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Le pari opportunità - Misure delle regioni e degli enti locali

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Spadaro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Guido Corso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

‘Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” recita l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei Diritti Umani, ma per garantire pari dignità e diritti a tutti gli esseri umani è necessario riconoscerne le differenze e rispettarle.
Ritengo che non si possa affrontare un tema complesso e delicato come quello delle pari opportunità tra uomo e donna senza la giusta consapevolezza di quali siano le linee di fondo tracciate dalla prima delle nostre fonti legislative e di come esse abbiano conseguentemente ispirato e plasmato tutta la produzione normativa successiva.
In questo lavoro si è ritenuto di approfondire proprio l’aspetto di promozione e partecipazione regionale e locale, al consolidarsi del principio di pari opportunità, senza tralasciare l’importanza e l’influenza che la normativa nazionale e comunitaria indubbiamente esercita su questa materia.
Nel nostro ordinamento giuridico, accanto allo Stato, esistono infatti altri enti pubblici territoriali: le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano dotati di autonomia legislativa e amministrativa; le Province e i Comuni dotati di autonomia regolamentare e amministrativa. Tutti inoltre hanno autonomia statutaria.
Con la legge Costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001 viene riformata la parte della Costituzione riguardante il sistema delle Autonomie locali e dei rapporti con lo Stato. La riforma comporta la revisione degli articoli 114-133 della Carta Costituzionale. Attraverso la conferma di alcuni articoli, l’abrogazione di altri e la modifica di altri ancora , viene cambiato in profondità l’ordinamento istituzionale della Repubblica. Sono da mettere in evidenza: la nuova struttura istituzionale, la ripartizione della potestà legislativa e amministrativa, lo schema di finanziamento e i rapporti finanziari tra enti, la possibilità di forme di autonomia differenziata per le Regioni a statuto ordinario, l’abrogazione dei controlli preventivi sugli atti delle Regioni. La riforma del Titolo V della seconda parte della Costituzione è stata approvata in un momento in cui la tradizionale struttura centralistica della nostra Repubblica veniva sottoposta a rilevanti cambiamenti con significativi provvedimenti di decentramento di funzioni amministrative.
Come si può notare, ci si trova, quindi, in presenza di un nuovo assetto di poteri e di funzioni, di una nuova governance, appunto, che sta portando ad un riequilibrio tra i diversi soggetti istituzionali coinvolti; riequilibrio che, per essere effettivo ed efficace, necessita di momenti e sedi operative finalizzati a favorire intese ed accordi tra i diversi livelli di governo.
Il rafforzamento della dimensione, per così dire, repubblicana dell’ordinamento complessivo, pone in termini del tutto nuovi anche la riconsiderazione dei compiti essenziali posti a fondamento del nostro assetto costituzionale, a partire da quello di garantire un’eguaglianza non solo formale ma anche sostanziale dei cittadini.
Alla luce delle sommarie considerazioni sin qui svolte, anche il tema delle politiche di genere sembra si debba collocare in una prospettiva rinnovata. Il rafforzamento dei poteri legislativi ed amministrativi di Stato, Regioni ed Enti locali, incidenti in campi sempre più ampi e rilevanti, porta infatti a dover ripensare nel suo complesso i modelli di azione pubblica volti a perseguire obiettivi di eguaglianza e di soddisfazione dei diritti sociali.
Le politiche delle pari opportunità rientrano, ovviamente, nel quadro generale di revisione degli assetti istituzionali, che incidono in maniera sostanziale sugli strumenti innovativi di “governance”, cioè sui modelli di governo della società e dell’economia in stretta connessione con i processi di decentramento e di territorializzazione delle politiche di sviluppo e di coesione sociale. L’individuazione delle specifiche competenze Stato-Regioni in materia di pari opportunità e di politiche di genere appare comunque ancora non del tutto definita.
E’ proprio la rilevanza del contesto locale, nel disegnare i termini in cui le donne rappresentano una risorsa per lo sviluppo, a suggerire che la dimensione locale rappresenta una risorsa per le pari opportunità. In primo luogo, infatti, le politiche di pari opportunità hanno maggiore probabilità di rispondere alla domanda di intervento quanto più sono progettate e implementate con il contributo della popolazione che ne esprime il bisogno. In secondo luogo, la dimensione locale agevola il processo di integrazione delle politiche che caratterizza l’essenza del mainstreaming di genere.
Infine, le politiche di pari opportunità promosse a livello locale hanno maggiori possibilità di coinvolgere gli attori rilevanti (autorità locali, imprese, parti sociali, popolazione).

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5 Introduzione “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” recita l‟articolo 1 della Dichiarazione universale dei Diritti Umani, ma per garantire pari dignità e diritti a tutti gli esseri umani è necessario riconoscerne le differenze e rispettarle. Sono stati il movimento delle donne e il pensiero femminista a mostrare invece come i fondamenti stessi della cittadinanza contraddicessero in realtà questo principio, perché implicavano una fondamentale asimmetria tra uomini e donne. La figura apparentemente neutra del "cittadino" come individuo libero è in realtà fondata su un modello maschile: agli uomini è associata la sfera pubblica della politica e del lavoro, mentre le donne sono associate alla sfera privata della cura. Nell'accesso alla cittadinanza1 le donne hanno dunque dovuto scontare il confronto con questa norma maschile, rispetto alla quale possono conformarsi o distinguersi per differenza, ma che rappresenta pur sempre l'implicito standard 2. 1 La parola „Cittadinanza è usata in molti modi: essa può indicare sia le relazioni tra i cittadini e lo stato che le relazioni tra i cittadini medesimi. Può riferirsi ai diritti ma può anche indicare i doveri, le azioni, le virtù e le opinioni che derivano dai rapporti su indicati. Sulla cittadinanza si distinguono quattro idee: una comunitaria che pone l‟accento sulla partecipazione sociale al servizio del bene comune; una civico-repubblicana, risalente ad Aristotele e Machiavelli, che indica 2 Rapporto di ricerca “La promozione delle pari opportunità per i diversi orientamenti sessuali: spazi di azione per gli enti locali”, a cura di Chiara Bertone, Dicembre 2005.

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