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La disciplina delle mansioni superiori nel pubblico impiego

Negli ultimi decenni, l’evoluzione della natura del rapporto di lavoro pubblico è maturata nel segno della progressiva, quanto auspicata, unificazione delle regole tra lavoro privato e pubblico. In aderenza a questa nuova visione, il legislatore ha profondamente modificato il precedente assetto normativo, contraddistinto dalla diretta applicabilità al pubblico impiego solo di alcune previsioni normative riguardanti diritti individuali di libertà del lavoratore (tutela della salute e della integrità fisica e psichica, diritti sindacali, divieto di discriminazione, salvaguardia della dignità e libertà del lavoratore).
Oggi, invece, la disciplina del pubblico impiego si identifica quasi totalmente con le regole di diritto comune, ad eccezione di quelle materie per le quali il legislatore ha ritenuto di dover adottare una regolamentazione speciale.
Tra queste rientra la disciplina delle mansioni, ancora mantenuta dal d.lgs. 165 del 2001, che si conferma uno degli elementi di maggiore distacco tra pubblico impiego e lavoro privato.
La spiegazione delle ragioni poste alla base di tali differenze ed i principi a cui il legislatore si è ispirato per addivenire ad una scelta legislativa difforme per regolamentare le mansioni nel settore pubblico, troveranno spazio nel primo capitolo, che cercherà più in generale di fornire una visione, il più ampia possibile, della disciplina applicabile ai dipendenti pubblici in materia di mansioni.
Nei capitoli successivi ci si soffermerà, in particolare, sul tema delle mansioni superiori, oggetto della presente trattazione.
Il secondo capitolo analizzerà il caso di adibizione legittima del dipendente pubblico a mansioni superiori, e cioè avvenuta con i presupposti e nei casi previsti dal legislatore. Il terzo capitolo, invece, si riferirà allo svolgimento effettivo delle mansioni superiori, avvenuto al di fuori delle ipotesi legali. In quest’ ultima parte, sarà interessante osservare i diversi orientamenti della giurisprudenza in tema di retribuibilità delle mansioni superiori svolte di fatto, prima della privatizzazione del pubblico impiego.

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1INTRODUZIONE Negli ultimi decenni, l’evoluzione della natura del rapporto di lavoro pubblico è maturata nel segno della progressiva, quanto auspica- ta, unificazione delle regole tra lavoro privato e pubblico. In aderenza a questa nuova visione, il legislatore ha profondamente modificato il pre- cedente assetto normativo, contraddistinto dalla diretta applicabilità al pubblico impiego solo di alcune previsioni normative riguardanti diritti individuali di libertà del lavoratore (tutela della salute e della integrità fisica e psichica, diritti sindacali, divieto di discriminazione, salvaguar- dia della dignità e libertà del lavoratore). Oggi, invece, la disciplina del pubblico impiego si identifica quasi totalmente con le regole di diritto comune, ad eccezione di quelle materie per le quali il legislatore ha ritenuto di dover adottare una rego- lamentazione speciale. Tra queste rientra la disciplina delle mansioni, ancora mantenuta dal d.lgs. 165 del 2001, che si conferma uno degli elementi di maggiore distacco tra pubblico impiego e lavoro privato. La spiegazione delle ragioni poste alla base di tali differenze ed i principi a cui il legislatore si è ispirato per addivenire ad una scelta le- gislativa difforme per regolamentare le mansioni nel settore pubblico, troveranno spazio nel primo capitolo, che cercherà più in generale di

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Marco Magnano Contatta »

Composta da 73 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.