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Profili del diritto di resistenza nella storia della filosofia del diritto

Informazioni tesi

  Autore: Angelo Capaccio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Ulderico Pomarici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

Introduzione

L’obiettivo che vogliono perseguire le seguenti pagine è quello di realizzare una breve analisi sul diritto di resistenza ; la tesi che si andrà a sviluppare e dimostrare in questo lavoro è che il diritto di resistenza non è un fattore di disgregazione, bensì di conservazione dell'ordinamento giuridico ed inoltre si proporrà una breve ricostruzione sulle ipotesi di pensabilità del diritto di resistenza in ordine al fenomeno della costituzionalizzazione dei diritti.
Si cercherà ,inoltre, di definire il concetto di diritto di resistenza (impresa ardua) ,dopo aver fatto un breve excursus storico necessario per individuare le radici ed il significato di quanto si vuole dimostrare e si analizzeranno le norme più importanti che, nel vigente ordinamento giuridico, sono riconducibili al diritto di resistenza.
Successivamente lo studio riguarderà l'eventuale fondamento costituzionale del diritto di resistenza (in relazione soprattutto al principio della sovranità popolare) con riferimento anche agli atti dell'Assemblea Costituente .
Nel descrivere il processo di istituzionalizzazione verrà analizzato il passaggio da un diritto naturale di resistenza a un diritto positivo di resistenza, soffermandoci su alcuni profili critici di questo passaggio.
Nel prosieguo del lavoro ,usando le parole di Cerri, si vedrà che "i principi supremi del sistema”, la cui violazione giustifica la resistenza, sono poi in definitiva quelli contenuti nei primi tre articoli della Costituzione: il principio di una democrazia fondata sul lavoro, i diritti inviolabili dell'uomo, l'uguaglianza formale e quella sostanziale ; la violazione di questi principi deve essere tale da non trovar rimedio nei normali strumenti di tutela giurisdizionale e nei normali controlli per giustificare l’esercizio della resistenza .
Il tema principale è ,quindi, la resistenza al potere e se e quando questa possa assumere la connotazione di un diritto ; resistenza vuol dire il venire meno parziale o totale dell’obbligo di obbedienza . La linea interpretativa che verrà adottata sarà quella che la nascita e lo sviluppo dello stato costituzionale di diritto abbia portato ad una trasformazione del diritto di resistenza inteso non più come diritto del singolo o di un gruppo di resistere al potere, bensi come meccanismo istituzionale volto alla protezione del sistema giuridico.
Si arriverà poi ad affermare che il diritto di resistenza è sostanzialmente (ma soprattutto implicitamente) accolto dalla nostra Costituzione in quanto rappresenta un estrinsecazione del principio della sovranità popolare sancita dall’art. 1 della Costituzione. In pratica quando il governo , pur istaurandosi legalmente (con le elezioni) ,agisce al di fuori della propria legittimazione (che deriva dalla sovranità popolare espressa con le elezioni) , i cittadini , che sono gli effettivi titolari della sovranità, possono, anzi devono, attivarsi appunto con la resistenza per ripristinare la legalità violata. Se non fosse consentito ai cittadini di ricorrere alla resistenza, quale estremo rimedio per ripristinare la legalità violata, il principio della sovranità popolare sarebbe di fatto privo di significato . Pertanto, la resistenza dei cittadini si rivelerà uno strumento fondamentale, seppure eccezionale, di garanzia dell’ordinamento costituzionale, anche se non è espressamente stabilita.
Verrà inoltre data molta importanza all'apparizione del costituzionalismo democratico che risulterà un parametro valido, oggettivo ed universale per la determinazione della legittimità etico-politica delle forme di resistenza al potere pubblico per motivi di giustizia.
Ciò, in realtà, si deve al fatto che con la nascita della Costituzione democratica si ottiene la giuridificazione del diritto di resistenza contro le ingiustizie del potere pubblico illegittimo .
Questa costituzionalizzazione del diritto di resistenza non implicherà tuttavia, la sparizione della resistenza legittima contro il potere pubblico (una prova di ciò è l'esistenza delle modalità di diritto di resistenza che andremo ad analizzare), ma implicherà l'impossibilità di portare a termine ,in forma legittima, una resistenza contro i principi di giustizia che basano l'ordinamento giuridico-costituzionale poiché in un stato costituzionale-democratico sia la funzione di garanzia del diritto sia il fondamento della legittimità per sviluppare tale funzione risiedono nella Costituzione democratica e nei principi di giustizia che la caratterizzano e sono riconoscibili nella stessa.


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Introduzione L’obiettivo che vogliono perseguire le pagine seguenti è quello di realizzare una breve analisi sul diritto di resistenza ; la tesi che si andrà a sviluppare in questo lavoro è che il diritto di resistenza non è un fattore di disgregazione, bensì di conservazione dell'ordinamento giuridico ed inoltre si proporrà una breve ricostruzione sulle ipotesi di pensabilità del diritto di resistenza in ordine al fenomeno della costituzionalizzazione dei diritti. Si cercherà ,inoltre, di definire il concetto di diritto di resistenza (impresa ardua) ,dopo aver fatto un breve excursus storico necessario per individuare le radici ed il significato di quanto si vuole dimostrare e si analizzeranno le norme più importanti che, nel vigente ordinamento giuridico, sono riconducibili al diritto di resistenza . Successivamente , lo studio riguarderà l'eventuale fondamento costituzionale del diritto di resistenza (in relazione soprattutto al principio della sovranità popolare) con riferimento anche agli atti dell'Assemblea Costituente ; nel descrivere il processo di istituzionalizzazione verrà analizzato il passaggio da un diritto 1

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diritto di resistenza
filosofia del diritto
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