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I fatti del 1956 e la sinistra italiana

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Bianchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Pier Luigi Ballini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 298

L’anno 1956 racchiuse in sè il succedersi di una serie di eventi interni ed internazionali di grande importanza per la sinistra italiana, che rivelarono le aspirazioni individuali e collettive, le ambiguità, le contraddizioni, lo smarrimento, la delusione ed i limiti nei comportamenti dei leader di partito, dei dirigenti, degli intellettuali e dei militanti di sinistra. Il lavoro che segue è un tentativo di ricostruzione e di sintesi, attraverso la descrizione dei fatti, del dibattito che si originò all’interno della sinistra italiana in quell’anno. Furono mesi intensi, che posero soprattutto la questione comunista al centro dell’attenzione internazionale : il ’56 fu in primo luogo l’anno del XX Congresso del PCUS (che si tenne a Mosca nel febbraio), del “rapporto segreto” di Kruscev (che fu reso noto al pubblico mondiale soltanto nel giugno) e di tutto quello che ne seguì con le drammatiche crisi dell’autunno in Polonia ed in Ungheria. Alla caduta del mito di Stalin ed agli interrogativi che si affacciarono sulla natura del regime sovietico, seguirono altri eventi non meno traumatici, che investirono altri paesi del blocco socialista: in Polonia la crisi che si aprì in giugno con l’insurrezione degli operai di Poznan, trovò una soluzione nell’ottobre con l’ascesa al potere di Gomulka, mentre in Ungheria, le manifestazioni popolari si trasformarono in scontri sanguinosi che furono placati solamente con l’intervento dei carri armati sovietici A distogliere l’attenzione del mondo dai fatti ungheresi e dai problemi del mondo comunista fu l’attacco di Francia, Gran Bretagna ed Israele all’Egitto in seguito alla decisione di Nasser di nazionalizzare il Canale di Suez.Il 1956 fu dunque prevalentemente un anno di crisi politica internazionale, che nella sua accezione più ampia comprese una crisi nella ideologia, nell’economia, nella diplomazia e nella strategia militare. In Italia, le ripercussioni di questi importanti avvenimenti, animarono il dibattito politico e culturale e segnarono profondamente il rapporto tra i partiti della sinistra italiana. All’interno del PCI, l’atteggiamento di cautela e di reticenza di Togliatti si protrasse dal febbraio al giugno ’56, quando la pubblicazione del “rapporto segreto” lo spinse a formulare una analisi sui “crimini” di Stalin e sul "culto della personalità”. Il dibattito si aprì in modo profondo, soprattutto nel mondo intellettuale e studentesco di sinistra. Fu proprio da loro che Togliatti e la dirigenza comunista ricevettero le critiche più dure per i giudizi e le posizioni del partito rispetto al XX Congresso, al “rapporto segreto”, ai fatti polacchi ed ungheresi. I rapporti tra il PCI ed il PSI si andarono progressivamente deteriorando con il passare dei mesi (e soprattutto degli avvenimenti), raggiungendo il “punto di rottura” con i fatti ungheresi. Mentre il PCI giudicò l’intervento sovietico come una “dolorosa necessità”, per respingere il “putsch controrivoluzionario” che era in atto in Ungheria, i socialisti condannarono apertamente l’atteggiamento sovietico. Nel quadro di una possibile riunificazione socialista, i contatti tra PSI e PSDI si caratterizzarono durante tutto l’anno da continui riavvicinamenti e brusche rotture, raggiungendo le più ottimistiche speranze di una veloce riunificazione con l’incontro di Pralognan tra Nenni e Saragat. All’interno del PSI, la corrente autonomista, spingeva da diversi anni per una maggiore autonomia nei confronti del PCI, nella direzione dell’apertura a sinistra e della riunificazione con il PSDI ; nel PSDI invece, la corrente di sinistra chiedeva la fine della politica governativa con la DC ed una veloce riunificazione con il PSI. Gli avvenimenti internazionali (XX Congresso del PCUS, “rapporto segreto” di Kruscev, fatti polacchi ed ungheresi), chiedevano in qualche misura ai leader dei partiti politici della sinistra italiana di anticipare delle rotture e di portare delle revisioni alle linee politiche dei loro partiti : riuscirono a cogliere in pieno l’esatta portata e le conseguenze possibili degli eventi del 1956 ? Il PCI, il PSI ed il PSDI si aprirono, sotto la spinta degli avvenimenti, a delle radicali trasformazioni, o rimasero ancorati alle loro posizioni del decennio precedente? E’ attraverso la ripresentazione dei fatti del 1956 e del dibattito che originarono nella sinistra italiana, che questo lavoro cerca di dare qualche risposta a queste domande, attraverso i giudizi e le posizioni che i protagonisti espressero negli editoriali dei quotidiani, negli articoli delle riviste, in testimonianze, documenti e studi.

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III Introduzione L’anno 1956 racchiuse in sé il succedersi di una serie di eventi interni ed internazionali di grande importanza per la sinistra italiana, che rivelarono le aspirazioni individuali e collettive, le ambiguità, le contraddizioni, lo smarrimento, la delusione ed i limiti nei comportamenti dei leader di partito, dei dirigenti, degli intellettuali e dei militanti di sinistra. Il lavoro che segue è un tentativo di ricostruzione e di sintesi, attraverso la descrizione dei fatti, del dibattito che si originò all’interno della sinistra italiana in quell’anno. Furono mesi intensi, che posero soprattutto la questione comunista al centro dell’attenzione internazionale : il ’56 fu in primo luogo l’anno del XX Congresso del PCUS (che si tenne a Mosca nel febbraio), del “rapporto segreto” di Kruscev (che fu reso noto al pubblico mondiale soltanto nel giugno) e di tutto quello che ne seguì con le drammatiche crisi dell’autunno in Polonia ed in Ungheria. Il Congresso di Mosca rappresentò una svolta importante per il movimento operaio ed il mondo politico in generale : era il Congresso della “sconfessione” di Stalin, della legittimità delle diverse “vie

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