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Comportamenti disadattivi e autolesionismo

Informazioni tesi

  Autore: Maria Urbano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Psicologia delle relazioni educative
  Relatore: Giuseppa Filippello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

Generalmente è più facile parlare di comportamenti disadattivi, comportamenti problema e stereotipie in quanto problematiche relative a soggetti con handicap. Quando però si va a parlare di giovani “normali”, dall’interesse si passa al disprezzo; eppure la musica, come anche la cinematografia, spesso trattano questa tematica. A partire dai comportamenti disadattavi si può notare come anch’essi all’interno delle due categorie includono comportamenti autolesivi. Attraverso una breve rassegna dei principali contributi della ricerca scientifica sull’argomento, ho cercato di introdurre la definizione dell’autolesionismo continuando con i falsi miti, che spesso l’accostano al suicidio o alla convinzione che le ferite rappresentino sempre tentativi per attrarre l’attenzione altrui, fino ad arrivare alla sua genealogia.
Fin dall’antichità sono note diverse forme di automutilazioni che assumono i più svariati valori a seconda delle civiltà d’origine e soprattutto del contesto in cui queste nascono e si sviluppano non più solo come un comportamento disadattivo, ma come veri e propri rituali ben accetti dalla comunità e che anzi entrano a far parte della cultura di quel popolo. Basti pensare ai Riti d’Iniziazione (infibulazione, circoncisione, decorazione del corpo attraverso scarificazione nelle tribù africane, etc.), la mortificazione delle carni fra i Santi, le amputazioni descritte nella Bibbia, i rituali nelle popolazioni Maya e così via.
Solitamente gli adulti preferiscono credere il bambino non si autolesioni e che certi eventi siano accidentali, per questo diventa difficoltoso reperire informazioni e dati inerenti l’argomento; mentre per quanto riguarda l’adolescenza spesso si riconduce a stati di rabbia, bassa autostima, reazione all’abbandono, difficoltà nel controllo dell’impulso. Ed essendo il soggetto più grande, il genitore (o chi per lui) è più propenso ad associare certi eventi ad episodi di autolesionismo.
Il comportamento autolesivo può inoltre manifestarsi in comorbilità con altri disturbi.
Nel caso dell’autolesionismo maggiore gli atti autolesivi, drastici e gravi, possono fungere da sintomo ausiliare di patologie come: psicosi, transessualismo, Sindrome di Van Gogh, intossicazioni alcoliche acute.
Nel caso dell’autolesionismo stereotipato si manifesta in disturbi quali: autismo, ritardo mentale, Sindrome di Gilles de La Tourette, Sindrome di Lesch-Nyhan, Sindrome di Cornelia de Lange.
Nel caso dell’autolesionismo superficiale moderato si manifesta in comorbilità con: Disturbo Borderline di Personalità, Disturbo Istrionico di Personalità, Disturbo Post-Traumatico da Stress, Schizofrenia.
Particolarmente importante diventa la condotta autolesiva all’interno degli Istituti Penitenziari, che negli anni ha registrato un notevole aumento.
Il comportamento autolesivo ha il duplice effetto di distogliere l’attenzione dalla sofferenza mentale e di ottenere una reazione da parte di un ambiente asettico e spersonalizzato. Il servizio che consente l’intervento psicologico in carcere fu predisposto e descritto all’interno della circolare Amato N. 3233/5683.
Le origini di questo comportamento sono molte, ma quella che sembra la causa più comune è costituita dall’abuso sessuale definito anche “assassinio dell’anima”. L'automutilazione permette a chi ha vissuto degli abusi di reclamare il proprio corpo.
Dopo aver trattato l’autolesionismo nelle sue varie forme, si è ritenuto indispensabile inserire anche le terapie adottate con questo tipo di soggetti, che generalmente prevedono un trattamento farmacologico seguito da sedute psicoterapeutiche.
Infine, cercare dei casi originali di cui parlare nella mia tesi è stata una scelta naturale, proprio per poter dare un contributo personale ed una dimensione maggiormente reale a ciò che ho scelto di trattare in questa tesi.

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3 INTRODUZIONE L’idea di questa tesi, su comportamenti disadattivi ed autolesionismo, nasce dalla constatazione che questi fenomeni complessi sono in continua espansione, ma poco conosciuti. Generalmente è più facile parlare di comportamenti disadattivi, comportamenti problema e stereotipie in quanto problematiche relative a soggetti con handicap. Quando però si va a parlare di giovani “normali”, dall’interesse si passa al disprezzo; eppure la musica, come anche la cinematografia, spesso trattano questa tematica. Un esempio per quanto riguarda la musica potrebbero essere canzoni come “Iris” dei Goo Goo Dolls, che tutti abbiamo ascoltato almeno una volta nella vita, o canzoni dei Subsonica come “Incantevole” o ancora “Breakin’ The Habits” dei Linkin Park, “Ballata Per La Mia Piccola Iena” degli Afterhours, “Sangue su Sangue” di Francesco De Gregori e così via, mentre per quanto riguarda la cinematografia abbiamo film come “H2Odio” di Infascelli, “Thirteen” di Catherine Hardwicke e “Ragazze interrotte” di James Mangold. A partire dai comportamenti disadattavi si può notare come anch’essi all’interno delle due categorie includono comportamenti autolesivi. Attraverso una breve rassegna dei principali contributi della ricerca scientifica sull’argomento, ho cercato di introdurre la definizione dell’autolesionismo continuando con i falsi miti, che spesso l’accostano al suicidio o alla convinzione che le ferite rappresentino sempre tentativi per attrarre l’attenzione altrui, fino ad arrivare alla sua genealogia. Fin dall’antichità sono note diverse forme di automutilazioni che assumono i più svariati valori a seconda delle civiltà d’origine e soprattutto del contesto in cui queste nascono e si sviluppano non più solo come un comportamento disadattivo, ma come veri e propri rituali ben accetti dalla comunità e che anzi entrano a far parte della cultura di quel popolo. Basti pensare ai Riti d’Iniziazione (infibulazione, circoncisione, decorazione del corpo attraverso scarificazione nelle tribù africane, etc.), la mortificazione delle carni fra i Santi, le amputazioni descritte nella Bibbia, i rituali nelle popolazioni Maya e così via. Solitamente gli adulti preferiscono credere il bambino non si autolesioni e che certi eventi siano accidentali, per questo diventa difficoltoso reperire informazioni e dati inerenti l’argomento; mentre per quanto riguarda l’adolescenza spesso si riconduce a stati di

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Parole chiave

autolesionismo
autolesionismo in carcere
comportamenti disadattivi

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