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La Corte di giustizia ed il diritto internazionale fra profili interpretativi e questioni procedurali

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Spagnol
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Elisabetta Bergamini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

Analisi del lavoro interpretativo svolto dalla Corte di giustizia europea in relazione al diritto internazionale e alla sua sfera d'incidenza nell'ambito del diritto comunitario. La tesi si concentra sull'interpretazione degli accordi internazionali ratificati dall'Unione e sul punto di vista procedurale, in relazione a quanto previsto da statuto e regolamento di procedura in tema di accordi internazionali .

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3 1) INTRODUZIONE: L’ESPANSIONE DEL DIRITTO COMUNITARIO ED IL CONSEGUENTE POTENZIAMENTO DELLA CORTE DÌ GIUSTIZIA Nel corso della sua storia, la Comunità europea e l'Unione poi hanno sicuramente dimostrato di mantenere una dinamica interna votata al miglioramento e all'ampliamento delle proprie competenze. Se infatti la CECA e poi la CEE nascono come come organizzazioni internazionali c.d. “regionali” con un casus foederis a contenuto prettamente economico, così non si può più considerare a partire dall'Atto Unico Europeo e sopratutto dopo il Trattato di Maastricht. Il coinvolgimento dell'Europa nei campi politico e sociale (per dire i principali), oltre che in quello economico, ha rappresentato il frutto di una scelta politica che non è sempre stata coerente con sé stessa, ma del cui dato non si può discutere, attesi i grandi cambiamenti che questo tipo di scelte hanno portato anche nella vita quotidiana degli europei. Con l'ampliamento di queste competenze, è stato inevitabile che nel corso del tempo diventasse essenziale, per l'Europa, attuarsi come organizzazione internazionale capace di dialogare con i propri vicini, ma non solo. L'epoca della decolonizzazione, i nuovi mercati, la guerra fredda prima, e poi la globalizzazione e l'allargamento e Est della Comunità hanno reso necessario che questo rapporto con il resto del mondo fosse il più collaborativo possibile, ma che soprattutto esprimesse una posizione comune a fronte dell'innata voglia di protagonismo a cui è votato il Vecchio Continente da sempre in politica estera. Per avere gli strumenti adatti a queste sfide di non poco conto, le istituzioni comunitarie hanno dato prova nel corso degli anni quantomeno di saper rispondere in tempo alle sollecitazioni provenienti dall'esterno. Certamente, da un punto di vista politico, l'istituzione che più di tutte ha rappresentato il simbolo di questo lavoro è stata la Commissione, l'esecutivo che è riuscito ad entrare anche nella percezione degli europei quale sorta di “governo sovranazionale” a cui bisogna guardare, perché consci della importanza delle sue scelte, al pari delle scelte del proprio governo nazionale. Ma se dal punto di vista delle relazioni esterne, la Commissione ha svolto il proprio ruolo quale organo politico, scegliendo man mano la linea da dare alla politica estera dell'Unione (con l'apporto divenuto sempre più importante, ora essenziale perché istituzionalizzato, del Consiglio Europeo), un osservatore attento non mancherà di notare come la Corte di Giustizia in quest'ambito sia stata, giuridicamente parlando, il vero “guardiano dei trattati” (espressione sovente utilizzata per indicare esclusivamente la Commissione, ma di cui forse si è eccessivamente abusato). Infatti, la Corte nel corso del tempo ha svolto un ruolo di verifica sempre più precisa e puntuale ogniqualvolta l'Europa

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