Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il cloze test nell'insegnamento dell'inglese alla scuola secondaria di primo grado

Il lavoro presentato in questa tesina prende l’avvio da una riflessione riguardo alla positività delle teorie e delle valutazioni sulla procedura cloze facilmente riscontrabili nella saggistica di didattica delle lingue straniere. Essa viene infatti spesso descritta come attività linguistica integrativa ed ottimo strumento di valutazione, di facile preparazione ed in grado di dare, secondo alcune ricerche, “dati che collocano gli allievi nella stessa successione di merito che si ottiene attraverso batterie di prove ben più complesse e variate ”. A riprova della generale positività della critica nei confronti di questa procedura vi sono le numerose varianti che sono state elaborate nel corso degli anni e che hanno fatto di essa uno degli strumenti maggiormente analizzati e teorizzati della didattica delle lingue straniere. La prima parte del lavoro sarà quindi dedicata ad un approfondimento teorico sulla natura della procedura cloze e la seconda parte sui contributi che su di essa sono stati dati nel corso degli anni, partendo da W. Taylor, giornalista che per primo descrisse tale tecnica negli anni ‘50, fino ad arrivare ai più recenti articoli reperibili on-line, dell’inizio del 21° secolo.
Essendo chi scrive un’insegnante di lingua inglese alla scuola secondaria di primo grado, la terza fase della mia ricerca si propone di verificare l’uso della tecnica cloze a livelli elementari di conoscenza di una lingua straniera. In particolar modo si procederà all’analisi dell’uso dei cloze test nei libri di testo, in un excursus che va dagli anni ’80 del 20° secolo ad alcuni dei manuali più recenti, quali Smart English – 2007; Team Up in English – 2008; High School Club.net - 2009. L’analisi verterà innanzitutto sulla presenza o meno di tale procedura; in seguito verranno prese in considerazione le tipologie di cloze che vengono proposte, la loro quantità ed il tipo di utilizzo che ne viene fatto, ovvero in quale momento della didattica vengono applicate.
La quarta ed ultima parte del lavoro presentato, infine, sarà di tipo pragmatico. Si dedicherà infatti spazio alla creazione e applicazione di un cloze test su due classi terze della scuola media statale Galilei – Morante di Garbagnate Milanese (MI), composte da alunni di 13/14 anni, di livello A2 di conoscenza della lingua inglese. Attraverso tale applicazione si cercherà di verificare l’effettiva fattibilità di tale test ad un livello elementare di conoscenza della lingua straniera ed il risvolto didattico e motivazionale che tale test può generare in alunni di tale fascia di età. Si partirà dall’idea che tale test, se riguarda argomenti noti agli alunni, può rappresentare uno stimolo positivo per la produzione della L2 anche a livelli di competenza linguistica piuttosto ridotti, grazie alla sfida che esso lancia agli studenti e alla coinvolgente sensazione che dà loro di diventare, seppur in parte, autori del testo stesso.

Con il lavoro si tenterà quindi di dare risposta ai seguenti interrogativi:

- Quali sono le origini del cloze test?
- Quanti e quali tipi di cloze test sono stati elaborati nel corso degli anni?
- È utilizzato il cloze test nella scuola secondaria di primo grado?
- Se sì, con quale frequenza e in quale parte del processo didattico?
- È applicabile il cloze test nella scuola secondaria di primo grado come verifica sommativa alla fine di un percorso scolastico?
- Quali fattori ne influenzano l’affidabilità?
- Quali ne influenzano l’accettabilità da parte degli studenti?

Mostra/Nascondi contenuto.
1. ALLA BASE DEL CLOZE TEST: FONDAMENTI TEORICI 1.1 Taylor e la psicologia della gestalt Di cloze test (o cloze procedure) parlò per la prima volta il giornalista Wilson Taylor, il quale, nel 1953, lo descrisse come un metodo di misurazione della leggibilità (readability) dei testi. L’esercizio che lui descrisse consisteva nel riprodurre la parte mancante di un messaggio linguistico (che poteva essere di qualsiasi tipo) inserendo in esso le parole mancanti. L’analisi della parte inserita poi dava origine alla valutazione dell’effettiva leggibilità o meno del testo. Nell’elaborazione di tale procedura, Taylor partì dalle teorie e dagli esercizi proposti dalla psicologia della forma (gestalt), che si svilupparono a Berlino negli anni ’20. Secondo questi studi, la percezione non deriva dai singoli elementi con cui entra in contatto il soggetto, ma dalla strutturazione di questi elementi in una forma, in un insieme organizzato, che si struttura spontaneamente nel campo di esperienza del soggetto ogni volta che gli elementi incontrati presentano determinate caratteristiche. In base a queste teorie, gli psicologi della forma elaborarono alcune leggi, chiamate “leggi della gestalt” ed elencate da Max Wertheimer nel 1923. Attraverso le leggi si codificano le modalità secondo le quali si costituiscono le forme. Ad esempio, secondo la legge della vicinanza gli elementi vengono percepiti come uniti se la distanza tra loro, nello spazio e nel tempo, è ridotta; la legge della somiglianza enuncia invece come gli elementi vengano percepiti uniti se sono simili tra loro; con la legge del destino comune si dice che gli elementi che hanno un movimento solidale tra di loro, e differente da quello degli altri elementi, vengono uniti in forme; o ancora, la legge della continuità di direzione, secondo la quale una serie di elementi posti uno di seguito all’altro, vengono uniti in forme in base alla loro continuità di direzione; o la legge della chiusura (closure), secondo la quale le linee che formano figure chiuse tendono ad essere percepite come unità formali; o infine, la legge dell’esperienza passata, per la quale elementi che per la nostra esperienza passata sono abitualmente associati tra di loro tendono ad essere uniti in forme. Per meglio chiarire il concetto espresso dalle leggi, gli psicologi della forma proponevano anche delle rappresentazioni grafiche per ciascuna legge, e partivano poi da queste rappresentazioni per elaborare test da sottoporre a diversi soggetti nelle loro ricerche. Di seguito vengono riportate alcune rappresentazioni grafiche delle leggi illustrate sopra, con in calce ad ogni legge la propria enunciazione teorica. 4

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Caterina Ziliani Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1711 click dal 09/03/2010.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:
×