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Alla riscoperta dei territori del Medio Brenta. Percorsi di turismo sostenibile

Informazioni tesi

  Autore: Laura Caron
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze del turismo
  Relatore: Maria Luisa Gazerro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

La Regione Veneto è una terra ricchissima d’acqua, dove essa si presenta in una grande varietà di forme: l’acqua salmastra della laguna, quella dolce delle risorgive e quella vitale e talvolta irruenta dei fiumi che attraversano tutta la pianura.
Nel cuore del si snoda il fiume Brenta che, nato nella Provincia di Trento, scorre incassato tra i monti della Valsugana e nel Canale di Brenta, per giungere poi in pianura dove ingloba in sé le acque di risorgiva raccolte tra l’alta e la bassa pianura, per andare infine a sfociare a sud di Venezia. Il territorio che costeggia le sue rive è stato assiduamente lavorato dall’uomo, che l’ha bonificato, vi ha costruito rogge ed impiantato attività artigianali ed industriali; nonostante ciò il rapporto uomo-Brenta nel corso dei secoli ha sempre mantenuto un certo equilibrio. La Repubblica di Venezia è stata maestra in questo, poiché ha sempre posto sotto tutela non solo la laguna e i fiumi principali, ma l’intero territorio ad essi relativo. Questa integrazione vecchia di secoli è ora fortemente in pericolo a causa dalle attività industriali sviluppatesi nella seconda metà del Novecento, che corrodono le rive del Brenta e ne avvelenano le acque. Senza tener conto che le veloci trasformazioni a cui è soggetta la società d’oggi sono del tutto incompatibili con i ritmi della natura che, per modificarsi e ripristinare l’equilibrio, impiega decine e a volte centinaia d’anni. In particolare il territorio del medio Brenta, sul quale intende focalizzarsi questo elaborato, è stato oggetto di gravi devastazioni che in molte parti hanno stravolto il paesaggio esistente. La forte antropizzazione delle aree circostanti il fiume e i numerosi impianti di escavazione che sono stati aperti lungo l’alveo hanno creato problemi di non facile soluzione (abbassamento dell’alveo, inquinamento delle falde..). Ciò nonostante le tracce del legame che un tempo univa le attività dell’uomo e le caratteristiche naturali dell’ambiente in cui egli viveva, permangono ancora in alcune aree, lungo le rive e nell’immediato entroterra. Queste appaiono a noi uomini del XXI secolo non solamente come testimonianze delle popolazioni che ci hanno preceduto, ma assumono un forte valore simbolico in quanto testimonianze del nostro passato e incarnazioni di una memoria collettiva che non possiamo permetterci di perdere. L’imperativo è quindi la tutela, che non deve però essere semplicemente un’attività legislativa volta a mantenere immobile ciò che è rimasto, ma dev’essere prima di tutto una riscoperta di quei valori perchè non è possibile tutelare al meglio una cosa che non si conosce. Il desiderio e la necessità di conservare e rispettare questi luoghi dev’essere parte di ogni persona che li abiti o li vada a visitare.
In questo ci può aiutare il turismo sostenibile, un nuovo modo di fare turismo che rispetta le ricchezze del luogo con il quale si entra in contatto. Il termine, nato negli anni Novanta del secolo scorso, nel suo significato più ampio comprende la salvaguardia non solamente dell’equilibrio ambientale, ma anche della popolazione locale e delle tradizioni che ne fanno parte. Applicato al medio Brenta esso vuol dire protezione dell’ambiente e delle ricchezze naturalistiche ma anche di tutte quelle pratiche tradizionali che sono ancora in uso: i prati stabili, l’irrigazione per scorrimento, la fruizione ricreativa del fiume, la balneazione fluviale ecc...
Un turismo di questo tipo permette molteplici ‘modi di vivere il territorio’: il turismo equestre, il cicloturismo, le escursioni a piedi o con la canoa, ma anche con i pattini o lo skateboard. Tutte pratiche includono in sé spostamenti non inquinanti, con una salutare attività fisica che di questi tempi non può che far bene all’interno di una vita che si caratterizza sempre più all’insegna della sedentarietà.
Dopo essere venuta a conoscenza di tutto ciò ed abitando in questi luoghi, ho pensato di proporre degli itinerari ciclabili nell’immediato entroterra del medio Brenta, che facessero riscoprire ai Padovani le loro origini e le ricchezze del territorio in cui vivono. Inoltre, essi possono costituire un valido ed insolito approccio a quanti desiderano conoscere la Regione Veneto e hanno piacere di farlo attraverso un inusuale punto di vista .
Ho ideato degli itinerari il più possibile lontano dalle zone soggette a traffico motorizzato; per questa ragione ho escluso di proposito il transito sui ponti di collegamento tra le sponde del Brenta, andando ad individuare due itinerari: quello destra Brenta e quello sinistra Brenta. Ho però ritenuto utile segnalare le strade per congiungerli in modo da rendere possibile percorsi più brevi a chi lo desideri. Sono contenute, inoltre, indicazioni su bed and breakfast e agriturismi della zona, così da poter rendere questo elaborato direttamente spendibile sul territorio, magari in sella ad una bicicletta, in una giornata di primavera.

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INTRODUZIONE La Regione Veneto è una terra ricchissima d’acqua, dove essa si presenta in una grande varietà di forme: l’acqua salmastra della laguna, quella dolce delle risorgive e quella vitale e talvolta irruenta dei fiumi che attraversano tutta la pianura. Nel cuore del si snoda il fiume Brenta che, nato nella Provincia di Trento, scorre incassato tra i monti della Valsugana e nel Canale di Brenta, per giungere poi in pianura dove ingloba in sé le acque di risorgiva raccolte tra l’alta e la bassa pianura, per andare infine a sfociare a sud di Venezia. Il territorio che costeggia le sue rive è stato assiduamente lavorato dall’uomo, che l’ha bonificato, vi ha costruito rogge ed impiantato attività artigianali ed industriali; nonostante ciò il rapporto uomo-Brenta nel corso dei secoli ha sempre mantenuto un certo equilibrio. La Repubblica di Venezia è stata maestra in questo, poiché ha sempre posto sotto tutela non solo la laguna e i fiumi principali, ma l’intero territorio ad essi relativo. Questa integrazione vecchia di secoli è ora fortemente in pericolo a causa dalle attività industriali sviluppatesi nella seconda metà del Novecento, che corrodono le rive del Brenta e ne avvelenano le acque. Senza tener conto che le veloci trasformazioni a cui è soggetta la società d’oggi sono del tutto incompatibili con i ritmi della natura che, per modificarsi e ripristinare l’equilibrio, impiega decine e a volte centinaia d’anni. In particolare il territorio del medio Brenta, sul quale intende focalizzarsi questo elaborato, è stato oggetto di gravi devastazioni che in molte parti hanno stravolto il paesaggio esistente. La forte antropizzazione delle aree circostanti il fiume e i numerosi impianti di escavazione che sono stati aperti lungo l’alveo hanno creato problemi di non facile soluzione (abbassamento dell’alveo, inquinamento delle falde..). Ciò nonostante le tracce del legame che un tempo univa le attività dell’uomo e le caratteristiche naturali dell’ambiente in cui egli viveva, permangono ancora in alcune aree, lungo le rive e nell’immediato entroterra. Queste appaiono a noi uomini del XXI secolo non solamente come testimonianze delle popolazioni che ci hanno preceduto, ma assumono un forte valore simbolico in quanto testimonianze del nostro passato e incarnazioni di una memoria collettiva che non possiamo permetterci di perdere. L’imperativo è quindi la tutela, che non deve però essere semplicemente un’attività legislativa volta a mantenere immobile ciò che è rimasto, ma dev’essere prima di tutto una riscoperta di quei valori perchè non è possibile tutelare al meglio una cosa che non si conosce. Il desiderio e la necessità di conservare e rispettare questi luoghi dev’essere parte di ogni persona che li abiti o li vada a visitare. 6

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