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La scena del re. Diritto e teatro dai Tudor agli Stuart.

Informazioni tesi

  Autore: Giancarlo Nicoletti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Francesco Migliorino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 140

Questo lavoro di ricerca intende portare alla luce i rapporti fra diritto, potere e teatro in età elisabettiana. L'autore parte dalla constatazione che la particolarità di tale periodo storico del teatro sta nel fatto che la sua fioritura e la sua gloria
vanno, con ogni probabilità, imputati al rapporto osmotico che il teatro elisabettiano ebbe con il potere monarchico. E si può parlare di osmosi perché, se da un lato, senza la protezione e l’attività propulsiva dei sovrani, il dramma elisabettiano non sarebbe stato quell’esperienza unica che gli storici sono concordi nel ravvisarvi, dall’altro, gli stessi regnanti utilizzarono la forza della scena per creare una propria iconografia, per veicolare messaggi, per imporre senso e consenso.
La prima parte del lavoro è stata dedicata al rapporto che il potere monarchico intrattenne col teatro e con le forme spettacolari in genere, utilizzando la forma drammatica dei cd. interludi per veicolare messaggi politico – religiosi in epoca riformista e facendo del teatro un mezzo per rappresentare la sovranità in maniera teatrale e spettacolare, attraverso le Royal Entries e i Masques di corte, così da orientare le masse verso “ l’ardua e costante venerazione del corpo politico . ”
Il secondo capitolo tratta del sistema della censura sulle opere teatrali, nata dalla necessità di contenere gli eccessi comunicativi della scena, in un periodo tanto delicato, a livello ideologico, quanto quello della Riforma. La censura elisabettiana trovò, nell’istituzione di un apposito censore statale, il cd.'Master of Revels', secolarizzato dal potere ecclesiastico, un elemento caratterizzante unico nell’ambito europeo coevo e moderno.
La terza parte della ricerca considera le implicazioni della copiosa legislazione sull’attività teatrale, divenuta sempre più frequente dopo la nascita e lo sviluppo del teatro professionale. Un apposito approfondimento, su atti normativi e paranormativi, è stato dedicato al particolare conflitto di giurisdizione sul controllo delle scene, che si creò, verso la fine del Cinquecento, fra il potere locale della City di Londra e quello della corte reale, fino a risolversi nella svolta autocratica dei sovrani Stuart.
L’ultimo capitolo è stato, infine, dedicato alla nascita del teatro commerciale, e alle conseguenze giusprivatistiche nella regolamentazione di questo nuovo soggetto. E’ proprio in epoca elisabettiana che si assiste, infatti, al sorgere del primo diritto
commerciale applicato alle compagnie teatrali, organizzate come società di persone, con un proprio capitale e con regole sociali tipiche, nonché alla creazione della nuova figura dell’impresario teatrale.

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I PROLOGO Ludus animo debet aliquando dari, ad cogitandum melior ut redeat tibi. ( Fedro, Lib.III Fab.XIV ) A prima vista, una ricerca storico – giuridica che abbia ad oggetto i rapporti tra diritto e teatro in età elisabettiana, potrebbe apparire pretestuosa, a tratti bizzarra, oppure poco attinente. Effettivamente, che questa possa essere la prima impressione del giurista, o dello storico del diritto italiano, di fronte ad un tale ambito di ricerca, non può stupire. I motivi alla base di tale diffidenza potrebbero essere i più svariati, e probabilmente fondati sul fatto che una identica ricerca, che avesse ad oggetto l’Italia, della stessa epoca storica o di altre, risulterebbe piuttosto povera di risultati, fonti e riflessioni. Ciò non solo perché il teatro in Italia è da sempre considerato un privilegio per pochi e raramente ha avuto un ruolo centrale nel sistema culturale, ma soprattutto per la particolare, quanto unica, fisionomia dell’esperienza del dramma elisabettiano, e di quello inglese in generale. Il lettore che volesse, dunque, approcciarsi privo di pregiudizi alla lettura delle pagine seguenti, dovrà tenere conto che quella del teatro elisabettiano è un’esperienza unica nel suo genere, circoscritta in ambito inglese, e i cui riflessi e le cui connessioni con la politica, il sentire comune, la vita quotidiana, e di conseguenza anche il diritto, sono innumerevoli e vanno al di là di quanto si potrebbe pensare.

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