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L'ékfrasis della Sicilia nell'opera di Vincenzo Consolo

Questa tesi analizza le descrizioni che fa Vincenzo Consolo della Sicilia in "Il sorriso dell'ignoto marinaio", "Retablo", "Le pietre di Pantalica" e "L'olivo e l'olivastro", mostrando come lo scrittore siciliano colga l'essenza dell'isola, scandagliandola nelle sue contraddizioni. Ecco allora la terra leggendaria, mitica e storica o quella schiacciata dall'arretratezza, dai problemi economici, dalla mafia. Consolo riesce, anche grazie al distacco del suo essere 'esule', a guardare in maniera lucida alla propria terra e sceglie di raccontarla. Raccontarla e descriverla. Descrivendo la Sicilia lo scrittore ne denuncia i problemi e conserva la memoria di mondi ormai scomparsi.

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4 Introduzione. La Sicilia col suo retaggio di miti, di leggende e di storia esercita da sempre un enorme fascino nell'immaginario collettivo. «Ipotecata dalla letteratura, dal mito, dalla leggenda» la definisce Consolo. 1 Fin dai tempi della Magna Grecia viene fuori il ritratto di una terra remota e antica, di natura bella e generosa, ma talora foriera di caos e di minaccia. Anticamente abitata da figure leggendarie, l'isola fu preda di coloni, grazie alla sua importante posizione. Era infatti, l'isola (la più grande del Mediterraneo) al centro delle rotte commerciali più importanti dell'antichità. Le più grandi popolazioni del passato si stanziarono in questa terra: greci, fenici, romani, ostrogoti, bizantini, arabi e normanni, solo per citarne alcuni. Questi popoli lasciarono segni evidenti del loro passaggio non solo nella storia dell'isola ma anche nei linguaggi e nei costumi del popolo siciliano, nonché nelle vestigia e nell'architettura delle città colonizzate. Ancora oggi Palermo, seppure città moderna, conserva il suo carattere arabo. Nonostante le innumerevoli dominazioni, la Sicilia, più che assoggettarsi ai dominatori, sembra essersi piegata al volere della natura. Una natura archetipica quella dell'isola, nutrice e matrigna al tempo stesso. Non a caso signora di questa terra è la divinità molteplice Demetra / Persefone / Kore, dea delle messi ma anche signora degli inferi, 2 madre feconda e portatrice di morte. L'Etna, sorgente di lava, mise più volte a repentaglio la vita degli abitanti, a causa delle eruzioni e dei terremoti disastrosi, ponendosi quale punizione divina per un popolo animato da passioni smodate e irrazionali. Tuttavia con i siciliani, il vulcano sembra intrattenere un dialogo interiore ininterrotto: sembra quasi alimentare l'Etna, con il suo fuoco, l'animo impetuoso di questo popolo. Afferma Atanasio Mozzillo 3 : «È trasposta nell'uomo la stessa dicotomia del territorio». 1 V. C ONSOLO, L'Idea della Sicilia in AA.VV:, La Sicilia dei grandi viaggiatori, a cura di F. Paloscia, Edizioni Abete, Roma, 1988, p. XIII 2 Sull'equivalenza Demetra – Persefone si veda K. KERENYI, Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, trad. it. A. Brelich, Boringhieri, Torino, 1983 3 A. MOZZILLO, Le ragioni dell'immaginario. Mito e percezione della realtà nei viaggiatori stranieri in Sicilia tra Cinquecento e Settecento in AA.VV., La Sicilia dei grandi viaggiatori, op. cit. p.1

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Andreina Litrico Contatta »

Composta da 177 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1963 click dal 02/02/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.