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I reati culturali e di genere. Delitto d'onore, aborto selettivo e mutilazioni genitali femminili.

Il coesistere di culture intrinsecamente differenti implica la comprensione e il reciproco rispetto di valori e regole, ma questo spesso non accade qualora l’osservanza di una determinata pratica contrasti con leggi o principi etici e morali del gruppo di maggioranza. In tal caso la rivendicazione dell’identità culturale - diritto legittimo e prezioso fattore di arricchimento in una società multietnica - può divenire motivo di contrasto, portando a giudicare pratiche culturali come veri e propri reati, reati culturali per la precisione, essendo il loro esercizio dettato da un modello culturale diffuso e riconosciuto all’interno del proprio gruppo di appartenenza. Il presente lavoro si focalizza su determinate pratiche che coinvolgono la differenza culturale ma violano alcuni diritti umani fondamentali: l’aborto selettivo largamente praticato in Cina, il delitto d’onore assai diffuso lungo tutta l’area mediorientale e la pratica delle mutilazioni genitali femminili. Dall’analisi dei fenomeni si evince come in alcuni paesi i modelli culturali possano avere un impatto negativo sulla vita delle donne più che su quella degli uomini, in quanto una parte sicuramente più consistente del tempo e dell’energia delle donne confluisce nella vita privata, familiare e domestica, ambito in cui, si tramandano costumi e valori. La regolamentazione della vita personale, familiare, sessuale e riproduttiva, dunque, coinvolge e spesso ostacola la vita delle donne; quando questo accade, le pratiche culturali che si attuano in violazione di loro diritti individuali fondamentali divengono non solo “reati culturali”, ma anche “reati di genere”.

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1 INTRODUZIONE Non conoscere affatto determinate realtà che invece caratterizzano la mia società e quelle di altri paesi è stato un fattore determinante nella scelta dell’oggetto della tesi. L’interesse per la materia dei diritti umani e il senso di profonda ingiustizia determinato dalla consapevolezza che quasi sistematicamente questi diritti vengano violati, hanno costituito il punto di partenza; immediatamente seguito dalla decisione di trattare una particolare forma di violazione costituita dal fenomeno dei cosiddetti “reati culturali”. Questa espressione è stata usata da Sergio Ferlito, docente di Diritto Ecclesiastico presso l’Università di Catanzaro, nel suo libro Le religioni, il giurista e l’antropologo, per indicare tutti quei reati che vengono compiuti nell’osservanza di una pratica culturale 1 . L’emergere del problema dei reati culturali è senza dubbio legato all’avvento della globalizzazione che, mettendo in contatto tra loro popolazioni appartenenti a diverse etnie, ha favorito la formazione di società multiculturali. La convivenza di gruppi diversi all’interno di una stessa area geografica ha evidenziato profonde differenze sotto molteplici punti di vista, tutti accomunati da una matrice unica, quella culturale. Ogni cultura, infatti, detta ai suoi membri modelli di comportamento che orientano l’intero ambito delle attività umane: la vita sociale, educativa, religiosa, economica, la sfera pubblica e quella privata. È proprio quest’ultima, però, a rappresentare il contesto dove ha luogo la prima trasmissione di cultura, ovvero l’ambito della vita familiare, all’interno del quale i vari modelli di comportamento vengono trasmessi di genitore in figlio, garantendone così la prosecuzione. La trattazione del primo capitolo si sofferma su come alcuni aspetti della vita privata degli individui - quali la sfera educativa, sessuale e riproduttiva - costituiscano un punto di riferimento centrale nella maggioranza delle culture nonché un tema dominante nelle regole e nelle pratiche culturali 2 . 1 S. Ferito, Le religioni, il giurista e l’antropologo, Rubbettino Editore, Roma 2005. 2 S. Moller Okin, “Multiculturalismo e femminismo. Il multiculturalismo danneggia le donne?”, http://www.swif.uniba.it/lei/filpol/okin.htm

Laurea liv.I

Facoltà: Lingua e Cultura Italiana

Autore: Silvia Muraca Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.