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Vietnam: dai fuochi delle guerre al Doi Moi

Informazioni tesi

  Autore: Claudio Loi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Annamaria Baldussi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

Vietnam. La sola parola riporta alla mente ben più di un paese. È difficile infatti non riuscire ad accostare questo nome alla parola guerra, e tenere lontane dal pensiero collettivo le immagini dei fuochi e della sofferenza giunta nelle nostre case attraverso la macchina da presa americana. È innegabile affermare che nell’immaginazione popolare, il nome si è caricato via via di passioni al punto che, in una sequenza casuale di nazioni, il Vietnam è quella che è sempre palpitante, che sempre cattura l’attenzione. Ma la fama che ha perseguitato il Paese dai disordini del 1950 si è trasformata, grazie a al tempo e a un diverso orientamento delle politiche economiche, e si è giunti alla normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti.
All’inizio degli anni ’90 i titoli dei giornali cominciarono a gridare “Good Morning Vietnam” sebbene la vera ripresa non fosse ancora iniziata. Oggi il Vietnam è una nazione in ascesa. La sua capitale, Hanoi, fu fondata con il nome di Thang Long, che significa “il dragone ascendente”, un’immagine che si addice all’intero Paese. L’ascesa ebbe inizio nel 1986 quando il Governo abbandonò il controllo dell’economia e lanciò la doi moi, una politica di riforme fiscali orientate al mercato mondiale. La doi moi ha risollevato il Vietnam da un decennio di privazioni post belliche e ne ha consentito un rinnovamento, portandolo a divenire una delle cosiddette Piccoli Tigri del sud-est asiatico .
Nel 2005 ci fu la prima visita di un leader comunista vietnamita negli Stati Uniti: il Primo Ministro Phan Van Khai suonò simbolicamente il campanello della Borsa di Wall Street, come gesto simbolico di rottura con l’economia pianificata. Invero, l’economia vietnamita proprio nel 2005 ha registrato un tasso di crescita dell’8,4%, e gli ultimi dati forniti dagli osservatori internazionali rimangono stabili a un tasso dell’8% annuo, uno dei tassi di crescita più rapidi al mondo. Il Vietnam è il secondo esportatore mondiale di caffé e il maggior esportatore di pepe. I commerci con gli Stati Uniti sono cresciuti di cinque volte nei primi anni del nuovo millennio, la Nike è oggi la società privata più grande del Paese e gli investimenti di dollari sono continui e copiosi.
Alla luce di questa straordinaria crescita prende scopo la mia ricerca, che tuttavia risulterebbe mancante se non venisse preso in considerazione il “vecchio Vietnam”, quel Paese che senza averlo chiesto venne trascinato sulla bocca di tutti, un nome che nell’occidente nacque dalla passione politica, dalla promessa di Utopia ove non si riconoscevano solo i “comunisti”, ma tutti coloro che credevano fermamente nella sincerità di Ho Chi Minh, quando affermava: « Niente è più prezioso dell’indipendenza e della libertà ». Sarà da questa importante figura storica che prenderà luogo il nostro percorso, passando attraverso i fervori delle due guerre che il Paese ha sopportato sul suo territorio, continuando con le vicende di un dopoguerra difficile, caratterizzato da scontri di confine e da un’economia postbellica, giungendo infine all’epoca contemporanea dei finanziamenti diretti esteri e del Doi Moi, ove il Vietnam contempla davvero il suo Buon Giorno.

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Introduzione La piccola tigre del sud-est asiatico Vietnam. La sola parola riporta alla mente ben più di un paese. È difficile infatti non riuscire ad accostare questo nome alla parola guerra, e tenere lontane dal pensiero collettivo le immagini dei fuochi e della sofferenza giunta nelle nostre case attraverso la macchina da presa americana. È innegabile affermare che nell’immaginazione popolare, il nome si è caricato via via di passioni al punto che, in una sequenza casuale di nazioni, il Vietnam è quella che è sempre palpitante, che sempre cattura l’attenzione. Ma la fama che ha perseguitato il Paese dai disordini del 1950 si è trasformata, grazie a al tempo e a un diverso orientamento delle politiche economiche, e si è giunti alla normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti. All’inizio degli anni ’90 i titoli dei giornali cominciarono a gridare “Good Morning Vietnam” sebbene la vera ripresa non fosse ancora iniziata. Oggi il Vietnam è una nazione in ascesa. La sua capitale, Hanoi, fu fondata con il nome di Thang Long, che significa “il dragone ascendente”, un’immagine che si addice all’intero Paese. L’ascesa ebbe inizio nel 1986 quando il Governo abbandonò il controllo dell’economia e lanciò la doi moi, una politica di riforme fiscali orientate al mercato mondiale. La doi moi ha risollevato il Vietnam da un decennio di privazioni post belliche e ne ha consentito un rinnovamento, portandolo a divenire una delle cosiddette Piccoli Tigri del sud-est asiatico 4 . Nel 2005 ci fu la prima visita di un leader comunista vietnamita negli Stati Uniti: il Primo Ministro Phan Van Khai suonò simbolicamente il campanello della Borsa di Wall Street, come gesto simbolico di rottura con l’economia pianificata. Invero, l’economia vietnamita proprio nel 2005 ha registrato un tasso di crescita dell’8,4%, e gli ultimi dati forniti dagli osservatori internazionali rimangono stabili a un tasso dell’8% annuo, uno dei tassi di crescita più rapidi al mondo. Il Vietnam è il secondo esportatore mondiale di caffé e il maggior esportatore di pepe. I commerci con gli Stati Uniti sono cresciuti di cinque volte nei primi anni del nuovo millennio, la Nike è oggi la società privata più grande del Paese e gli investimenti di dollari sono continui e copiosi. Alla luce di questa straordinaria crescita prende scopo la mia ricerca, che tuttavia risulterebbe mancante se non venisse preso in considerazione il “vecchio Vietnam”, quel Paese che senza averlo chiesto venne trascinato sulla bocca di tutti, un nome che nell’occidente nacque dalla passione politica, dalla promessa di Utopia ove non si riconoscevano solo i “comunisti”, ma tutti coloro che credevano fermamente nella sincerità di Ho Chi Minh, quando affermava: « Niente è più prezioso dell’indipendenza e della libertà ». 5 Sarà da questa importante figura storica che prenderà luogo il nostro percorso, passando attraverso i fervori delle due guerre che il Paese ha sopportato sul suo territorio, continuando con le vicende di un dopoguerra difficile, caratterizzato da scontri di confine e da un’economia postbellica, giungendo infine all’epoca contemporanea dei finanziamenti diretti esteri e del Doi Moi, ove il Vietnam contempla davvero il suo Buon Giorno. 4 Cfr. James Sullivan, Vietnam, cit. p. 10, White Star, Vercelli 2007 5 Cfr. G. Zincone, D. Tornquist, Viaggio in Vietnam, TCI, Milano 1991 3

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