Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Una comparazione degli effetti cognitivi e valutativi delle etichette denigratorie e categoriali

Questa ricerca si propone di comparare i diversi effetti a livello cognitivo e valutativo delle etichette denigratorie e di quelle categoriali, utilizzando la tecnica del priming semantico.
Nel primo capitolo viene fatta una rapida introduzione teorica su categorizzazione, stereotipi e pregiudizio e vengono definite le caratteristiche delle etichette denigratorie. Viene anche fatta una rassegna dei diversi studi condotti sull’impatto delle etichette denigratorie, mettendo in luce i loro limiti.
Il secondo capitolo descrive la ricerca sperimentale condotta su un campione di 80 studenti dell’Università di Padova. Tale ricerca si articola in tre fasi: compito di decisione lessicale, compito di impressione e questionario finale. I primi due compiti utilizzano il metodo del priming semantico ed ognuno è suddiviso in tre condizioni sperimentali, ovvero utilizzando come prime un’etichetta categoriale (gay, omosessuale), un’etichetta denigratoria (frocio, culattone) oppure un’etichetta di valenza esclusivamente negativa (stronzo, coglione). Sempre nel secondo capitolo, viene descritto il pretest che è stato effettuato per costruire il compito di impressione.
Le ipotesi di ricerca del compito di decisione lessicale prendono in considerazione tre tipi di effetti: prime x rilevanza, prime x valenza e prime x rilevanza x valenza, mentre il compito di impressione e parte del questionario hanno lo scopo di valutare come il prime influenzi il grado di omogeneità percepito, il ricordo e l’elaborazione di un’informazione.
L’ampia descrizione dei risultati può essere sintetizzata in due considerazioni: la prima è che i prime denigratori sembrano funzionare allo stesso modo dei prime parolaccia, mentre la seconda è che la valutazione negativa del target è dovuta alla valenza negativa delle etichette denigratorie piuttosto che alla loro capacità di attivare la parte negativa dello stereotipo.

Mostra/Nascondi contenuto.
5 CAPITOLO PRIMO MODELLI TEORICI DI RIFERIMENTO 1.1. Categorizzazione e stereotipi La realt fisica e sociale viene organizzata e sem plificata dall essere umano attraverso una serie di processi cognitivi, uno di questi Ł la categorizzazione. Categorizzare uno stimolo significa inserirlo in un sistema di categorie e sottocategorie sulla base delle caratteristiche che ha in comune con il prototipo categoriale. Categorizzare consente di dare un nome, di fornire un etichetta allo stimolo, e quindi di recuperare ed applicare a tale stimolo le informazioni associate alla categoria a cui appartiene. Sebbene questo modo di organizzare le informazioni presenti diversi vantaggi, quali ad esempio il rispetto del principio di economia cognitiva e la possibilit di inserire in una rete di conoscenze un oggetto mai incontrato prima, tuttavia pu dare luogo a molti errori di valutazione sia in campo fisico che sociale. Secondo Tajfel gli stereotipi nascono dal processo di categorizzazione , in base al principio secondo cui vengono accentuate le somiglianze all interno della stessa categoria e le differenze tra le categorie messe a confronto. Se poi chi giudica fa parte di una delle

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Silvia Girolamo Contatta »

Composta da 57 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1079 click dal 09/02/2010.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.