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Effetti di tre tipi di riscaldamento diversi su prestazioni importanti nel calcio

Il riscaldamento è molto importante prima di una pratica sportiva, ma ci sono pochi studi sugli sport di squadra che ne parlano e approfondiscono l’argomento. Gli obiettivi di questa tesi sono quelli di mettere a confronto 3 diverse tipologie di riscaldamento pre-gara nel gioco del calcio e di valutarne l’efficacia in fase acuta, ovvero la condizione dell’atleta all’inizio della prestazione. La prima tipologia di riscaldamento è l’attuale protocollo di riscaldamento che la prima squadra dell’A.C. Chievo Verona pratica prima delle partite. La seconda tipologia è il protocollo PostActivation Potentiation (PAP) che consiste nel far eseguire all’atleta uno sforzo massimale per beneficiare successivamente dell’effetto PAP. La terza procedura di riscaldamento, chiamata Small Side Games (SSG), consiste nel disputare 3 partite, della durata di 2 minuti ciascuna, 3 giocatori contro 3 giocatori, ciascuna in campi di dimensioni diverse. Questo studio si è svolto al termine della stagione sportiva (giugno – luglio) su 10 giocatori dilettanti dai 20 ai 27 anni. I partecipanti hanno svolto cinque sedute totali, le prime due di familiarizzazione della durata di circa 60 minuti dove sono stati fatti conoscere i test e ricavati i valori basali per ognuno di essi (Baseline). Le altre 3 sedute sono durate circa 90 minuti e sono servite per testare i tre protocolli di riscaldamento (una seduta per ogni tipo di riscaldamento). L’atleta iniziava con 5 minuti di corsa di riscaldamento al 60% di HRmax. Al termine dei 5 minuti è iniziato immediatamente il protocollo di riscaldamento da testare (PAP o SSG o Chievo). Al termine del riscaldamento l’atleta aveva a disposizione 4 minuti di recupero. In questo arco di tempo gli veniva immediatamente richiesto di esprimere lo sforzo percepito (RPE) per mezzo della Scala di Borg, veniva rilevato il battito cardiaco, la temperatura interna e prelevata una goccia di sangue per analizzare la quantità di lattato presente. Allo scadere dei 4 minuti il soggetto è stato sottoposto al Contro Movimento Jump Test (CMJ), al Reactive Agility Test (RAT), e al Repeated Sprint Ability Test (RSA). Questi test sono stati eseguiti sempre nello stesso ordine e senza tempo di recupero fra uno e l’altro. L’analisi dei dati e la relativa discussione viene organizzata calcolando la media e la deviazione standard dei risultati di tutti i soggetti in ogni test, confrontando le tre diverse tipologie di riscaldamento tra di loro e con il Baseline. Analizzando i valori rilevati, sono risultate alcune evidenti differenze significative. Nelle misure prestazionali, abbiamo trovato nel contro movimento jump dati significativi riguardanti il protocollo SSG, mentre nel tempo di reazione riguardanti il protocollo PAP. Per i dati fisiologici le differenze significative le abbiamo osservate nell’aumento della concentrazione di lattato ematico dopo i riscaldamenti SSG e Chievo, e un piccolo incremento verificatosi nel protocollo PAP. Nei dati riguardanti l’aumento della percezione dello sforzo la differenza è stata significativa in tutti e tre i protocolli nei confronti del Baseline. Per quanto riguarda la frequenza cardiaca i dati significativi sono presenti in tutti e tre i protocolli nei confronti del Baseline, mentre solo in quelli di SSG e Chievo nei confronti del PAP. L’ultimo dato fisiologico rilevato, ovvero la temperatura interna del corpo ha portato a delle differenze nel SSG e Chievo nei confronti sia del Baseline che del PAP.
Tenendo presente tutti i risultati ottenuti e confrontati, si può giungere alla conclusione che il riscaldamento che ha ottenuto risultati migliori, o meglio quello che permette all’atleta di affrontare la partita di calcio nella condizione fisica migliore, sia il protocollo SSG, a conferma del fatto che un warm up con l’utilizzo del mezzo specifico (pallone) dà buoni risultati. Concludendo è da precisare il fatto che con questo studio si sono voluti indagare gli effetti dei tre protocolli di riscaldamento sulla prestazione, e l’ambito della prevenzione degli infortuni va al di là degli obiettivi di questa tesi.

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INTRODUZIONE Il riscaldamento, detto anche “warm up”, è una pratica importante e preliminare ad una prestazione fisica sia a livello dilettantistico, professionistico che d’elite. Consente di poterla svolgere nelle migliori condizioni, preparando il corpo agli sforzi che dovrà affrontare e riducendo i rischi di lesioni che potrebbero verificarsi sollecitando muscoli ed articolazioni “a freddo”, basandosi sul principio che il riscaldamento non deve portare alla fatica e all’esaurimento dei substrati energetici. La maggior parte degli effetti fisiologici del riscaldamento sono da attribuirsi all’aumento della temperatura: “una maggiore temperatura nell’organismo che lavora, facilita la performance” (Asmussen e Boye, 1945). Gli effetti che dipendono dalla temperatura provocano diversi tipi di conseguenze:  diminuzione della resistenza di muscoli e articolazioni, in modo che venga spesa meno energia per far scorrere le fibre muscolari una sull’altra, “un leggero riscaldamento riduce la resistenza passiva dell’articolazione metacarpale umana del 20%” (Wright e Johns, 1961).  l’aumento della velocità di trasmissione degli impulsi nervosi migliora le funzioni del sistema nervoso centrale (Karvonen, 1992)  a livello ematico favorisce la liberazione dell'ossigeno dai globuli rossi alle cellule, rendendo queste, più pronte a produrre energia attraverso un aumento dell’apporto di ossigeno nel muscolo, causato da uno spostamento a destra della curva di dissociazione dell’emoglobina e dalla vasodilatazione dei vasi sanguigni muscolari (McCutcheon et al., 1999). L’emoglobina infatti, ha una tensione di ossigeno di 30 mm Hg, rilascia a 41°C almeno il doppio dell’ossigeno rispetto a quanto ne rilascia a 36°C; inoltre l’ossigeno si dissocia dall’emoglobina circa il doppio più rapidamente (Barcroft e King, 1909). E’ stato dimostrato un effetto simile anche sulla curva di dissociazione della mioglobina (Theorell, 1934), anche se l’effetto della temperatura è minore (Bishop, 2003a).  si ha un’accelerazione della reazioni ossidative, dovuto alla produzione di energia aerobica attraverso l’accelerazione delle reazioni associate alla fosforilazione ossidativa (Koga et al., 1997). In questo modo, aumentando la temperatura muscolare 4

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Motorie

Autore: Matteo Zambello Contatta »

Composta da 31 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2369 click dal 01/04/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.