’unica fonte di divertimenti e spettacoli: in Inghilterra, come nel resto d’Europa, menestrelli, trovatori, cantastorie, mimi, giullari, acrobati, burattinai e prestigiatori giravano per le città e per i castelli offrendo, per un minimo compenso, i loro spettacoli. I mystery plays formavano dei veri e propri cicli incentrati su diversi episodi biblici: ogni città, sufficientemente ricca da poter organizzare queste rappresentazioni, aveva un suo ciclo di plays che illustravano episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Le città che disponevano di scarse possibilità economiche, invece, si limitavano spesso a rappresentare un solo episodio biblico; in tutto il territorio delle Isole Britanniche possiamo trovare testimonianze di cicli misterici ma solo quattro di essi possono considerarsi completi (Chester, York, Wakefield, ed N-Town). I testi dei cicli hanno data abbastanza recente e quindi molto successiva all’inizio delle rappresentazioni 1 ; nel Medioevo questi plays erano chiamati anche “Corpus Christi Plays” 2 con riferimento all’occasione per cui essi 1 R. Mullini e R Zacchi, Introduzione allo studio del teatro inglese, Napoli, Liguori, 2003. 2 E. K. Chambers, The Mediaeval Stage, Oxford, OUP, 1903.

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