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Qualità del lavoro ed organizzazione: per un'analisi del fenomeno mobbing

Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Greppi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Federico Chicchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 290

Questo lavoro si propone di analizzare il fenomeno mobbing alla luce delle recenti trasformazioni oggettive e soggettive del lavoro nel passaggio dalla società fordista alla società post-fordista e del concetto di qualità del lavoro in tutte le sue componenti. Mentre nella nuova società post-fordista e della conoscenza si esaltano i concetti di qualità del lavoro e di benessere organizzativo, emerge il mobbing come malessere nella società del “benessere”. Vengono analizzati il problema definitorio del terrore psicologico nei luoghi di lavoro, le differenti tipologie di azioni mobbizzanti e di mobbing ed i processi dinamici individuati dai maggiori studiosi (Heinz Leymann ed Harald Ege). Particolare spazio è lasciato al dibattito eziologico che vede quattro approcci distinti, disposizionale, psicosociale, situazionale e multicausale, ed allo studio delle soluzioni interventive sia a livello individuale che organizzativo. Viene effettuato un excursus sull'approccio giuridico in Italia e negli altri Stati dell'Unione Europea; infine, vengono esposti i risultati di una ricerca qualitativa di sfondo, condotta su un insieme di riferimento empirico di 16 persone che hanno subito o pensano di avere subito mobbing, volta ad indagare le tre dimensioni affrontate nell'analisi teorica, ovvero:
• dimensione definitoria, ossia studio della percezione da parte dei soggetti del fenomeno mobbing;
• dimensione eziologica, ossia valutazione di quale approccio sia il più idoneo a leggere questa realtà;
• dimensione delle risposte e dei servizi, ossia analisi delle strategie di fronteggiamento da parte dei soggetti in riferimento al supporto costituito dai gruppi sociali primari e da enti istituzionali quali il sindacato.

Metodologia seguita: analisi della letteratura esistente (libri e siti web); preparazione e somministrazione di interviste semi-strutturate, con analisi dei contenuti ed interpretazione dei risultati.

Principali risultati raggiunti: non esiste una definizione univoca di mobbing, il dibattito definitorio è ancora aperto. L'approccio nel dibattito eziologico che mi sembra più idoneo a leggere la realtà è quello multicausale che vede il concorso simultaneo di personalità, gruppi, fattori organizzativi e sociali nella genesi di processi di mobbing. La strategia di fronteggiamento più efficace è sicuramente quella di prevenzione aspecifica primaria tesa a mantenere il benessere organizzativo. Per quanto riguarda la ricerca di sfondo, le principali risultanze sono: da parte dei soggetti, il mobbing è un concetto dai contorni “sfumati” che va a contenere anche forme di malessere lavorativo non propriamente configurabili come mobbing; l'approccio multicausale è quello più idoneo ed esaustivo nel comprendere la realtà delle vessazioni psicologiche nei luoghi di lavoro. I soggetti beneficiano di un forte supporto a livello dei gruppi primari e non vedono con fiducia il ruolo del sindacato nella società post-fordista.

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1 PREFAZIONE. Noi abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato a vivere come fratelli. Martin Luther King Lo scopo di questo lavoro muove dall'interesse che è emerso in me ultimamente verso quella che è una vera e propria malattia sociale della società contemporanea: il mobbing. Il mobbing, terribile mostro che come un fenomeno tumorale può intaccare qualsiasi organizzazione produttiva provocando una pericolosa degenerazione dei suoi tessuti, è un fenomeno che acquista sempre più eco nel dibattito giornalistico e scientifico. Tanto però si è abusato e si sta abusando di questo termine nei mass-media, nei discorsi della gente comune, si è creato addirittura un effetto “moda”; si sono intensificati studi ed analisi sull'argomento. Si può certo dire che si è raggiunto un buon livello di conoscenza generale del fenomeno, c'è consapevolezza diffusa delle gravi conseguenze fisiche, psicologiche e sociali per le vittime, e si comincia ad avere più coscienza anche dei pesanti costi per le aziende, lo Stato ed il sistema sociale. Secondo le stime dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel 1998 il numero totale dei mobbizzati sul lavoro a livello europeo superava i 12 milioni, pari quindi quasi al nove per cento dei lavoratori; l'Ispsel (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul lavoro) del Ministero della Sanità parla di un 4% di lavoratori mobbizzati: una vera massa di soggetti molto volte “invisibili” che urlano a gran voce il proprio disagio e vive una profonda perdita di senso, individuale e relazionale. L'intento del mio lavoro vuole dunque essere quello di andare ad approfondire questo fenomeno psicosociale cercandolo di analizzare secondo gli strumenti e gli approcci della sociologia del lavoro; intento non facile ed arduo perché leggendo le storie dei soggetti coinvolti si rischia di perdere la necessaria oggettività scientifica davanti alla sofferenza di chi ha vissuto sulla propria pelle traumatiche esperienze sul lavoro.

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