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Ritorno al passato: l'influenza delle prime teorie dello sviluppo sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio

L’ 8 settembre 2000, in occasione del Summit del Millennio delle Nazioni Unite, 192 capi di stato e numerosi chief executives delle più importanti organizzazioni internazionali sottoscrivono di comune accordo la risoluzione che debellerà dal mondo la piaga della povertà, della malnutrizione, dell’ignoranza, delle inaccettabili condizioni di vita nelle quali versano più di un miliardo di persone in tutto il globo, il 41% in Africa.
Una data storica? Forse. Perchè la realtà delle crude cifre e dei fatti dipinge il Millennium Project, così verrà ribattezzato qualche anno dopo il piano d’azione per raggiungere gli obiettivi sanciti dalla risoluzione, come ancora lungi dall’essere compiutamente realizzato.
Non è però oggetto di questa tesi la discussione sui risultati finora conquistati attraverso questa ennesima “crociata alla povertà”. Il nostro lavoro verterà piuttosto sui presupposti teorici che hanno condotto alle scelte delle strategie d’azione per raggiungere quei risultati.
Nello specifico, discuteremo dell’ideologia sottostante il Millennium Project, la cui mente è il professor Jeffrey Sachs. Una rockstar dell’economia secondo alcuni, ma che come tutti i personaggi mediaticamente sotto i riflettori ha subìto e continua a subire raffiche di critiche, precisazioni, opposizioni alle volte decisamente calzanti.
Leggendo il suo lavoro – manifesto, “La fine della povertà”, non si può non rimanere affascinati dalla eloquente ed appassionata retorica, dal fermo convincimento che debellare i mali che affliggono il mondo sia alla portata di questa generazione, con l’impegno dei Paesi “privilegiati” e dei loro capi di governo in primis.
I concetti su cui verte la disamina di Sachs, però, non appaiono del tutto originali o innovativi: si parla di “trappole della povertà”, di “circolo vizioso”, di “big push”, di “scalare il primo gradino”. Teorie che richiamano i primi pionieristici contributi alle teorie dello sviluppo, risalenti ad ormai sessanta anni orsono, ed a nomi del calibro del premio Nobel per l’economia Gunnar Myrdal, Paul Rosenstein – Rodan, Ragnar Nurske, e Walt Rostow.
Sarebbe però riduttivo circoscrivere l’apporto di Sachs alla sola riproposizione di teorie vetuste, ancorché valide. L’economista americano ha cercato di andare oltre, elaborando un suo approccio innovativo alle teorie dello sviluppo che ha ribattezzato “economia clinica”, per il quale pare abbia preso ispirazione dalla moglie, medico pediatra.
Il nostro lavoro si propone pertanto di esaminare in chiave comparativa, alla luce di alcuni “classici” della teoria dello sviluppo economico, quanto Jeffrey Sachs espone nei suoi lavori più recenti. Vuole altresì comprendere i punti di convergenza e le differenze tra quei classici sopra menzionati e le loro rielaborazioni contemporanee, per capire se si tratta di un ritorno al passato, o un “upgrade”.
Il problema sembra puramente sul piano teorico, ma ha enormi ripercussioni pratiche. Non bisogna infatti dimenticare che è proprio sulle idee di Sachs che si basa il Millennium Project, e con esso il fiume di miliardi di dollari che annualmente si riversa sulle anemiche casse dei Paesi in via di sviluppo.
Il nostro lavoro si articolerà quindi come segue. Nel primo capitolo introdurremo Jeffrey Sachs attraverso alcune note biografiche, ripercorrendo le tappe salienti della sua formazione economica ed ideologica. Approfondiremo quindi gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, mettendone in luce l’impianto teorico, le ripercussioni pratiche e le principali criticità.
Nel secondo capitolo svilupperemo l’analisi comparativa vera e propria, suddividendola in singole teorie: del circolo vizioso e della trappola della povertà, teoria del big push, degli stadi di sviluppo economico e della modernizzazione; nel terzo analizzeremo anche l’economia clinica, fissandone gli assunti chiave e cercando, anche in questo caso, riscontri con le teorie del passato.
A corollario della trattazione teorica esporremo nel quarto capitolo un innovativo approccio pratico allo sviluppo economico, una sorta di “esperimento sociale” nel quale l’effettiva fattibilità degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio viene testata praticamente: i “Millennium Villages”, altra invenzione di Jeffrey Sachs sostenuta dall’apporto economico della Millennium Promise.
Non ci soffermeremo invece, se non marginalmente e in modo funzionale al discorso principale, sugli effettivi risultati raggiunti al 2010 dagli Obiettivi. Su questo sono già stati spesi fiumi di inchiostro, e non sarà difficile per chi vuole approfondire il tema trovare report ufficiali e non in tutti i siti internet delle varie organizzazioni coinvolte.

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Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Roberto Dessì Contatta »

Composta da 112 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1267 click dal 02/03/2010.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.