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Le buone pratiche della sostenibilità: turismo responsabile

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Scaringi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Paola Bonora
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 179

Viaggiare oggi non ha più solo il significato di una volta, vale a dire bisogno individuale, oggi sempre di più l’accezione si è ampliata acquisendo i caratteri di un bisogno collettivo non più solo di scoperta, di conoscenza, di incontro ma soprattutto di divertimento, occupazione del tempo libero, vacanza, ecc.
Proprio questa dicotomia per alcuni versi contraddittoria è stata la molla che mi ha indotto a voler approfondire la problematica che oggi può essere racchiusa in una sola parola : Turismo.
L’obiettivo che ho cercato di raggiungere è quello di comprendere quanto il turismo sostenibile e in particolare quello responsabile, possa essere considerato una realtà concreta, un’alternativa valida contro l’intensificazione dello sviluppo turistico attuale che tiene conto del profitto e degli interessi del marketing e del business. Il turismo è un fenomeno molto complesso dal momento che può essere studiato da diverse angolature: dalla sociologia all’economia, dall’antropologia alla geografia.
La tesi si rivolge in particolare al territorio. Il turismo moderno si caratterizza come movimento di massa e consumo degli spazi, dà vita a dei processi di deterritorializzazione e riterritorializzazione, movimento che vede coinvolti non solo il territorio ma anche la popolazione che vive su di esso. Da qui si evince come dal territorio sia stato doveroso passare agli aspetti sociali. La forte disuguaglianza che il fenomeno turistico fa emergere tra i paesi del nord e quelli del sud e le forti potenzialità stesse che ha il turismo portano a considerarlo come un valido strumento per dei cambiamenti significativi, come quello di perseguire l’approccio della sostenibilità. Si tratta di invertire una visione consolidatasi nel tempo, si tratta di non considerare il turismo solo come un fatto economico, ma di vedere la sostenibilità come strumento per contenere i danni all’ambiente e far sì che ci sia una maggiore valorizzazione turistica del territorio.
Il problema sorge nel momento in cui una pianificazione turistica non tiene conto delle peculiarità del territorio e quindi provoca degli scompensi al territorio stesso. Le conseguenze negative si traducono in termini di impatto economico, socio - culturale e ambientale. Lo sviluppo turistico attuale ha apportato dei cambiamenti all’interno delle società e delle culture di molte popolazioni, soprattutto indigene, andando ad intaccare il loro sistema di valori, gli stili di vita collettivi e le cerimonie tradizionali. Per alcuni gruppi possono essere considerati dei benefici come per altri, invece, possono essere percepiti in modo negativo. Anche qui dipende da come il turismo viene praticato e da come si sviluppa, sarebbe auspicabile un maggior coinvolgimento e partecipazione da parte dei nativi. Altrimenti, il turismo, invece di essere incontro fra culture, e quindi strumento di pace, si presenta come miccia per innescare nuove guerre di classe.
Nell’ultima parte affronto il turismo responsabile in tutte le sue parti: dall’Associazione Italiana Turismo Responsabile e dei suoi soci agli attori del viaggio responsabile, ossia i viaggiatori e le organizzazioni, fino a descrivere come avviene la pianificazione di un viaggio responsabile. Sulla base della consapevolezza di una nuova responsabilità nei confronti dell’ecosistema, ecco che i principi della sostenibilità inevitabilmente comprendono anche quelli della responsabilità.
Ho considerato il lavoro svolto dalle organizzazioni non governative nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, che agiscono soprattutto nei Paesi nel Sud del mondo, dove vengono affrontati temi quali lo sviluppo delle economie locali, la tutela ambientale e il rispetto di donne e bambini. Un modello di turismo che segua i principi della sostenibilità e responsabilità appare essere un potenziale strumento contro la lotta alla povertà di questi paesi.
Infine, ho trattato più direttamente dei viaggi di conoscenza, ossia delle esperienze culturali organizzate usualmente in luoghi dove c’è o c’è stato un conflitto o in luoghi significativi da un punto di vista storico o ambientale. A questo proposito ho raccontato la mia esperienza in uno di questi viaggi: destinazione Bosnia, in particolare Sarajevo. In questo modo ho potuto vivere un’esperienza diretta riguardo a uno spaccato di ciò che ho trattato nella tesi, un’esperienza dalla quale ho acquisito una visione più approfondita dell’argomento; un’esperienza “culturale” forte che mi ha fatto riflettere, meditare ed oserei dire, un’esperienza che ha dato “un senso” o meglio un senso nuovo alla mia vita.
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INTRODUZIONE Viaggiare, metafora della vita, è stato da sempre una passione che ha accomunato gli uomini di ogni parte della terra, uomini che in maniera diversa hanno cercato di soddisfare il bisogno di valicare il “limite”, di scoprire, di capire…di conoscere…una passione che in maniera letteraria è stata definita “ulissismo” e che in qualche modo in maniera dirompente è entrata a far parte della mia vita. Ma viaggiare oggi non ha più solo il significato di una volta, vale a dire bisogno individuale, oggi sempre di più l’accezione si è ampliata acquisendo i caratteri di un bisogno collettivo non più solo di scoperta, di conoscenza, di incontro ma soprattutto di divertimento, occupazione del tempo libero, vacanza, ecc. Proprio questa dicotomia per alcuni versi contraddittoria è stata la molla che mi ha indotto a voler approfondire la problematica che oggi può essere racchiusa in una sola parola : Turismo. Viaggiare è quasi una necessità che fa ormai parte della mia vita, quindi negli anni mi sono appassionata alla geografia, alla letteratura di viaggi e appena ho potuto sono partita alla scoperta di nuovi luoghi e di nuove conoscenze. Forse da qui sono cominciate le mie considerazioni o riflessioni sul turismo, essendo molto affezionata a questo mondo, pur non avendone mai fatto parte in toto: non sono mai stata in villaggi turistici o crociere, non sono mai partita organizzata …ma di storie ne ho sentite e lette nelle riviste troppo spesso patinate di viaggi e poi mi è capitato anche di leggere del turismo responsabile, di questa nuova maniera di considerare il turismo e soprattutto di praticarlo. La tesi mi è sembrata una buona occasione per approfondire l’argomento: capire se il turismo responsabile rappresenta un’alternativa o se effettivamente può essere una soluzione efficace in termini di sostenibilità e apportare cambiamenti radicali negli stili attuali. Ho iniziato a scrivere con molte domande e dubbi: esiste un reale rischio per i luoghi dove c’è una maggiore affluenza turistica?.. qual è il punto di vista degli ospitanti?… il turismo responsabile è un’alternativa reale e applicabile? L’obiettivo che ho cercato di raggiungere è quello di comprendere quanto il turismo sostenibile e in particolare quello responsabile, possa essere considerato una realtà concreta, un’alternativa valida contro l’intensificazione dello sviluppo 1

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