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Possibilità ed estetica in Pietro Chiodi

Nella tesi "Possibilità ed estetica in Pietro Chiodi" s'intende fornire un apparato filosofico introduttivo all'opera critica del filosofo bresciano. Troppo poco è infatti il materiale attualmente a disposizione: opera scrupolosa e imprescindibile per chiunque si avvicini allo studio del cammino filosofico di Pietro Chiodi dell'allievo Giuseppe Cambiano.
ll nostro lavoro ha inteso la nozione di possibilità quale categoria centrale e ineludibile per la posizione del problema di una relazione fra l’essere e l’esistenza. Con sforzo simile abbiamo cercato di inquadrare l'esegesi chiodiana all'interno della critica estetica contemporanea; non già o non tanto rivolgendosi alla “teoria dell’arte” a cui Chiodi in verità ha dedicato ben pochi contributi, ma facendo della riflessione sul senso (Sinn), del rapporto fra l’esistente e le cose nel mondo (la materia, per esempio, nel capitolo Sartre e il marxismo), un momento inevitabile della ricerca.

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Introduzione Nell’opera filosofica di Pietro Chiodi (1915-1970) il problema della razionalità viene posto come problema innanzi tutto esistenziale. Questo riconoscimento fondamentale stabilisce una connessione inscindibile fra l’ordine della verità e l’ordine inalienabile della finitudine umana. Oltrepassando l’assunto metafisico tradizionale, postulante una netta contrapposizione fra essere ed esistenza, Chiodi ha saputo procurare alla filosofia gli strumenti speculativi adeguati affinché essa possa rivolgersi, in modo più profondo e proficuo, alla risoluzione delle questioni che concernono l’uomo considerato in ogni sua manifestazione. Il nostro lavoro, per illustrare lo sviluppo del cammino filosofico di Chiodi, ha dunque inteso mettere al centro la nozione di possibilità quale categoria centrale e ineludibile per la posizione del problema di una relazione fra l’essere e l’esistenza. Nel caso di Chiodi, si rivela infatti decisivo rimarcare il carattere di ricerca che anima e sostiene il cammino filosofico. In particolare la ricerca filosofica si mostrava come una ricerca inesausta, originariamente aperta, senza il veto di restrizioni predeterminanti, alla pluriformità delle realizzazioni possibili; ma a questa affermazione è possibile accompagnare l’ingenua conclusione che veda nella filosofia un pensiero della forza e della conquista. In altre parole, dire che la filosofia non può subire restrizioni che pregiudichino in anticipo i suoi risultati, significa definire la filosofia come libertà del pensare e del domandare, ma non come pensiero libero dalla libertà stessa. La libertà è il suo stesso limite perché è il limite e la condizione aperta dell’esistenza stessa. Sotto questo profilo la categoria dell’aver-da-essere, ossia la categoria della possibilità, offriva a Chiodi la condizione tanto per una risoluzione positiva del rapporto dell’esistente all’essere, quanto per la prospettiva dolorosa e lacerante di un suo fallimento. In questo senso non era possibile dar campo a quelle filosofie che interpretano i limiti e le condizioni del pensiero finito in un senso assolutamente 3

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giuseppe Manfrè Contatta »

Composta da 64 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.