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La risonanza magnetica della mammella e le sue prospettive future

Informazioni tesi

  Autore: Soleil Bonagemma
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia
  Relatore: Adriano Corsi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

La risonanza magnetica al suo esordio non aveva destato molto successo a causa del primo titolo con cui fù identificata, infatti era stata nominata RMN (risonanza magnetica nucleare), sicché le persone memori della bomba atomica nucleare associavano al termine “nucleare” qualcosa di nocivo e assolutamente pericoloso.
Tuttavia dopo le sue prime applicazioni cliniche sugli esseri umani, avvenute nella prima metà degli anni '80, il suo nome venne modificato in Risonanza Magnetica.
Negli anni questa tecnica d'esame è andata sempre più sviluppandosi accorciando di molto i tempi d'acquisizione grazie allo sviluppo di sequenze sempre più veloci e mirate per le varie componenti dell'organismo.
Ai giorni nostri la risonanza mammaria sta prendendo sempre più piede grazie al suo incessante sviluppo che ha portato alla creazione di sequenze mirate per la mammella, alla costruzione di bobine dedicate per lo studio di entrambi i seni contemporaneamente e alla possibilità di eseguire biopsie RM guidate per le lesioni non visibili con altre metodiche.
È proprio sullo sviluppo di nuove sequenze che si stanno concentrando tutti gli sforzi per aumentare l'applicazione della risonanza in ambito senologico.
Infatti l'utilizzo della spettroscopia e della diffusione potrebbero aumentare l'efficacia e l'efficienza di questa tecnica in quanto i dati ricavati grazie a queste due sequenze andrebbero a completare quelli già raccolti con una RM mammaria di routine che si limita alo studio della mammella con e senza mezzo di contrasto paramagnetico.
Inoltre non bisogna pensare che in queste due sequenze il tempo di durata e il costo dell'esame siano eccessivi. Infatti i tempi d'acquisizione per entrambe le sequenze sono piuttosto brevi, considerando che non va variata la posizione della paziente durante tutto l'esame, ed inoltre non necessitano dell'utilizzo del mezzo di contrasto o di altre componenti aggiuntive così da non avere alcun costo aggiuntivo.
Tuttavia vi sono ancora dei problemi aperti, soprattutto per la spettroscopia, che sono la messa a punto di sequenze in grado di ottenere spettri con sufficiente rapporto segnale/rumore anche per lesioni di ridotte dimensioni, la standardizzazione del post processing, la definizione di soglie discriminanti per la differenziazione tra lesioni maligne e benigne, la quantificazione assoluta del contenuto di Cholina per g. di tessuto sano. Quando ci saranno mappe mammarie dei composti contenenti colina, nuove vie saranno aperte e potremmo realmente verificare la sensibilità della tecnica in modo indipendente dall'imaging. Verosimilmente la differenza la faranno gli alti campi (3-4T).
Alla luce di quanto detto possiamo affermare che abbiamo sempre più mezzi a disposizione per diagnosticare un tumore mammario quanto più precocemente possibile e cambiare il futuro di una donna aiutandola a sopravvivere al meglio al nuovo male del secolo.

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1. INTRODUZIONE: La mammella e le patologie ad essa collegate, da sempre hanno suscitato numerosi problemi di diagnosi, ma allo stesso tempo hanno contribuito allo sviluppo delle conoscenze sui tumori, sugli aspetti del loro insorgere, invadere, irradiarsi e recidivare. Tentativi secolari di stabilire quadri clinici, di effettuare diagnosi precoce, di valutare effetti terapeutici, hanno riservato alla mammella e alle sue patologie un ruolo ben definito nella storia della medicina. Della patologia mammaria si parla nel più antico documento medico dell'umanità, ossia il papiro egiziano d'EDWIN SMITH (XVII sec a.C.). Nel papiro si trovano ben otto iscrizioni che fanno specifico riferimento alle malattie della mammella. In epoca successiva si deve a Galeno di Pergamo (130-200 d.C.) un importante contributo concernente sia alla diagnosi del cancro della mammella, sia all'approccio terapeutico. Galeno descrive come la mancanza di dolore caratterizzi i tumori rispetto alle forme benigne che invece non sono mai del tutto indolenti. Infine fu il primo medico a cogliere l'importanza della mammella nella psicologia della donna. Con l'esordio del microscopio (XIX sec. d.C.) si passò dalla medicina antica a quella moderna, e si ampliarono gli orizzonti dell'anatomia. È fuori dubbio che lo studio anatomico nel vivente, consentito dalle misteriose radiazioni X scoperte da WILHEM ROETGEN nel 1895, ha rappresentato un impulso eccezionale nella identificazione precoce delle neoplasie profonde. È solo nel 1913 che A. Salomon descrive le prime immagini radiografiche della mammella, ricavate da più di 3000 campioni tra pezzi operatori e materiale autoptico. Salomon gettò quindi le basi di un lavoro poi portato a termine da Warren. Quest'ultimo che può esserne chiamato il padre, approdò alla mammografia casualmente: durante le ricerche intense ad identificare il miglior approccio proiettivo per il peduncolo aortico, osservò che nel decubito obliquo, a braccio alzato la mammella può essere osservata ai raggi . 4

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