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La visione scientifica

Informazioni tesi

  Autore: Bruno Corzino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Fabio  Bevilacqua
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

Nel presente lavoro ci proponiamo di mettere in luce alcuni interessanti legami tra la visione scientifica del mondo e quella dei monoteismi.
Durante questa ricerca ci spingeremo alle origini della visione scientifica, cercando di investigare in che misura questa sia debitrice nei confronti della visione del mondo monoteista.
Il metodo che utilizzeremo sarà quello del confronto con visioni del mondo diverse da quella scientifica e la messa in luce del valore emotivo e psicologico di alcune tematiche ed alcuni concetti che costituiscono tale visione del mondo.
Questo basandoci sulle riflessioni sulla filosofia e sulla storia della scienza compiute da molti studiosi da punti di vista molto vari.
Innanzi tutto dobbiamo distinguere tra tre diverse visioni della scienza: 1) quella degli epistemologi; 2) quella degli scienziati: 3) quella della gente comune.
Esiste una vasta discrepanza tra la prima e le altre due.
Queste ultime, infatti, appaiono spesso legate ad una forma di realismo ingenuo che ritiene la scienza una visione del mondo neutra, la quale si limita a rispecchiare “i fatti”.
Questo mentre da tempo nel campo della filosofia della scienza è largamente accettata l’idea che si tratti di una visione del mondo parziale e non “oggettiva”.
Una grande lacuna della visione che la gente comune ha della scienza è per l’appunto quella di ritenerla diversa da altre visioni del mondo (e quindi più valida) perché oggettiva, ovvero priva di presupposti metafisici.
A fronte di questa concezione della gente comune l’epistemologia contemporanea riconosce la componente metafisica ed irrazionale della scienza: Karl Raimund Popper ne La logica della scoperta scientifica esprime così la constatazione della mancanza di fondamenti razionali della scienza: «Dunque la base empirica delle scienze oggettive non ha in sé nulla di "assoluto". La scienza non posa su un solido strato di roccia. L’ardita struttura delle sue teorie si eleva, per così dire, sopra una palude. È come un edificio costruito su palafitte. Le palafitte vengono conficcate dall’alto, giù nella palude: ma non in una base naturale o «data»; e il fatto che desistiamo dai nostri tentativi di conficcare più a fondo le palafitte non significa che abbiamo trovato un terreno solido. Semplicemente, ci fermiamo quando siamo soddisfatti e riteniamo che almeno per il momento i sostegni siano abbastanza stabili da sorreggere la struttura.».
Per il sentire comune la scienza nasce come liberazione dai fondamenti metafisici.
Tuttavia ora sappiamo che mentre la cultura popolare vede nella scienza una dottrina opposta ai dogmi metafisici ed irrazionali ed appare ferma ad una visione oggettivata del mondo newtoniano, la ricerca epistemologica ci ha mostrato che essa stessa è dotata di presupposti altrettanto irrazionali e metafisici delle dottrine a cui si oppone tradizionalmente in virtù di questa sua presunta diversità.
Senza contare che il progresso scientifico stesso ha oltrepassato il modello newtoniano a cui gran parte della cultura scientifica popolare appare ferma.
Questo mostrando da sé come molte componenti accettate come postulati razionali fossero essi stessi dei dogmi metafisici.

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3 Introduzione Nel presente lavoro ci proponiamo di mettere in luce alcuni interessanti legami tra la visione scientifica del mondo e quella dei monoteismi. Durante questa ricerca ci spingeremo alle origini della visione scientifica, cercando di investigare in che misura questa sia debitrice nei confronti della visione del mondo monoteista. Il metodo che utilizzeremo sarà quello del confronto con visioni del mondo diverse da quella scientifica 1 e la messa in luce del valore emotivo e psicologico di alcune tematiche ed alcuni concetti che costituiscono tale visione del mondo. 2 Questo basandoci sulle riflessioni sulla filosofia e sulla storia della scienza compiute da molti studiosi da punti di vista molto vari. Innanzi tutto dobbiamo distinguere tra tre diverse visioni della scienza: 1) quella degli epistemologi; 2) quella degli scienziati: 3) quella della gente comune. Esiste una vasta discrepanza tra la prima e le altre due. Queste ultime, infatti, appaiono spesso legate ad una forma di realismo ingenuo che ritiene la scienza una visione del mondo neutra, la quale si limita a rispecchiare “i fatti”. 1 Il metodo che useremo, dunque, sarà quello del confronto, perché solo così è possibile scoprire i fondamenti della visione nella quale si vive che non sono in alcun modo ricavabili per analisi. Utilizzeremo altresì il metodo della controinduzione come inteso da Feyerabend , cioè utilizzeremo teorie e fatti che contraddicano tale paradigma per svelare le interpretazioni naturali (di cui parleremo più estesamente in seguito) che a volte traggono in inganno. 2 Gli stessi termini che utilizziamo per indicare realtà quali «scienza» «ragione» «superstizione», lungi dall’indicare in maniera neutra le realtà che vogliamo comunicare sono intrisi di connotazioni emotive che ne alterano totalmente il significato. Questa realtà è stata sottolineata dallo psicologo C.K. Olsen, La misura del significato che ha messo a punto un metodo detto «differenziale semantico» col quale vengono rilevate le connotazioni affettive e culturali date ad un termine. Dunque solo essendo consapevoli di essere influenzati da queste connotazioni affettive dei termini usati bisogna accingersi alla lettura di questo saggio. Le resistenze emotive che sono presenti quando si parla male della ragione (qualcosa di luminoso, chiaro, limpido e benefico) sono molto forti, come quando si difende la superstizione (qualcosa di buio, oscuro, confuso e spregevole). Solo con la consapevolezza di questa «consistenza emotiva» dei termini ci si può accingere ad accogliere connotazioni diverse per gli stessi, come cercheremo di fare in questo saggio. Se non si è disposti ad accettare una tale contaminazione si rimarrà imprigionati nella propria visione senza avere alcuna possibilità di guardare la stessa realtà da un punto di vista diverso ed ampliare così le proprie vedute, ma ci si consumerà in critiche sterili rimanendo prigionieri all’interno delle proprie associazioni emotive acquisite.

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