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Burattini, marionette e disagio mentale

La presente ricerca si rivolge all'area del disagio mentale: espressione che indica molti e diversi tipi di sofferenza. Si è voluto utilizzare una formula ampia per indicare una fatica a vivere connotata da difficoltà di ordine relazionale, nel rapporto con se stessi e con il mondo. Si indica con questo termine un effetto e non una causa: un tipo di malessere che, qualunque ne sia l'origine, si manifesta come difficoltà o impossibilità a instaurare una comunicazione e quindi comporta un'esclusione dalle dinamiche sociali. Tale impossibilità di comunicazione si manifesta esplicitamente nelle psicosi - aree di distruzione delle strutture simboliche - ma lo stesso sintomo si verifica anche come conseguenza di problemi di altro genere, quali handicap di origine fisiologica o disadattamento.
Si è ormai consolidata la convinzione che un intervento in questo ambito con uno strumento teatrale possa arrecare grandi benefici. L'idea di teatro che si vuole qui proporre è quella di uno spazio e un tempo di incontro e comunicazione, di partecipazione ed espressione.
Sembra opportuno sottolineare che non si vuole qui affrontare il tema da una prospettiva strettamente psicoterapeutica, nonostante un discorso sulla psicoterapia paia non eludibile. Non ci si chiede tanto se il teatro possa guarire o contribuire a una guarigione clinica; la domanda che ci si pone è piuttosto se il teatro - e nello specifico, il teatro di burattini - possa servire a superare almeno parzialmente l'esclusione, ripristinando una possibilità di comunicazione. Ritrovare un canale di comunicazione non significa certo guadagnare la salute, trovare la guarigione, ma senza dubbio comporta l'eliminazione di un radice del disagio, aiutando a migliorare la qualità della vita. Si tratta insomma di aiutare a vivere meglio.

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5 INTRODUZIONE La presente ricerca si rivolge all'area del disagio mentale: espressione che indica molti e diversi tipi di sofferenza. Si è voluto utilizzare una formula ampia per indicare una fatica a vivere connotata da difficoltà di ordine relazionale, nel rapporto con se stessi e con il mondo. Si indica con questo termine un effetto e non una causa: un tipo di malessere che, qualunque ne sia l'origine, si manifesta come difficoltà o impossibilità a instaurare una comunicazione e quindi comporta un'esclusione dalle dinamiche sociali. Tale impossibilità di comunicazione si manifesta esplicitamente nelle psicosi - aree di distruzione delle strutture simboliche 1 - ma lo stesso sintomo si verifica anche come conseguenza di problemi di altro genere, quali handicap di origine fisiologica o disadattamento. Si è ormai consolidata la convinzione che un intervento in questo ambito con uno strumento teatrale possa arrecare grandi benefici. L'idea di teatro che si vuole qui proporre è quella di uno spazio e un tempo di incontro e comunicazione, di partecipazione ed espressione. Sembra opportuno sottolineare che non si vuole qui affrontare il tema da una prospettiva strettamente psicoterapeutica, nonostante un discorso sulla psicoterapia paia non eludibile. Non ci si chiede tanto se il teatro possa guarire o contribuire a una guarigione clinica; la domanda che ci si pone è piuttosto se il teatro - e nello specifico, il teatro di burattini - possa servire a superare almeno parzialmente l'esclusione, ripristinando una possibilità di comunicazione. Ritrovare un canale di comunicazione non significa certo guadagnare la salute, trovare la guarigione, ma senza dubbio comporta l'eliminazione di un radice del disagio, aiutando a migliorare la qualità della vita. Si tratta insomma di aiutare a vivere meglio. Ci si chiede dunque se il teatro di burattini possa essere uno strumento valido nelle mani di chi abbia il desiderio di ristabilire un contatto con persone sprofondate nell'isolamento. Si tratta in realtà sempre e comunque di terapia, non in senso specificamente medico ma in quello, lato e originario, di prendersi cura, rispondendo ad un'esigenza di esprimere solidarietà verso altri esseri umani dalla cui sofferenza ci si sente interpellati. In questo senso, l'intervento nel disagio mentale pare non dover essere di carattere esclusivamente medico: la gente di teatro ad esempio, in quanto depositaria di un'arte della comunicazione, può avervi un ruolo non secondario. Specialmente dove il canale verbale è inservibile, in quei casi ad esempio in cui si verifica uno scollamento tra parola e significato, in cui il verbo ha perso la sua pregnanza, il teatro può essere preziosissimo nell'offrire un canale alternativo di comunicazione. 1 cfr.G.PANKOW, L'homme et sa psychose, Aubier, Paris 1969.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Laura Giuliana Cassio Contatta »

Composta da 191 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 8126 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 32 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.