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La traduction italienne d'Astérix: à la recherche d'une possible équivalence

Informazioni tesi

  Autore: Giorgia Nardin
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Corso: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Relatore: Geneviève Henrot
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

Fin dall’antichità la fumettistica fa parte dell’universo culturale della nostra società. Questa forma di espressione nacque negli Stati Uniti, ma fu in Europa che ebbe la sua massima espansione, sin dalla prima metà del 19° secolo. La comunicazione attraverso il fumetto è un fenomeno di massa poiché tutti i lettori possono comprenderne le storie, grazie all’efficacia comunicativa dell’immagine. La mia tesi s’ispira principalmente al vero e proprio fenomeno culturale e editoriale presente nella fumettistica francese degli anni sessanta: Asterix. Ideato da A. Uderzo, in collaborazione con R. Goscinny, è arrivato al successo grazie al proprio carattere comico, caratterizzato da nomi fittizi, giochi di parole e ripetizioni. Questo humour ha creato molte difficoltà ai traduttori che si sono interfacciati con il lavoro di transposizione ad altre culture. Nel mio lavoro ho voluto analizzare il modo in cui questi elementi umoristici presenti nella versione francese sono stati riportati nella versione italiana. In alcuni casi, il traduttore ha proposto una perfetta equivalenza, in altri casi il traduttore è dovuto ricorrere ad una totale ricreazione

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3 INTRODUCTION « Le comique n’existe pas au delà des limites de ce qui est étroitemnet humain ; avec le pouvoir du discours, le cadeau mathématique, le pouce passionnant, la capacité de créer des instruments, le comique est une caractéristique spécifique de l’humanité. » [Bergson, 1940] 1 La théorie de Bergson sur le « rire » soutient que de même que les phénomènes de l’esprit ne se présentent pas en succession spatio- temporelle linéaire, basée sur la répétition et sur la prévisibilité, mais plutôt sur la nouveauté, sur la divergence de la série, ainsi le comique, qui selon Bergson est propre seulement à l’homme, naît de la distraction. Le comique « de situation » et le comique « de mot » sont provoqués par une « distraction » qui se matérialise dans la plaisanterie, dans l’échange linguistique et dans le jeu de mots. Selon Sareil, il faut bien constater que le rire et le comique résistent à tout essai d’explication d’ensemble et se moquent de tous ceux qui croient en avoir déterminé les causes. En outre, il affirme que si l’on demande ce que c’est le comique, la seule réponse à laquelle chacun de nous puisse entièrement souscrire est « ce qui fait rire » 2 . Cela signifie que, dans l’appréciation du comique, la subjectivité et l’opinion individuelle entrent en jeu ; il est impossible de le fixer précisément, de le délimiter, d’en énumérer les caractéristiques. Le comique n’a pas son propre territoire. Lié aux règles socio-culturelles de la communauté qui l’exprime, le comique est aussi étroitement enchaîné avec la langue dans laquelle il se présente ; il vit dans de précises limites spatio-temporelles. Cela explique le fait que le comique est un produit très difficile ou impossible à exporter : ce qui fait rire à Londre n’a pas nécessairement le même effet à Paris. Les coordonnées socio-culturelles dans lesquelles le comique se manifeste, outre sa concrète réalisation linguistique, en marquent la particularité locale et temporelle. Le terme « paralittérature » est utilisé pour indiquer un ensemble de genres littéraires qui comprend le roman populaire ou d’amusement, le 1 In W. NASH. The language of humour: [style and technique in comic discourse], 1985. London, New York: Longman, p. 3. 2 E. BANFI. 6 lezioni sul linguaggio comico, 1995. Trento: Dipartimento di scienze filologiche e storiche, p. 13-20.

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